Casella di testo: Santuario Diocesano dell’ Eucaristia
Monastero del Sacro Cuore - Via Trento 27 - Vigevano  (PV)

Casella di testo: Ordine Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento

 

 

 

 

 

 

beata Maria maddalena dell' incarnazione

san Giuseppe

 

 

S. Giuseppe

Sposo della B.V. Maria

nella vita di

Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione

Fondatrice dell’Ordine

delle Adoratrici Perpetue del SS.mo Sacramento

 

14

 

 

«Chiamato ad essere Custode del Redentore,

“Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo

del Signore e prese con sé la sua Sposa” (Mt.1, 24).

«I Padri della Chiesa fin dai primi secoli hanno sottolineato

che S. Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e

si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo,

così custodisce e protegge   il suo Mistico Corpo, la Chiesa,

di cui la Vergine Santa è figura e modello».

(Redemptoris Custos, 1)

 

 

 

   S Giuseppe.PDF

 

 

 

© Federazione delle Adoratrici Perpetue

del SS.mo Sacramento

Anno dell’Eucaristia 2004-2005


 

 

BREVI CENNI STORICI

 

Lo studio della storia della dottrina e del culto mostra numerose analogie concernenti Giuseppe e Maria, accomunati in una vicenda assai simile nonostante le comprensibili differenze.

Le riflessioni su Maria e su Giuseppe procedono su uno stesso cammino di progressiva individuazione e autonomia fino a produrre un trattato teologico separato.Dalla Scrittura, dove essi sono inseriti nel discorso cristologico, si passa già nel II sec, al Protovangelo di Giacomo, centrato su Maria, e nel IV sec. allaStoria di Giuseppe falegname. Questo apocrifo egiziano narra la vita del santo fissandone la morte al 20 giugno. Nel periodo patristico, mentre sono  numerose la omelie incentrate su Maria, poco o nulla si menziona Giuseppe. In oriente il suo nome si incontra dapprima presso alcuni calendari copti del sec. VIII-IX, segnato al 20 luglio, e qualche tempo dopo nel menologio di Basilio il giovane (sec. X), associato al nome dei Magi e messo al 25 dicembre. Che intor4 no a questa data, 25 o 26 dicembre, si celebrasse una festa in onore di S. Giuseppe, del Re David e di S. Giacomo frater Domini, presso alcune chiese bizantine o almeno una commemorazione liturgica, risulta dagli inni acrostici composti dall’innografo Giuseppe di Siracusa detto il Melode, che fiorì a Bisanzio nel IXsec., eretto scevofilace della Chiesagreca dal patriarca S. Ignazio, e venerato lui pure come santo.

In occidente S. Giuseppe è bensì oggetto delle lodi ammirate dei Ss. Padri, la sua figura domina negli apocrifi più vetusti, ma non risulta che abbia goduto di un culto liturgico propriamente detto; il suo nome entra nei libri rituali appena nel sec. VIII. Lo incontriamo in un martirologio di quell’epoca, segnato al 19 marzo, col titolo Joseph sponsus Mariae. Il manoscritto non è di origine irlandese, come qualcuno ha asserito, ma proviene da una chiesa sconosciuta della Francia settentrionale o del Belgio, dove la devozione al S. Patriarca era stata portata dall’oriente. Colà infatti, si incontrano i primi accenni di un culto pubblico, locale però, che si aveva intorno al sec. VII a Nazareth, dove Giuseppe passò la sua vita. Sappiamo che vi era stata eretta una basilica chiamata «Casa o Bottega di S. Giuseppe». Ne parla nel 670 il prete Arnulfo, pellegrino francese, che la vide e la descrisse. Nel sec. XII i crociati, avendola trovata in rovina, la riedificarono sulle stesse basi dell’antica, della quale resta ancora qualche frammento di mosaico. Le fondamenta della chiesa antica sono state rintracciate attorno al 1910. Dall’oriente, forse, il culto al S. Patriarca fu portato a Bologna. Nel 1129, vi esisteva a lui dedicata il che farebbe supporre una festa locale corrispondente; il Vezzosi riporta una formula italiana usata a Roma nel Sabato santo, che ne contiene l’invocazione. Nel sec. seguente troviamo il primo ufficio proprio del Santo con notazione in un manoscritto di Bruxelles, il quale riporta pure una lettera, indirizzata ad un cantore di Liegi, dove si dice che la solennità di S. Giuseppe, padre putativo del Salvatore, è celebrata al 19 marzo dai suoi devoti. Alla fine di questo medesimo secolo, si incontra un centro importante del culto di S. Giuseppe a S. Lorenzo di Joinville, dove fino dal 1254 era stata posta in venerazione la reliquia della Cintura di S. Giuseppe. Un ulteriore e più largo sviluppo del suo culto, sia pubblico che privato, venne dalla propaganda indefessa dei Francescani, fra cui Ubertino da Casale († 1325), S. Bernardino da Siena, il B. Bernardino da Feltre e quella specialmente del famoso cancelliere Gersone († 1429).

Anche i Carmelitani se ne fecero forti sostenitori, e nel 1480 il loro breviario ne ammise un Ufficio proprio, il primo in stampa poi abrogato da Pio V. Sisto IV (1471-1484) finalmente ne approvò la festa come festum Simplex, fissandola al 19 di marzo. Per quale motivo fin dal sec. VIII sia stata scelta questa data non sappiamo dire. Se essa fosse molto più antica, si potrebbe trovare un riscontro curioso con la festa della dea Minerva, che si celebrava a Roma, il 19 marzo, ed era la festa di tutti gli artefices, una specie di grande festa operaia, come quella del I maggio. San Giuseppe era stato faber, operaio nel vero senso della parola.

Gregorio XV (1621), in seguito alle istanze di alcuni re e principi devoti del Santo, la dichiarò fetsa di precetto; Clemente X (1670) la innalzò a doppio di seconda classe.

L’Ufficio proprio attualmente in uso venne concesso da Clemente X (1714); i tre inni Te Jospeh celebrent – Coelitum Joseph - Iste quem coeli furono composti dal carmelitano spagnolo Juan Escalar (1624-1700).

Una festa del patrocinio di San Giuseppe venne primariamente accordata nel 1680 ai Carmelitani di Francia e d’Italia. Nel 1809 fu introdotta nel calendario del clero romano e nel 1847 estesa da Pio IX a tutta la Chiesa, fissandone la data alla terza domenica dopo Pasqua, riportata da Pio X al mercoledì successivo.1

In tempi difficili per la Chiesa Pio IX, volendo affidarla alla speciale protezione del santo patriarca Giuseppe, lo dichiarò «Patrono della Chiesa cattolica» (S. Rituum Congreg., «Quemadmodum Deus», die 8 dec. 1870: «Pii IX P. M. Acta», pars I, vol. V, 283). Il Pontefice sapeva di non compiere un gesto peregrino, perché a motivo dell’eccelsa dignità concessa da Dio a questo suo fedelissimo servo, «la Chiesa, dopo la Vergine Santa, sposa di lui, ebbe sempre in grande onore e ricolmò di lodi il beato Giuseppe, e di preferenza a lui ricorse nelle angustie» (S. Rituum Congreg., «Quemadmodum Deus», die 8 dec. 1870: «Pii IX P. M. Acta», pars I, vol. V, 282s).2

Pio XII nel 1955 trasferì la festa del Santo al 1° maggio, mutandone il titolo in «San Giuseppe operaio». Con questa celebrazione la Chiesa ha intesi sanzionare la festa del lavoro non certo nelle sue origini rivoluzionarie e neppure nello spirito marxista di lotta di classe; ma nella rivalutazione morale e cristiana del lavoro, comune a tutti gli uomini, come dovere e come espiazione, di cui S. Giuseppe ha dato altissimo esempio.

Il titolo di PATRONO DELLA CHIESA UNIVERSALE gli venne solennemente conferito da Pio IX l’8 dicembre 1870. Il Pontefice Giovanni XXIII, infine, nella prima sessione del Concilio Vaticano II (1964) ne inserì il nome nel Communicantes del Canone, subito dopo quello di Maria Santissima. Anche Paolo VI nei suoi insegnamentilo additò «quale protettore che la Chiesa invoca per un profondo e attualissimo desiderio di rinverdire la sua secolare esistenza di veraci virtù evangeliche, quali in San Giuseppe rifulgono» ( «Insegnamenti di Paolo VI», VII [1969] 1268).

Giovanni Paolo II il 5 agosto del 1989 in occasione del centenario della pubblicazione dell’epistola enciclica «Quamquam Pluries» di papa Leone XIII (die 15 aug. 1889: «Leonis XIII P. M. Acta», IX [1890] 175- 182) dedicò al santo una bella Esortazione Apostolica dal titolo Redemptoris Custos. Nella quale il pontefice ponendosi «nel solco della plurisecolare venerazione per san Giuseppe» ha desiderato offrire alcune riflessioni su colui al quale Dio «affidò la custodia dei suoi tesori più preziosi».4

 

SAN GIUSEPPE NELLA VITA DI MADRE MARIA MADDALENA

 

 Dai cenni storici circa il culto a San Giuseppe qui riportati, deduciamo come la devozione popolare abbia sempre guardato a S. Giuseppe soprattutto come patrono e protettore, nonostante il titolo gli venga conferito solamente nel 1870. Francescani e Carmelitani sono tra i religiosi che con maggior zelo hanno propagato il culto al Santo.

Entrambe le tradizioni religiose sono venute a contatto con Madre Maria Maddalena.

La prima per l’origine francescana della stessa e la seconda per i padri che si avvicendavano al confessionale del Monastero di Roma citati dal Summarium: p. Ippolito, p. Luigi, p. Ignazio teresiani. Già durante la fanciullezza a Porto Santo Stefano la Madre poté conoscere e coltivare la devozione al Santo poiché, San Paolo della Croce, secondo la testimonianza di uno dei suoi primi compagni, fr. Giuseppe di Santa Maria, promuoveva in tutti la devozione a San Giuseppe inculcandone l’imitazione delle virtù e - precisa il frate - «mi ricordo d’aver inteso, mentre ce la raccomandava in pubblico refettorio, con aver usato le seguenti parole di S. Brigida: Joseph nullum verbum non bonum aut otiosum protulit, sed mortuus mundo et carni, nonnini coelestia cupiebat» (Riv I. VI, c. 59)5

 

PREGHIERE E OSSEQUI A SAN GIUSEPPE  E AI SANTI

 

Il culto dei santi in generale era caro a Madre Maria Maddalena e volentieri ricorreva al loro aiuto.

Lo sappiamo anzitutto da sr Maria Concetta la quale afferma: «Devotissima fu del Patriarca San Giuseppe, per cui sebbene fosse alienissima di gravare noi sue figlie di orazione, nulladimeno in ogni mattina in comune si recitavano i sette dolori ed allegrezze di questo Santo». (§ 489 pag. 246)

Sr. Maria Metilde, per quanto conobbe poco la Madre e non le fu molto devota, attesta: «Ho rilevato, che la Serva di Dio era divota generalmente di tutti i Santi, specialmente di quelli che aveva scelti a protettori, cioè San Giuseppe Sposo di Maria Vergine, San Francesco d’Assisi, S. Veronica Giuliani, ed altri Santi, non meno che all’angelo suo Custode, ed altri Arcangeli, che ossequiava nella ricorrenza delle loro Feste, o con qualche triduo, o con qualche novena». (Positio § 422 pag. 205) Una testimonianza confermata da Isabella Baldeschi: «Fu devota di S. Giuseppe, di S. Maria Maddalena, e di S. Francesco (ai quali facevaci recitare particolari orazioni la sera prima di andare a letto, e davaci la benedizione del Patriarca S. Francesco)». (Positio § 123 pag. 62)

La nipote della Fondatrice, sr. Maria Cherubina afferma inoltre che Madre Maria Maddalena praticava straordinarie discipline «nel tempo della Quaresima, dell’Avvento, nelle novene della Ss. Annunziata, della Concezione di Maria SS.ma ed in quella di San Giuseppe». (Positio § 806 pag.393)

Tuttavia ella, come ci assicura sr. Maria Raffaella che seguì la Madre da Firenze, onorava i santi, e San Giuseppe in particolare, anche con grandi feste: «Debbo dire che la Serva di Dio era specialmente divota di S. Maria Maddalena di cui faceva gran festa; faceva anche una gran festa il giorno di S. Giuseppe Protettore dell’Istituto. So che aveva un reliquiario, lo mostrava anche a noi, e lo teneva in venerazione». (Positio § 693 pag. 343)

 

 

SAN GIUSEPPE GUIDA E MAESTRO  NELL’ADORAZIONE A GESÙ SACRAMENTATO

 

Madre Maria Maddalena guardava a San Giuseppe non solo come patrono, ma soprattutto come guida e maestro nell’adorazione a Gesù Sacramentato. Così nel Direttorio del 1814: «con particolare e tenero affetto del vostro cuore celebrar dovete fra tutte le feste quella del gloriosissimo Patriarca San Giuseppe, Sposo purissimo di Maria Vergine, come guida e maestro della vostra perpetua adorazione a Gesù Sacramentato». (Dir. 1814 pag. 10)

E nelle Costituzioni del 1818: «E perché si diriga da tutte questo atto (d’adorazione) di profondo rispetto e di continua venerazione a Gesù Sacramentato, con quel gradimento, onore e gloria che richiede l’adempimento della sovrana, divina sua volontà, si terrà per guida e maestro di questa ininterrotta adorazione il gloriosissimo Patriarca S. Giuseppe, Padre putativo di ns. adorabile Salvatore Gesù Cristo e sposo purissimo della sempre Immacolata Vergine Maria. A Lui pertanto ognuna delle religiose Adoratrici ricorrerà in piena fiducia nel fortunato momento in cui adorerà questo Re della gloria nell’augustissimo Sagramento dell’Altare, né avrà a temer della particolare sua assistenza, poiché Egli come guida e maestro della loro perpetua adorazione al SS. Sagramento, si farà sempre presso il Divin Trono del potentissimo avvocato che presenterà di tutte le umili adorazioni e le ferventi suppliche che faranno davanti a Lui a pro di loro stesse e di tutta la S. Chiesa e per la vera e stabile conversione di tutti quelli che vivono fuori di essa nella cecità e nell’errore, per ottenerne un favorevole rescritto di grazie. Si avrà perciò molta devozione a sì gran Santo, la cui festa si solennizzerà col maggior impegno, col fare ancora il di lui mese, ossia il mese di marzo, in suo onore, perché mediante il di lui efficace patrocinio, riuscendo vi è più gradita al dolcissimo Divin Cuore la loro perpetua adorazione, ne portino qui in terra tutto il merito e la bramata remunerazione nel S. Paradiso ». (Cost. 1818, cap.XII 2-3-4)

 

SAN GIUSEPPE PATRONO DELLA BUONA MORTE

 

Della devozione a San Giuseppe come «patrono della buona morte» troviamo traccia nella certezza, confermata da una visione, che aveva la Madre di essere accompagnata da lui e dall’intera S. Famiglia nel momento del suo ingresso in Cielo.

Sr. Maria Cherubina narra che una mattina mentre Madre Maria Maddalena era costretta in camera per la cattiva salute, il Confessore venne a portarle la S. Comunione.

La Madre restò estatica per quindici o venti minuti e alle successive domande del Confessore rispose: «prima che lei entrasse nella camera con la pisside io vidi entrare Gesù, Giuseppe e Maria, ed oh! Come erano belli!» e aggiunse che mentre «le comparvero, la invitavano ad essere fra pochi giorni da loro in Paradiso ». La Madre «nel riferire queste cose si mostrava oltremodo contenta, nel sentire, che si avvicinava il giorno di sua morte». (Positio § 824 pag. 401)

 

SAN GIUSEPPE NELLE ATTUALI COSTITUZIONI E NELLE NOSTRE PREGHIERE

 

Le nostre attuali Costituzioni in tratti brevi ed efficaci, sintetizzano mirabilmente quello che la Madre Fondatrice ha voluto dirci additando San Giuseppe come nostro patrono: «San Giuseppe, dopo Maria, è il primo e più perfetto Adoratore del Verbo Incarnato ed il servo suo più devotissimo. Per questo le Adoratrici si affidino a Lui nel tempo dell’adorazione come guida e maestro. La sua santità fu attuata nel nascondimento e nel silenzio di Nazareth e alimentata da una viva fede e da un totale abbandono ». (Cost. art 64)

Un’analoga sintesi è racchiusa in una delle nostre preghiere al santo Patriarca: «Glorioso Patriarca S. Giuseppe che hai saputo accogliere il piano di Dio su di te, proteggi la Chiesa, custodisci il nostro Ordine, sii sempre guida e Maestro nell’Adorazione a Gesù presente nell’Eucaristia. Volgi il tuo vigile sguardo sopra ogni uomo, perché dopo la vita terrena, raggiunga la dimora del cielo preparata dall’amore del Padre». (Preghiere p. 83)

Quest’ultima preghiera, in particolare mette in luce un ultimo aspetto di san Giuseppe, quello di protettore ad un tempo della Chiesa e di ogni uomo.

 

 

DALL’ENCICLICA REDEMPTORIS CUSTOS DI GIOVANNI PAOLO II

 

Concludiamo questo excursus su San Giuseppe con alcuni accenni alla bella Enciclica di Giovanni Paolo II sul nostro santo Patrono. In essa vediamo riconfermate alcune linee presenti nella nostra tradizione religiosa. Anche se San Giuseppe non viene indicato come «adoratore del Verbo Incarnato» è però presentato come modello di una perfetta vita interiore e di un silenzio colmo della Divina Presenza:

I Vangeli parlano esclusivamente di ciò che Giuseppe «fece»; tuttavia, consentono di scoprire nelle sue «azioni», avvolte dal silenzio, un clima di profonda contemplazione. Giuseppe era in quotidiano contatto col mistero «nascosto da secoli», che «prese dimora» sotto il tetto di casa sua. Questo spiega, ad esempio, perché santa Teresa di Gesù, la grande riformatrice del Carmelo contemplativo, si fece promotrice del rinnovamento del culto di  san Giuseppe nella cristianità occidentale.[RC 25]

Il santo Padre, rifacendosi alle parole di Paolo VI lo addita inoltre quale esempio di chi realizza pienamente la vocazione affidatagli da Dio con obbedienza attiva e creativa:

Il sacrificio totale, che Giuseppe fece di tutta la sua esistenza alle esigenze della venuta del Messia nella propria casa, trova la ragione adeguata nella «sua insondabile vita interiore», dalla quale vengono a lui ordini e conforti singolarissimi, e derivano a lui la logica e la forza, propria delle anime semplici e limpide, delle grandi decisioni, come quella di mettere subito a disposizione dei disegni divini la sua libertà, («Insegnamenti di Paolo VI», VII [1969] 1268). [RC 25]

San Giuseppe aiuta anche quanti vivono, nella loro vocazione, una tensione tra contemplazione e azione: L’apparente tensione tra la vita attiva e quella contemplativa trova in [San Giuseppe] un ideale superamento, possibile a chi possiede la perfezione della carità. Seguendo la nota distinzione tra l’amore della verità («caritas veritatis») e l’esigenza dell’amore («necessitas caritatis») (cfr. S. Thomae, «Summa Theologiae», II-II, q. 182, a. 1, ad 3), possiamo dire che Giuseppe ha sperimentato sia l’amore della verità, cioè il puro amore di contemplazione della verità divina che irradiava dall’umanità di Cristo, sia l’esigenza dell’amore, cioè l’amore altrettanto puro del servizio, richiesto dalla tutela e dallo sviluppo di quella stessa umanità.

 

 

PATRONO DELLA CHIESA DEL NOSTRO TEMPO PATRONO DI OGNI UOMO

 

Che San Giuseppe sia patrono per il nostro tempo ce lo ricorda Leone XIII nella sua Enciclica Quamquam Pluries:

«Le ragioni per cui il beato Giuseppe deve essere considerato speciale Patrono della Chiesa, e la Chiesa, a sua volta, ripromettersi moltissimo dalla tutela e dal patrocinio di lui, nascono principalmente dall’essere egli sposo di Maria e padre putativo di Gesù... Giuseppe fu a suo tempo legittimo e naturale custode, capo e difensore della divina Famiglia... È dunque cosa conveniente e sommamente degna del beato Giuseppe, che, a quel modo che egli un tempo soleva tutelare santamente in ogni evento la famiglia di Nazaret, così ora copra e difenda col suo celeste patrocinio la Chiesa di Cristo» («Quamquam Pluries», die 15 aug. 1889: «Leonis XIII P. M. Acta», IX [1890] 177-179).

E aggiunge Giovanni Paolo II:

Questo patrocinio deve essere invocato ed è necessario tuttora alla Chiesa non soltanto a difesa contro gli insorgenti pericoli, ma anche e soprattutto a conforto del suo rinnovato impegno di evangelizzazione nel mondo e di rievangelizzazione in quei «paesi e nazioni dove

- come ho scritto nell’esortazione apostolica  “Christifideles Laici” - la religione e la vita cristiana erano un tempo quanto mai fiorenti», e che «sono ora messi a dura prova» [29].

Nella Esortazione Apostolica Redemptoris Custos, viene poi ricordata la celebre preghiera «A Te Beato Giuseppe», riportata dallo stesso Leone XIII. Con questa preghiera a noi così nota e così ben illustrata dall’Esortazione papale chiudiamo la nostra riflessione:

Già cento anni fa Papa Leone XIII esortava il mondo cattolico a pregare per ottenere la protezione di san Giuseppe, patrono di tutta la Chiesa. L’epistola enciclica «Quamquam Pluries» si richiamava a quell’«amore paterno» che Giuseppe «portava al fanciullo Gesù», ed a lui, «provvido custode della divina Famiglia», raccomandava «la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue». Da allora la Chiesa - come ho ricordato all’inizio – implora la protezione di san Giuseppe «per quel sacro vincolo di carità che lo strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio» e gli raccomanda tutte le sue sollecitudini, anche  per le minacce che incombono sulla famiglia umana.

Ancora oggi abbiamo numerosi motivi per pregare nello stesso modo: «Allontana da noi, o padre amatissimo, questa peste di errori e di vizi..., assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre...; e come un tempo scampasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità » (cfr. «Oratio ad Sanctum Iosephum», quae proxime sequitur textum ipsius Epist. Enc. «Quamquam Pluries» die 15 aug. 1889: «Leone XIII P. M. Acta», IX [1890] 183). Ancora oggi abbiamo perduranti motivi per raccomandare a san Giuseppe ogni uomo.

 

 

 

 

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1 Cfr. Mario Righetti, Storia liturgica - vol. II /Ancora 1969

2 Esortazione Apostolica Redemptoris Custos, Giovanni Paolo II, 15 Agosto 1989

3 Cfr. Mario Righetti, Storia liturgica - vol. II /Ancora 1969

4 Cfr. Esortazione Apostolica Redemptoris Custos, Giovanni Paolo II, 15 Agosto 1989

5 Cfr. Florilegio Spirituale di San Paolo della Croce, Montalto Marche 1913

 

 

 

 

FINITO DI STAMPARE I L 26 GIUGNO 2005

- GIORNO ANNIVERSARIO DELLA PROMULGAZIONE

DEL DECRETO D I ALLARGAMENTO DELLA FEDERAZIONE

A I MONASTERI SPAGNOLI (1985) -

COI T I P I DELLA TIPOLITOGRAFIA

NAZIONALE SAI DI VIGEVANO