Casella di testo: Santuario Diocesano dell’ Eucaristia
Monastero del Sacro Cuore - Via Trento 27 - Vigevano  (PV)

Casella di testo: Ordine Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento

 

 

 

 

 

 

beata Maria maddalena dell' incarnazione

san michele

 

 

La devozione a S. Michele Arcangelo

in Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione

Fondatrice dell’Ordine

delle Adoratrici Perpetue del SS.mo Sacramento

 

15

 

 

 

San Michele Arcangelo, infonda in tutti

i fedeli il vero senso della gloria di Dio,

interceda la perseveranza nella fede e

difenda tutti dal nemico infernale.

 

 

 

 

   S Michele.PDF

 

 

 

 

© Federazione delle Adoratrici Perpetue

del SS.mo Sacramento

Anno dell’Eucaristia 2004-2005

 


 

SAN MICHELE NELLA SCRITTURA

 

L’Arcangelo Michele era già considerato dagli Ebrei come il principe degli angeli, protettore del popolo eletto, simbolo della potente assistenza divina nei confronti di Israele. Nell´Antico Testamento appare per tre volte, in particolare nel libro di Daniele (Dn 10, 13.21; 12, 1), dove è stato indicato come il difensore del popolo ebraico e il capo supremo dell’esercito celeste che difende i deboli e i perseguitati. «Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro». (Dn 12, 1) Il suo nome Mika ‘el significa: Chi è come Dio?

Nel Nuovo Testamento, S. Michele Arcangelo è presentato come avversario del demonio, vincitore dell’ultima battaglia contro satana e i suoi sostenitori. Troviamo la descrizione della battaglia e della sua vittoria nel capitolo 12 del libro dell’Apocalisse: «Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli ».

 

 

LE RADICI PAGANE DI SAN MICHELE

 

L’arte sacra ha rappresentato, questo Santo Guerriero così: con le ali, come la Vittoria alata, con un’armatura lucente e una spada e una lancia con le quali sconfiggere il male, Satana che gli appare sottoforma di drago. San Michele viene a volte raffigurato con una bilancia mediante la quale pesa le anime: le più leggere, prive di colpe gravi, vengono destinate al Paradiso, le altre, appesantite dal peccato, all’inferno. Taluni ravvisano nelle caratteristiche di questo Arcangelo le medesime del dio pagano Mercurio, nome latino del dio greco Ermes, che nacque da una relazione tra Giove e Maja, in un cavità del monte Cillenio. Egli principalmente era il messaggero degli dei con il compito di diffondere il volere di tutte le divinità, per questo i suoi calzari erano alati come il suo cappello. Aveva anche il Caduceo, simbolo del potere e della conoscenza. Era inoltre uno «psicopompo» con il compito di accompagnare le anime dei trapassati verso il loro ultimo viaggio e, all’occorrenza, riportarli in vita. Questo nume proteggeva il sonno e i sogni, lo si invocava non solo per avere una buona morte, ma anche un buon riposo. Tra le tante peculiarità di Mercurio vi erano anche quelle di aiutare i commerci leciti ed illeciti e di proteggere ladri, bari e malfattori in genere. Lo si invocava anche quando si intendeva intraprendere un lungo viaggio come nume tutelare dei viandanti; per questo motivo si ponevano agli incroci di vie principali gli «erme», delle pietre quadrate, con la sommità a forma di testa, oppure due pietre poste una contro l’altra. Ermes veniva invocato anche dagli atleti dagli oratori e dagli uomini di grande ingegno. Nonostante questa divinità pagana abbia degli elementi in comune con San Michele, capo delle milizie celesti è tuttavia vano cercare in queste leggende su San Michele e sul suo presunto antesignano qualche fondo di verità; una cosa è certa: la devozione all’Arcangelo San Michele, nata in Oriente e diffusasi in tutto il mondo, ha mantenuto alcuni tratti simili a quelli del leggendario Dio pagano.

 

 

BREVI CENNI STORICI DEL CULTO A SAN MICHELE

 

Una festa in onore degli Angeli Custodi venne celebrata primariamente in Spagna, in Francia, nel sec.XV. Soppressa da San Pio V, fu ristabilita nel 1608 da Paolo V, e nel 1670, da Clemente X resa obbligatoria per tutta la Chiesa al 2 di ottobre.

In San Michele, l’Arcangelo1 , sembra si sia individuato il primo culto liturgico della Chiesa verso gli Angeli. Però strano a dirsi, in lui, il campione di Dio che aveva trionfato di Satana, che aveva combattuto per il corpo di Mosè2 e per difendere la donna dell’Apocalisse3 i fedeli non videro il patrono dei guerrieri cristiani, ma il medico celeste delle umane infermità. In occidente e nell’Italia, in particolare, il culto di San Michele, al principio del V sec., era pure abbastanza diffuso. Si avevano chiese a lui dedicate in Spoleto, Ravenna, Perugia, Piacenza, Genova, Milano. A Roma il sacramentarlo Leoniano, il 30 settembre, sotto il titolo Natale basilicae S. Angeli in Salaria, contiene cinque formulari di Messa, tre dei quali nel Prefazio, si riferiscono alla dedicazione della chiesa suddetta in onore di S. Michele, situata sulla via Salaria, sei miglia a nord della città.4 Il Gelasiano e il Gregoriano hanno a loro volta una Dedicatio basilicae S. Michaëlis, ma senza l’aggiunta «in via Salaria» e posta al 29 Settembre.5 Questa data del 29 settembre, che da anniversario di dedicazione si trasformò poi nell’attuale festa di S. Michele, fu accolta in tutti i paesi occidentali. L’altra festa in onore del S. Arcangelo, che la Chiesa latina celebrava l’8 maggio, era stata istituita in origine a ricordare la vittoria navale, ottenuta per intercessione di S. Michele, dai Longobardi di Siponto (Manfredonia) l’8 maggio 663. Ad una data consimile dell’anno 492 o 494, si diceva ancora, secondo un racconto misto a leggenda, che S. Michele fosse apparso in una caverna del Monte Gargano in Manfredonia. Il santuario colà edificato in suo onore assurse ben presto larga fama e diventò un centro attivo di irradiazione del suo culto nell’Italia del Sud, nonché in Lombardia attraverso il regime dei Longobardi, allora padroni del ducato di Benevento. Sul tipo del santuario garganese e con una leggenda simile, venne fondato, nel 709, a San Michele in Normandia un altro celebre santuario, che diffuse in tutto l’occidente e nel settentrione d’Europa il culto del S. Arcangelo. Fu in omaggio a queste antiche tradizioni, che Pio V chiamò la festa dell’ 8 maggio Apparitio S. Michaëlis. Venne soppressa nella recente riforma del Calendario da Papa Giovanni XXIII (1960).

 

 

SAN MICHELE NELLA LITURGIA

 

La Liturgia romana attribuisce a S. Michele una duplice funzione:

 

 a) Quella di essere guida delle anime al cielo. Era un’opinione comune presso le regioni pagane che l’anima fosse condotta verso la sua dimora nell’altra vita da un conduttore (….) dei morti. E poiché costui doveva aver ricevuto da Dio la missione di condurgli le anime esso aveva pure il nome di Angelo. Questi Angeli psicopompi erano facilmente accomunati ai geni dei venti, perché scortavano le anime attraverso l’aria. Anche il giudaismo ellenico partecipava a queste idee6. I rabbini insegnavano che possono essere introdotti in Cielo quelli soltanto la cui anima è portata dagli Angeli. Gesù stesso del resto, non aveva detto nella parabola dell’epulone che erano stati gli Angeli a portare l’anima di Lazzaro nel seno di Abramo? Ora, fra tutti gli Angeli, S. Michele era lo psicopompo più eminente. Era stato lui, a detta di San Gregorio di Tours, che aveva presentato a Dio le anime di Adamo e Eva e quelle perfino di S. Giuseppe e di Maria SS. Ecco perché la credenza degli angeli conduttori delle anime fu ben presto accolta nella Chiesa e fissata in vetusti testi epigrafici e liturgici. Uno di questi, contenuto, nel Ant.ad offert. della Messa dei defunti, riguarda precisamente S. Michele: Signifer Sanctus Michaël repraesentet eas (sc. animas) in lumem sanctam. Altri testi con lo stesso significato si trovano nell’Ufficio e nel Rituale, ma sono di creazione posteriore. In rapporto a questo incarico affidato da Dio a S. Michele, sta una scena, già attribuita dagli antichi a Mercurio e figurata sui monumenti classici, la quale si incontra di frequente nei cicli iconografici medioevali, la pesatura delle anime. L’Arcangelo è rappresentato con una bilancia nelle mani; in uno dei piatti è posta l’anima sotto la figura di un bambino ignudo; mentre l’altro piatto, che si suppone abbia a contenere il peso morale delle sue opere malvagie, viene sollecitato dal diavolo perché la bilancia pieghi dalla sua parte.

 

b) Quella del difensore del popolo cristiano: i testi liturgici si ispirano volentieri alla Scrittura, che designa Michele come capo delle milizie angeliche, le quali combattono Satana, il nemico di Dio e del suo popolo e lo invocano perché difenda la Chiesa nelle sue lotte e le anime nelle strettezze della morte e del giudizio: Michaël arcangeli veni in audiutorium populo Dei ( I ant., II not.); Sancte Michaël arcangeli, difende nos in prelio, ut non pereamus in tremendo jiudicio (vers. dell’Alleluja nella Messa.) La tradizione cristiana ha eletto perciò S. Michele patrono della città, delle province, dei regni cattolici; ne portava lo stendardo in prima fila nelle battaglie; ne ha messo la statua sulle cittadelle come Castel S. Angelo a Roma, e lo ha prevalentemente rappresentato vestito da guerriero, coperto di corazza, con la spada in pugno, mentre atterra il dragone infernale che s’accascia vinto ai suoi piedi…

Non va infine dimenticato che la festa  liturgica del 29 settembre mira ad onorare S. Michele, non solo singolarmente, ma anche in special modo come capo e rappresentante di tutte le schiere angeliche.

I testi più antichi della Messa e, in misura più ridotta, quelli dell’ufficio esprimono questo carattere collettivo che si indirizza globalmente agli Angeli, a cominciare dall’orazione Deus qui miro ordine, composta molto probabilmente da S. Gregorio Magno. Con tutto ciò il Papa Benedetto XV ( † 1922) nel 1921 credette opportuno introdurre una propria festa liturgica anche a ciascuno dei due Arcangeli, di cui finora mancavano, fissando al 24 marzo quella di S. Gabriele e al 24 ottobre quella di S. Raffaele. I due inni dell’ufficio latino Te splendore Christe Sanctorum che cantano le speciali benemerenze dei tre Arcangeli, associandoli alla gloria di Maria SS. Loro regina, sono attribuiti a Rabano Mauro, abate di Fulda († 856).7

Dai brevi cenni storici qui riportati si rileva anzitutto che il culto a San Michele nasce strettamente unito al culto degli angeli in generale. La festa stessa, fissata il 29 settembre, mira ad onorare, con il «gran Principe», le schiere angeliche. S. Michele, invocato quale difensore contro gli attacchi del nemico infernale è considerato dalla pietà popolare medico delle anime ferite dal peccato (a differenza di San Raffaele che, in virtù della vicenda narrata nel libro di Tobia, viene invocato come medico dei corpi). Particolarmente sentita era la devozione a San Michele in qualità di traghettatore delle anime.

 

 

LA DEVOZIONE A SAN MICHELE SUL MONTE ARGENTARIO

 

Riportiamo ora alcune note riguardanti una presunta apparizione di San Michele Arcangelo sul Monte Argentario a difesa del nascente Istituto fondato da San Paolo della Croce. Questa singolare testimonianza ci fa intuire tracce di un culto a S. Michele nei luoghi che hanno dato i natali a Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione. «Nella quaresima del 1733, S. Paolo della Croce e il fratello Giovanni Battista poterono nonostante le continue guerre (prima fra Spagna ed Austria poi fra Tedeschi e Spagnoli), dar inizio sul Monte Argentario alla edificazione del Ritiro che avrebbe accolto il nascente Istituto, grazie al potente aiuto di San Michele.

 

L’OPERA DI DIO ALLA PROVA

 

Cessati gli ostacoli dei tempi, incominciarono le persecuzioni degli uomini. E quanto non fecero i maligni per ostacolare l’opera di Dio! Si sparsero mille calunnie contro il Santo; si presentarono alle autorità civili ed ecclesiastiche memoriali diffamatori per indurle ad op15 porsi al proseguimento dell’odiato edificio. Si giunse perfino a mandare nottetempo delle persone pagate perché abbattessero, o perlomeno rovinassero il lavoro giornalmente compiuto dagli operai. Solamente desistettero dalla loro malvagia opera, quando, una notte, librato sul sacro edificio, videro un Celeste Messaggero, con una spada sguainata, minacciare di morte i sacrileghi perturbatori dell’opera di Dio. In quel misterioso personaggio celeste S. Paolo ravvisò l’Arcangelo S. Michele, di cui era devotissimo e dal quale, in una visione avuta nella spelonca del monte Gargano, aveva avuto assicurazione che avrebbe sempre protetto lui e la sua nascente congregazione. Per tutte ragioni volle il Santo dedicargli un altare nella nuova chiesa, costituendo altresì patrono del suo Istituto. Finalmente cessati i venti delle contrarietà, smentite tutte le calunnie, superato ogni altro ostacolo, la costruzione fu condotta felicemente a termine verso la metà del 1737, con gioia immensa del Servo di Dio.».8

E qui giova raccontare un prodigio che il Signore operò ad intercessione del suo servo, e col quale venne a mostrare il compiacimento che aveva di quell’opera.

Un giorno il P. Gio. Battista vedendo come il dover recar l’acqua dal lontano portava molto incomodo, maggior dispendio e perdita di tempo, si pose ad osservare attorno se vi fosse traccia di più vicina sorgente; ed ecco che giunto vicino ad un dirupo sentissi animato da viva fede, che ivi appunto dovesse trovarsi ciò che cercava. Adunque subitamente inalberata una Croce, invitò i suoi compagni a seguirlo processionalmente, recitando devote orazioni, e pervenuto al detto luogo, disse ad uno di loro che scavasse un poco e si troverebbe per certo l’acqua. Ubbidì il religioso, e non appena si ebbe cavata un poco di terra, ecco con maraviglia di tutti venir fuori un copioso rivo di acqua buonissima. Non è dire la contentezza che ne provasse il buon Padre, e quali affettuose grazie ne dovesse rendere a Dio datore di ogni bene. Fatta quindi scavare dalla terra una piccola guida, per essa condusse l’acqua sino al luogo della fabbrica e si venne in tal modo a risparmiare assai di fatica. In tal fonte sebbene col lungo andar degli anni sia diminuito della quantità, è però rimasto sempre perenne, quasi a perpetua memoria del prodigioso fatto. Con tali eccitamenti la fabbrica cominciò a progredire assai, di modo che dopo la Pasqua di quell’anno medesimo, tempo in cui fece ritorno il Santo Fondatore, le mura già vedovansi ben alte dal suolo: ma la guerra sopravvenuta tra gli spagnoli ed i tedeschi e varie opposizioni di malevoli, fecero sospendere i lavori, ne si poté ottenere di riprenderli e compierli se non alla fine del 1737. E qui è giusto che facciamo esempio o menzione di un altro fatto straordinario, per la ragione ancora che, die’ motivo al nostro buon Padre di prender poi il cognome di S. Michele.

«Ciò fu che durante quel tempo in cui si ripresero i lavori, quei malevoli che avversavano lo stabilimento della santa opera, non contenti di crear sempre nuove difficoltà con le dicerie, con le calunnie e cogli impegni, si posero un giorno in capo di struggerla coi fatti; e adunatesi in buon numero, si avviarono di notte al romitorio per schiacciarne quei solitari, e rovinare quindi tutta la fabbrica innalzata. Iddio però che vegliava alla difesa dell’opera dispose che giunti gli sciagurati sul luogo venissero sorpresi da orribile spavento per cosa celeste che loro apparve all’improvviso e che li scompigliò e li mise in fuga. Un’anima molto pia, dimorante in Orbetello, raccontò che in quella notte aveva veduto sul Monte Argentaro l’Arcangelo S. Michele, armato in modo terribile, che custodiva quel luogo e che ne respingeva gli assalitori. In seguito a un tal fatto, il nostro Giò Battista, per attestato di gratitudine verso il Principe della Milizia Angelica, volle da allora  innanzi aggiungere al suo nome anche quello di S. Michele Arcangelo e volle inoltre che nella nuova Chiesa venisse eretto un altare in onore del medesimo».9 Questa dell’Argentario è l’unica traccia che possa in qualche modo testimoniare la devozione a San Michele di M. M. Maddalena. La sopraccitata apparizione è avvenuta, infatti, nel 1733 circa quarant’anni prima della nascita di Caterina Sordini. I racconti del fatto prodigioso che (visti i frequenti contatti della famiglia Sordini con i passionisti dell’Argentario) ella indubbiamente avrà sentito raccontare, possono aver alimentato in lei la devozione all’Arcangelo Michele. Negli scritti di Madre Maria Maddalena non si trova menzione esplicita di San Michele, mentre si trovano molti riferimenti agli angeli. La Madre li addita alle sue Figlie quali modelli da imitare nell’adorazione e nell’amore a Gesù Eucaristia e nella purezza della vita.

 

 

LA DEVOZIONE AGLI ANGELI E A SAN MICHELE ARCANGELO ALL’INTERNO DEI DOCUMENTI DELLE ADORATRICI PERPETUE DEL SANTISSIMO SACRAMENTO

 

Ogni volta che Madre Maria Maddalena menziona gli angeli ci si sente ricondotti a quel momento in cui ella contemplò estatica la volontà di Dio su di lei: fondare un Ordine che si dedicasse all’Adorazione Perpetua del SS. Sacramento. Colui che abita i cieli è rimasto per nostro amore in una piccola Ostia: questo ha impressionato l’anima e la vita della Madre. Quest’ostia che è oggetto della venerazione degli angeli è spesso dimenticata dagli uomini.

«Chi lo avrebbe mai pensato, o potuto immaginarlo, o Gesù mio, che dopo d’esservi incarnato, dopo d’aver battuta per trentatré anni la polvere del nostro esilio, e dopo d’esservi immolato per noi sull’Albero della Croce, ed esser visibilmente asceso al Cielo, aveste ancor voluto rimaner con noi in una maniera invisibile sino alla fine del mondo in forma di Vittima, e di Ostia, per esser ad un tempo stesso nostro perpetuo Sagrifizio, e Viatico del nostro pellegrinaggio. Voi non vi partite punto dal Cielo, dove siete salito, e non di meno tutt’i giorni un milione di volte venite sulla terra per bocca dei Sacerdoti Dio, e Uomo, come siete in Cielo, e così adorabile, come siete adorato dagli Angioli. Io adoro insieme con loro tutto quello, che voi siete, e tutto quello, che fate in questo adorabile Mistero ». (Direttorio 1814, pag. 46; Serie Oro 1, pag. 69-70)

«Vi adoro dunque, o mio amabilissimo Salvatore, nella vostra Divinità, e SS.ma Umanità in questo Sacramento con il più profondo rispetto, di cui sono capace, e mi annichilo agli occhi miei quanto più posso, per render omaggio alla Sagra Maestà Vostra di tutto quello, che io sono, e posso colla grazia vostra. Adoro questo avvilimento, che voi illustrate con tanta meraviglia nell’umile situazione, onde vi siete voluto porre; e per supplire in qualche guisa alle mancanze di fede, di amore, e di umiltà, che io posseggo, sebbene in una maniera imperfettissima, mi unisco alle adorazione degli Angioli, che sono in questo S. Tempio…». (Direttorio 1814, pag. 47; Serie Oro 1, pag. 70-71)

Certo agli uomini e quindi anche alle sue figlie adoratrici, sebbene chiamate a condividere la «sorte dei serafini», occorre per adorare il lume della Fede:

«Eccoci pertanto, Figlie mie benedette, nella sorte de’ Serafini, adorando col lume della S. Fede il nostro Celeste Sposo Gesù Sacramentato in trono di maestà e misericordia sul sagro Altare. Oh! Quanto é amabile la sua Divina Presenza, quanto desiderabile lo stargli vicino! Caro mio Gesù, tirate a voi le anime nostre, e fate che rientrando in loro stesse, si abbandonino tutte in Voi fonte di ogni bene». (Esortazione II)

La compagnia degli angeli è quella che maggiormente le adoratrici devono richiamare alla memoria per essere aiutate nell’adorazione a Gesù Sacramentato:

«Esaminarsi se spesso ci ricordiamo nel decorso del giorno, come pure della notte quando ci svegliamo, di Questo amatissimo dell’anime nostre; facendo verso di Lui aspirazioni amorose, desiderando di sempre adorarlo, di stare tutti i momenti della nostra vita a piè del sagro altare in compagnia dei Santi Angeli, ringraziando Gesù che con tanto amore si è donato tutto a noi. Giacchè una Adoratrice perpetua dovrebbe essere un’accesa serafina in amare ed adorare Gesù Sagramentato; tutti i suoi affetti dovrebbero tendere a Lui, nostra vita e nostro contento; e come cerva sitibonda anelare continuamente a questa fonte perenne, e come famelica bramare di essere cibata di questo pane celeste.

Ah, mio Dio! Se vi si amasse davvero, il solo nome di Gesù Sacramentato renderebbe sazio il nostro cuore». (26 AVV. 1820 – N. 25) «Ecco, o anima mia, il fortunato momento che ti dà Gesù amantissimo tuo Sposo per adorarlo e lodarlo nascosto nell’Ostia consacrata. Sì, vado io ad offrire al suo divin Cuore le mie lodi ed adorazioni e le mie suppliche con tutta l’effusione dell’anima mia, nel luogo stesso ov’Egli, pieno di misericordia mi chiama e mi aspetta. Deh, sia accetta a questo Dio, re del cielo e della terra la mia corte, che intendo ora fargli in compagnia dei S. Angioli che ivi reverenti lo adorano, e sia con ciò da me adempita la volontà Sua SS.ma, conforme vuole lo spirito delle mie S. Regole, che devoprofessare. Amen». (AVV. 1812 – Cap. I)

Gli angeli sono anche modelli di vita e «menare vita angelica» è il consiglio che la Madre da alle sue figlie, specie in ordine alla purezza:

«In ordine poi al voto della Castità, bastasolo che sappiate che chi si dà per Sposa a Gesù che si pasce dei gigli (simboli della purità), ed a cui servono gli Angioli, conviene che meni vita angelica, guardandosi sempre di ammettere in sé cosa che macchiar la possa, ossia di pensieri, di parole e di opere; e per esser perciò Voi in essa perseverante, starete in guardia di voi medesima, tenendo ben applicate le potenze dell’anima vostra e custoditi con gelosia i sentimenti tutti del vostro corpo; il che farete con cuore veramente generoso ed animato da quella pietà e viva fede che richiede l’eccellenza del S.mo vostro Istituto». (26 AVV. 1812 – Rifl. VI Serie Oro 1, pag. 42)

e alle virtù: «Bisogna, che voi attendiate a divenire Angioli e Santi con imitare le virtù degli Angeli e de’ Santi. Pregate dunque questi spiriti beati e queste anime sante che hanno già la bella sorte di godere la gloria e la chiara visione di Dio, affinché vi ottengano la grazia di essere simili a loro. Celebrerete poi le loro feste con una devozione angelica e li imiterete particolarmente nell’esercizio della presenza di Dio (qual esercizio procurerete di non mai perdere di vista) Infine avrete una devozione grande ai vostri Santi Angioli Custodi; co’ quali vivrete come con i compagni del vostro pellegrinaggio in questo luogo di esilio». (Direttorio 1814, pag. 9)

Come San Michele accompagna le anime nella gloria del Cielo così chi si allieta della compagnia degli angeli, custodisce l’animo nella serenità e nella pace, meritando di giungere a godere della gioia piena nei cieli. «Voi novella Sposa di Gesù, prendete dunque motivo di far con frutto la S. Professione, notandovi in seguito di questa quei salutari propositi che vi fanno viepiù conforme a quello che Egli amantissimo, e Dio del vostro cuore, ricerca da voi, come una delle sue perpetue Adoratrici a piè del sagro Altare, dove in compagnia dei Serafini avete a prestargli perenni le vostre adorazioni, lontana sempre da quelle melanconie, ansietà e rusticità, che punto non convengono a chi con pace, serenità di mente, e lieto animo, bene e santamente dar gli deve anche con i S. Angioli onore e gloria, per meritarvi in punto di morte, come vivamente vi desidero dall’infinita sua misericordia e clemenza in premio di vostra fedeltà, quel dolcissimo invito: “Veni, Sponsa Christi, accipe coronam quam tibi Dominus pepararavit in aeternum. Amen.”». (AVV. 1812 - Rifl. IX Serie Oro 1, pag. 39-40)

 

 

CONCLUSIONE

 

Le attuali Costituzioni delle Adoratrici raccogliendo queste indicazioni della Madre e facendo tesoro della devozione all’Arcangelo san Michele ricevuta in eredità esprimono in poche righe tutto quello che del potente protettore è possibile dire:

 

«San Michele, capo della corte celeste, abbia un posto particolare nel cuore delle Adoratrici, interamente consacrate alla gloria di Dio rimasto in mezzo agli uomini. Le Adoratrici a lui si rivolgano perché infonda in loro il senso di questa gloria, le unisca alla vita adorante degli angeli in cielo, le difenda dalle tentazioni e distrazioni e le presenti al trono di Dio quali vittime da consumarsi in puro e santo amore». (S. Michele Arcangelo Cost. art. 65) Concludiamo questo breve excursus su San Michele, con la preghiera che quotidianamente recitano le Adoratrici mediante la quale s’implora questa «guida delle anime» a condurci al Cielo perseverando sul retto sentiero: San Michele Arcangelo, infondi in noi il vero senso della gloria di Dio ottienici di perseverare con umiltà e fede nel servizio eucaristico difendici dal nemico infernale e fa’ che possiamo essere unite alla vita adorante degli angeli in cielo.

Amen.

 

 

 

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1 Gd 9

2 Ibidem

3 Ap 12, 7

4 È noto che nel VI sec. La Chiesa Romana non aveva ancoraun rituale apposito per la consacrazione delle Chiese:era sufficiente a tale scopo la Depositio delle reliquieseguita dalla celebrazione della Messa.

5 Il Duchesne ritiene che sia la stessa del Leoniano, il Kellner, invece, congettura che si tratta della chiesa di S. Michele in Sassia, restaurata dal Pontefice Simmaco (498-514), ora col titolo dei Ss. Michele e Magno.

6 Nel libro di Enoch (39, 3), apocrifo giudaico, si legge che un turbine di vento strappò Enoch dalla faccia della terra vivo e lo depose nel soggiorno celeste dei giusti.

7 Mario Righetti, Storia liturgica - vol. II / Ancora 1969

8 Da Vita Illustrata di San Paolo della Croce, Milano 1917 pag. 86

9 Memorie dei primi compagni di S. Paolo della Croce fondatore de’ Passionisti - II. Edizione - Roma 1932 pag. 32

 

 

 

 

FINITO DI STAMPARE I L 26 GIUGNO 2005

- GIORNO ANNIVERSARIO DELLA PROMULGAZIONE

DEL DECRETO D I ALLARGAMENTO DELLA FEDERAZIONE

A I MONASTERI SPAGNOLI (1985) -

COI T I P I DELLA TIPOLITOGRAFIA

NAZIONALE SAI DI VIGEVANO