Casella di testo: Santuario Diocesano dell’ Eucaristia
Monastero del Sacro Cuore - Via Trento 27 - Vigevano  (PV)

Casella di testo: Ordine Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento

 

 

 

 

 

 

LA CHIESA IN RETE

 

Comprendere e conoscere" ed "educare e accompagnare". Sono questi i "due compiti" che mons. Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, ha affidato ai partecipanti al convegno nazionale, promosso dall'Ufficio per le comunicazioni sociali e dal Servizio informatico della Cei, sul tema "Chiesa in rete 2.0", che si è svolto a Roma il 19 e 20 gennaio. "L'esigenza della competenza - ha spiegato mons. Crociata - è di primaria grandezza".

 

LA CHIESA IN RETE. DAI PRETI SU FACEBOOK ALLE PARROCCHIE ON LINE

"Comprendere e conoscere" ed "educare e accompagnare". Sono questi i "due compiti" che mons. Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, ha affidato ai partecipanti al convegno nazionale, promosso dall'Ufficio per le comunicazioni sociali e dal Servizio informatico della Cei, sul tema "Chiesa in rete 2.0", che si è svolto a Roma il 19 e 20 gennaio. "L'esigenza della competenza - ha spiegato mons. Crociata - è di primaria grandezza". Occorre "aggiornarsi in un mondo in costante crescita". Al tempo stesso, ha aggiunto, è necessario "educare e accompagnare nella Chiesa, oltre che nella società tutta, per essere presenti e vivere da credenti" l'esperienza del Web.
A conclusione del convegno, abbiamo rivolto alcune domande a don Domenico Pompili, direttore dell'Ufficio Cei per le comunicazioni sociali.
Quali le conclusioni del convegno sulla "Chiesa in rete 2.0"?
"Una prima conclusione è che non c'è opposizione tra virtuale e reale. Il contrario del virtuale non è il reale ma piuttosto ciò che è attuale. Il virtuale rappresenta dunque una forma potenziale, nel senso che può lievitare fino a stabilire un legame sociale. Questa, dunque, è la prima acquisizione: non bisogna scegliere tra virtuale e reale ma semmai integrare. Sono due esperienze che, in qualche modo, si completano a vicenda; l'importante è che dalle connessioni telematiche si giunga a delle relazioni compiute. A questo dato si aggancia una seconda conclusione: l'individualismo networkizzato (networked individualism, secondo la definizione del sociologo spagnolo Castells) dice che certamente la fruizione quotidiana di Internet è fatta da singoli individui ma paradossalmente questa produce relazioni. L'individualismo può essere superato attraverso una trama di socialità che è propria dei social network, come avviene con Facebook, dove più che lo scambio di semplici contenuti ci s'incontra personalmente. La terza conclusione è che, in ambito ecclesiale, bisogna curare l'identità, ma anche i linguaggi. Ancor prima di navigare occorre avere un'identità precisa e, per questo, riconoscibile. Questo vuol dire utilizzare tutti i linguaggi che la tecnologia oggi offre. La disanima dei siti presenti nelle diverse realtà ha mostrato una ricchezza impressionante di linguaggi. C'è una grande creatività diffusa: attualmente sono in Rete circa 12 mila siti cattolici. Questo dà la misura di quanta ricchezza ci sia".
La Chiesa è presente nel Web con diverse iniziative: quali opportunità o sfide dal cosiddetto Web 2.0, dai social network, dal fenomeno Facebook?
"La Chiesa intende abitare il nuovo territorio virtuale. Nella Rete vogliamo «starci» e non «capitarci». La Rete è una scelta e non semplicemente un caso. Il virtuale rappresenta il luogo dove poter incontrare molte persone, in particolare i giovani. Una recente indagine del Censis attesta che è aumentato enormemente il numero di coloro che, al di sotto dei 35 anni, utilizzano quotidianamente Internet. Prescindere da Internet vorrebbe dire precludersi di dialogare con le generazioni più digitali".
In che modo comunicare in maniera efficace il Vangelo nell'attuale ambiente virtuale?
"Non ci sono delle ricette infallibili. È importante avere una conoscenza dei linguaggi e, dunque, una competenza di ordine linguistico. Ma soprattutto bisogna essere delle persone che fanno della fede un criterio per interpretare la realtà. Quando si combinano competenza linguistica e sensibilità che nasce dalla fede, si ha la possibilità di navigare con disinvoltura nel mondo di Internet".
Quali identità e relazioni per le comunità cristiane nell'era dei social network?
"Le comunità sono impegnate a superare un'idea di sito inteso come semplice vetrina; sono impegnate a costruire dei luoghi di partecipazione in cui ci possa essere uno scambio. Ovviamente basato non su semplici e banali questioni ma su argomenti e domande che attengono al vissuto e alla profondità dell'animo umano".
Come rapportarsi al "pluralismo di voci" che s'incontrano nella "Chiesa in rete"?
"Il pluralismo è a livello linguistico, mentre l'identità deve essere condivisa. Se manca l'identità, si rischia la Babele più che la comunicazione. Occorre, quindi, mettere insieme l'identità, che è data dalla comunanza di prospettiva, e la possibilità di linguaggi diversi, cioè di forme attraverso cui si comunica".
Quali i prossimi appuntamenti in agenda?
"In futuro è prevista una seconda edizione di «Parabole mediatiche». Sarà un appuntamento in cui convergerà tutto il popolo delle comunicazioni sociali e della cultura; non una semplice ri-edizione beninteso, ma una sorta di aggiornamento, tenendo conto che siamo ormai al tempo del Web 2.0. Quasi un'era «geologica» rispetto a soli 7 anni fa".

SACERDOTI E SUORE SU FACEBOOK
Chiesa in rete e religiosi più vicini al mondo del web. Questa una realtà che si sta facendo sempre più attuale e che interessa da vicino acnhe i sacerdoti e le suore della nostra Diocesi. Da tempo esistono infatti alcuni siti internet che permettono di avvicinarsi alla realtà di gruppi religiosi come le suore pianzoline, www.pianzoline.it, che racconta la storia e le missioni della congregazione fondata a Mortara nel 1919 da padre Francesco Pianzola, o l’ordine delle Adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento, sul web all’indirizzo www.adoratriciperpetuevigevano.it. Ma il fenomeno internet si è esteso coinvolgendo realtà ancora diverse e permettendo uno scambio di idee e un modo di comunicare diretto e veloce. Oltre all’ormai consolidato messaggio di posta elettronica, si sta diffondendo l’abitudine di incontrarsi su Facebook, rete di comunicazione fondata da uno studente di Harvard, nel 2004, allo scopo di mantenere vivo il contatto tra gli universitari e diventata vera rete sociale che abbraccia tutti gli utenti di internet. Su Facebook si possono anche incontrare sacerdoti della diocesi: don Luca Pedroli, don Luca Girello, don Matteo Gazzotti, don Marco Torti, don Paolo Ciccotti, don Luca Discacciati, don Paolo Lobiati, don Moreno Locatelli, ma anche alcune religiose come suor Tiziana Conterbia, suor Teresa Colombo, che si occupa costantemente dell’aggiornamento del sito diocesano, e suor Savina Pecorella e due seminaristi Riccardo Campari e Roberto Signorelli. “La scelta di inserirsi in una rete così ampia è personale, ma ha anche un risvolto per il ruolo sociale che si ricopre - ha commentato don Luca Pedroli - Facebook è una rete sociale e un modo semplice di comunicare”. Si trovano anche gruppi di amici che si incontrano in rete accomunati da principi simili: un gruppo su tutti, “gli amici di Claudio Baggini”. M.E.T.

PARROCCHIE ON LINE
La situazione italiana

Il 16% delle 26 mila parrocchie italiane ha un proprio sito, e 7 parrocchie su 10 hanno una connessione ad Internet. È quanto emerge da un'indagine sulle parrocchie italiane su Internet, condotta da Paolo Mancini, docente di sociologia della comunicazione dell'Università di Perugia, e da Rita Marchetti, dottoranda dello stesso ateneo, e commissionata dall'Associazione Webcattolici (www.webcattolici.it).
Nonostante l'età piuttosto elevata dei parroci, che nel 44.9% dei casi ha oltre 60 anni, più del 50% dei parroci utilizza almeno una volta al giorno il computer. Quanto alla dislocazione geografica dei siti parrocchiali, non esistono sproporzioni tra i dati del Nord, del Centro e del Sud: anzi, se rapportati al numero delle parrocchie, in proporzione al Sud ci sono più siti di quanto non accada al Nord. La Chiesa. dunque, rispetto ad Internet è in una posizione avanzata, sia per una opzione di maturità, sia per la consapevolezza di trovarsi di fronte ad uno strumento di comunicazione diverso dagli altri media. Due le tipologie principali dei siti Internet parrocchiali, emerge dalla ricerca: il "sito informativo", di carattere "turistico-identitario", destinato "non ai fedeli ma ai visitatori", dove dominano informazioni su bellezze e ricchezze artistiche e architettoniche della parrocchia, e il "sito comunitario", finalizzato a "costruire una comunità".
Ma come utilizzano i parroci Internet? Questa la domanda che ha fatto da sfondo alle "interviste approfondite" dall'indagine, le quali dimostrano che "Internet permette di superare il limite geografico delle comunità parrocchiali. Il sito parrocchiale anzitutto si rivolge ai vicini: non solo ai parrocchiali, ma anche i vicini culturali, con cui c'è già una comunità di fede. Ci sono poi i parroci che utilizzano Internet "come supporto all'incontro personale, facendo in modo che gli incontri on line non finiscano lì'", e quelli che si servono della rete "come opportunità per iniziare nuove relazioni pastorali, o per consolidare i rapporti già esistenti nella vita off-line".
Dai dati di un'indagine effettuata dal Centro interdisciplinare di ricerche e di servizi sulla comunicazione dell'Università di Pisa, Adriano Fabris, docente di filosofia morale dell'Università di Pisa, ha rilevato che "sono tre, sostanzialmente, i modelli di presenza delle esperienze religiose sul web sperimentati soprattutto fino ad oggi". Il primo, ha detto, è il "modello della vetrina: l'uso di Internet per rendere note le proprie iniziative". Il secondo è il "modello del contatto: l'uso della Rete per tenere in collegamento gli aderenti a una comunità religiosa". Il terzo è il "modello della sacralizzazione del web: adottato per fondare nuovi culti, per lo più costruiti a immagine e somiglianza delle religioni storiche". 

Online nove parrocchie della nostra Diocesi:
Il santuario diocesano, le chiese di San Nazzaro de’ Burgondi, S.Maria Maggiore di Dorno, Fatima e Gesù Divin Lavoratore di Vigevano, Ss. Pietro e Paolo di Cilavegna e il coro, S.Pietro di Pieve Albignola e l’Opera Charitas S. Anna di Garlasco.

Dieci siti diocesani
Sul web si possono trovare i siti relativi a Padre Pianzola, Caritas, suore Pianzoline e Adoratrici perpetue del Ss. Sacramento, Pastorale Giovanile, seminario e oratori di Vigevano e il forum del Gruppo e del Santuario della Madonna delle Bozzole.

17 associazioni online
Molti i movimenti e le associazioni sul web, tra i quali Associazione Cattolica Italiana, Movimento per la vita, Agorà dei giovani italiani, Taizè, Movimento dei Focolari, Acli, Centro Volontari per la sofferenza, Agesci e Anspi.