Casella di testo: Santuario Diocesano dell’ Eucaristia
Monastero del Sacro Cuore - Via Trento 27 - Vigevano  (PV)

Casella di testo: Ordine Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento

 

 

 

 

 

 

beata Maria maddalena dell' incarnazione

quadro storico

 

 Quadro Storico

riassuntivo dell’arco di tempo in cui visse Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione

Fondatrice dell’Ordine delle

Adoratrici Perpetue del SS.mo Sacramento

 

 1

 

 I brevi cenni storici qui riportati intendono

narrare e interpretare lo svolgimento

della civiltà umana nelle sue istituzioni

politiche, economiche, religiose

e morali di un tempo nel quale il

Signore ha voluto fortemente richiamare

all’umanità il rapporto d’amore con

l’Emanuele.

 

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© Federazione delle Adoratrici Perpetue

del SS.mo Sacramento

Anno dell’Eucaristia 2004-2005


 

 

QUADRO STORICO

 

La vita di Madre Maria Maddalena (1770-1824) si svolse in un periodo storico particolarmente tormentato e drammatico: confluirono in esso, e specialmente negli anni della rivoluzione francese, gli avvenimenti, le difficoltà, le innovazioni, le ribellioni in campo politico, sociale, filosofico e religioso che avevano travagliato l’Europa dal secolo XVI al XVIII. La spinta più forte alle innovazioni e al sovvertimento dei valori fino allora riconosciuti venne dall’Illuminismo, corrente di pensiero nata in Inghilterra nella seconda metà del 1600 e diffusasi, nel secolo successivo, particolarmente in Francia ma anche nel resto dell’Europa, soprattutto occidentale, assumendo connotazioni diverse nei diversi paesi.

 

«Il Lume»

 

L’anno del «lume» si sa è lo stesso della Rivoluzione francese. Anno fatale che segna lo spartiacque tra il vecchio mondo dei privilegi, di quello che con un ter mine sintetico verrà chiamato l’ancien régime durato diversi secoli e la cui spina dorsale era rappresentata dall’alleanza del trono con l’altare. L’Europa dal secolo dei Lumi, il ’700, entra decisamente nel periodo del distacco, purtroppo violento, segnato da un fiume di lacrime, sangue, rovine, dalla Chiesa per procedere sempre più speditamente nella via della secolarizzazione, della ricerca spasmodica del benessere fino all’idolatria del denaro, della razza, dei nazionalismi, dei superorismi, dei collettivismi. Correnti ideologiche ben note che hanno portato infiniti dolori e sconvolgimenti nel tessuto profondo della società e delle coscienze.

Periodo convulso, niente affatto concluso, e di cui noi stiamo vivendo una stagione nuova non più fatta di contrapposte ideologie ma di dure contrapposizioni tra fondamentalismi religiosi di micidiale portata e di incongruo uso da parte di fanatici assetati di potere e di predominio. L’èra della globalizzazione, ultima arrivata dal periodo inizialmente citato, ancora si dibatte intorno a quei nodi che la ghigliottina rivoluzionaria voleva recidere come risolutrice di antiche contraddizioni.

(p. Zecca)

 

L’Illuminismo improntò di sé la cultura e la filosofia del suo tempo. Il suo nome voleva indicare l’illuminazione che, secondo i suoi sostenitori, i «lumi della ragione» apportano non solo nel pensiero ma anche negli aspetti pratici della vita: da qui la fiducia nella potenza della ragione, considerata come misura di tutte le cose e norma unica e suprema della vita; la lotta contro i valori della tradizione; la demolizionedi quella che essi definivano «barbarie» medievale; il riformismo economico- sociale, fondato sulla convinzione dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, contro i privilegi allora esistenti per nobili e alto clero; l’opposizione della maggior parte dei suoi seguaci a ogni forma di religione, ma soprattutto al Cristianesimo, in quanto le verità di fede attingono al soprannaturale, che essi negavano.

 

 

 Le devozioni

 

Dal punto di vista religioso «fra Settecento e Ottocento assumono una rilevanza straordinaria nella devozione cattolica in Italia alcuni culti: il S. Cuore, l’Eucaristia, la Madonna, le Anime del Purgatorio, S. Antonio di Padova e il Preziosissimo Sangue. I nuovi devoti non provengono solo dalle classi di umile estrazione sociale, sono anche intellettuali, teologi, pontefici, che conferiscono a questi culti un’autorevolezza che raramente si riscontra in altre devozioni del passato, in quelle che destavano non poche preoccupazioni nel Muratori, per certi eccessi che sconfinavano nella superstizione…». Ci interessa però qui sottolineare il rilievo assunto dalla devozione alla Eucaristia, favorito dall’azione profonda di S. Alfonso M. de’ Liguori: «Accanto al S. Cuore fiorì la devozione eucaristica che aveva trovato nel Concilio di Trento una vigorosa affermazione in funzione antiprotestante per rivendicare a pieno titolo la presenza reale di Gesù Cristo sotto le apparenze del pane e del vino. Sulla Eucaristia il Settecento trovò un interprete straordinario in Alfonso Maria de’ Liguori, “il miglior artista della devozione”

 (G. De Luca),

il quale licenziò alle stampe nel 1744 le Visite al SS. Sacramento, considerata l’opera più caratteristica del santo dottore. Questa devozione non è stata certo inventata da Alfonso; l’operetta però si distingue per la originalità del metodo. Il santo aveva messo insieme alcune pie riflessioni ad uso delle case dei novizi della Congregazione dei Redentoristi, da lui fondata; e tra i partecipanti al devoto esercizio quotidiano della visita al SS. Sacramento c’era un laico, Giovanni Olivieri, il quale si innamorò talmente di quel metodo (elevazioni a Gesù sacramentato), con quell’afflato religioso congeniale alla sua vita spirituale, che finanziò la stampa dell’operetta. In edizioni successive il santo sentì il bisogno di ritoccare il titolo, che da Pensieri ed affetti devoti nelle visite al SS. Sacramento divenne Visite al SS. Sacramento ed a Maria Santissima. Il successo del libro ha del prodigioso. Le edizioni che si conoscono nelle varie lingue superano il numero di duemila, osservava De Luca fin dagli anni Trenta. E si può dire che non esiste tabernacolo del Sud e del Nord Italia, nonché nell’Europa, che almeno  una volta non abbia sentito sillabare conamore le preghiere di questo devoto libretto alfonsiano». (Piero Zovatto)

 

Ci fu, è vero un illuminismo cattolico, ma quella che poteva essere una forza innovatrice della società si rivelò poi, di fatto,un forza sovvertitrice, le cui idee furono l’anima della rivoluzione francese con le sue aberrazioni. In Italia gli illuministi si interessarono soprattutto di questioni sociali, economiche, giuridiche e politiche, cercando il modo per migliorare la convivenza umana e promuovere la civiltà; non rinnegarono i valori del passato, sia culturali, sia religiosi, anche se, questi, non sempre secondo l’ortodossia cattolica. Tra gli illuministi italiani vogliamo ricordare: Ludovico Antonio Muratori e Cesare Beccaria che col suo libro «Dei delitti e delle pene» ha notevolmente influito sull’evoluzione del moderno diritto penale. In Prussia, Austria, Russia, Italia (Lombardia, Toscana), alcuni sovrani (detti poi «illuminati»), rendendosi conto delle difficoltà in cui i loro stati si dibattevano, sulla scia dell’Illuminismo avviarono riforme, ma solo nella misura in cui esse potevano consolidare il loro potere assoluto: chiamarono al governo della cosa pubblica borghesi che, esperti del mondo economico e dell’amministrazione dei beni, potessero trovare rimedio alle difficoltà delle finanze statali; imposero tasse su tutte le proprietà terriere, abolirono dogane, liberalizzarono i passaggi di proprietà e favorirono l'iniziativa individuale; vollero che si diffondesse l’istruzione pubblica non però per formare liberi cittadini, ma per preparare sudditi a loro fedeli; fecero una forte opposizione alla Chiesa e in particolare alla Compagnia di Gesù, che fu poi sciolta da Papa Clemente XIV nel 1773.

 

 

LO STATO DELLA CHIESA

 

Negli ultimi decenni del 1700 e nel 1800 i Papi si trovarono in un clima di ostilità maggiore che mai e sempre crescente.

 

 

 

Il Magistero

 

Mi stupisce sempre vedere che il magistero, sia quello episcopale, ma soprattutto quello papale, in mezzo alle cure più pressanti sui grandi temi del giorno, dovendo far fronte senza respiro a difendere il gregge di Gesù Cristo dai lupi rapaci e famelici, dai mercenari pigri pavidi

indifferenti, cinici, si preoccupi di dare spazio ai piccoli semi che il gioco della Provvidenza sparge di tanto in tanto nel campo sempre fecondo della Chiesa santa.

Così Pio VII, il monaco Barnaba Chiaramonti, non è solo l’inerme roccia che si contrappone alla possanza del tiranno còrso, non è soltanto colui che darà nuova vitalità agli antichi ordini, congregazioni e altre istituzioni, soppresse dalla ventata raggelante della Rivoluzione

Francese e dal dispotismo burocratico napoleonico assetato di continue fonti di denaro per le incessanti guerre che inzupparono di sangue l’intera Europa. Il Vicario di Cristo non può non ascoltare la voce dello Spirito che soffia incessantemente nella Chiesa e che si serve di strumenti umili, nascosti ma totalmente dediti alla ricerca del bene e del meglio per il bene della Chiesa e la manifestazione sempre più evidente e diffusa del Regno di Dio. È commovente l’attenzione del fragile papa, provato ma non spezzato, ad inserire nella Chiesa, già ricca di tante istituzioni che ruotano attorno all’Eucaristia, un ordine nuovo, una comunità di claustrali, di contemplative totalmente consacrate al culto, alla venerazione, all’imitazione

della dedizione oblativa di Gesù che è voluto restare per sempre tra i suoi («Fate questo in memoria di me») per essere «pro-vocazione» perenne a condividere la stessa oblatività «pro mundi vita».

Ed è bello vedere, dopo le iniziali diffidenze, l’altro pontefice entrato nella vicenda delle Adoratrici, ossia Leone XII, come accolga, cordialmente e senza riserve, questo piccolo seme destinato rapidamente, pure in mezzo a bufere e contraddizioni anche interne (ma dove non si nasconde lo spirito di satana, il «divisore» per antonomasia!) a crescere e ad espandersi.

 (p. Zecca)

 

La loro posizione era diventata particolarmente difficile da quando era cominciato il potere temporale: accentrare nelle proprie mani il potere politico e quello religioso non era un’impresa da poco. Come capi di stato, dovevano destreggiarsi fra gli altri stati europei senza confronto più potenti; spesso minacciati o assaliti, dovevano affidarsi alla diplomazia o alle armi e a varie alleanze militari per conservare il loro territorio, come qualsiasi capo

di stato deve fare. Le difficoltà erano anche maggiori perché qui non c’era continuità dinastica e a ogni cambiar di papa, cambiava anche la Curia romana e quasi sempre si seguiva una linea politica diversa. Politicamente la loro era comunque una monarchia assoluta. Come capi della Chiesa il loro primo compito era quello di custodire e difendere il depositum fidei: nel 1700 due erano i nemici irriducibili: il mondo protestante e le idee antireligiose dell’Illuminismo

che si erano diffuse anche nel territorio dello Stato Pontificio, però prevalentemente fra ricchi borghesi, alcuni nobili e pochi preti. Avvenivano ogni tanto delle sommosse anche perché la plebe era in condizioni miserrime. Il bilancio dello stato faceva acqua da tutte le parti, tanto più che gli inviati delle potenze straniere presso il Papa pretendevano libertà di azionee di commercio con esenzione dalle dogane. La Francia repubblicana poi non pagò più le decime al clero e confiscò molti beni appartenenti alla Chiesa.

Quando nel 1796/97 arrivarono in Italia gli eserciti francesi e cominciarono a invadere il territorio dello Stato Pontificio, la situazione si fece gravissima: alle proteste di papa Pio VI i Francesi risposero avanzando ulteriormente: si dovette trattare, (Trattato di Tolentino) ma furono imposte condizioni assai pesanti: furono lasciati liberi alcuni dei territori occupati solo dietro pagamento di enormi somme di denaro e versamento di una notevole quantità di diamanti.

All’interno di Roma ci fu chi (francese o non) manovrò per far scoppiare disordini e dopo l’uccisione, da parte delle milizie papali, del generale Duphot, l’esercito francese ebbe il pretesto per occupare la città (1798): fu allora che si proclamò la Repubblica Romana. Furono soppressi gli ordini religiosi, fu perseguitato il clero «refrattario», fu statalizzata la scuola; ebbero qualche vantaggio i borghesi e alcuni aristocratici favorevoli ai cambiamenti, ma furono anche conferiti poteri speciali ai Francesi, civili o militari, presenti sul territorio. Il ceto popolare, enormemente impoverito fino alla fame e alla mancanza assoluta di lavoro, di retribuzione e di assistenza provocate dall’occupazione francese, rimase anche qui estromesso dalla partecipazione al governo. La maggioranza della popolazione era contraria al nuovo assetto politico e il Papa, da parte sua, si rifiutò di riconoscerlo: fu allora portato prigioniero, prima in Toscana, poi in Francia dove morì nel 1799. In questo stesso anno un intervento militare di Austria e Borboni di Napoli costrinse i Francesi a ritirarsi dall’Italia e il nuovo Papa, Pio VII, eletto nel 1800, poté ritornare in Roma. Su consiglio del segretario di stato cardinal Consalvi, abile politico e coraggioso riformatore, egli acconsentì ad armonizzare le istituzioni con i bisogni e le idee dei tempi e firmò un concordato con la Francia nel tentativo di riportare la pace nella Chiesa francese. La situazione era comunque rischiosa e tanto più lo divenne quando nel 1804 Napoleone, che aveva preso il potere con un colpo di stato, volle essere incoronato imperatore, a Parigi e non a Roma, proprio

dal papa: Pio VII acconsentì per un ennesimo tentativo di pacificazione. Non acconsentì invece, nel 1806, al blocco continentale (oggi diremmo l’embargo) imposto da Napoleone contro l’Inghilterra e i rapporti fra lui e la Francia si andarono deteriorando, finché il 2 febbraio 1808 Roma fu di nuovo occupata dalle truppe francesi; l’anno seguente lo Stato Pontificio fu aggregato all’impero napoleonico. Pio VII protestò scomunicando gli invasori e perciò fu arrestato e rinchiuso nel palazzo vescovile di Savona; fu poi deportato in Francia a Fontainebleau. Solo nel 1814 potè tornare a Roma, dopo che Napoleone, sconfitto e deposto, era stato esiliato nell’isola d’Elba.

La popolazione salutò con entusiasmo il ritorno del papa, delusa com’era delle promesse di riforme e leggi a suo favore, fatte dal nuovo governo e poi non mantenute, e disgustata delle molte angherie dei francesi, contro i quali c’erano state anche sommosse popolari nelle regioni dell’Italia centrale. Quando poi Napoleone, che era riuscito a riprendere il potere («governo dei cento giorni») fu sconfitto definitivamente a Waterloo ed esiliato nell’isola di S. Elena, cessò il pericolo maggiore. Il cardinale Consalvi rappresentò il pontefice al congresso di Vienna, riunitosi per restaurare i governi precedenti alla rivoluzione francese e riuscì ad ottenere che allo Stato Pontificio fossero restituiti quasi interamente i territori che gli erano stati usurpati.

Pio VII si mostrò incline a riforme, fra cui il riordinamento delle finanze, della giustizia e dell’esercito. Si prepararono a poco a poco grandi cambiamenti nell’assetto politico dell’intero continente europeo.

Il Papa Pio IX nel 1846 tentò riforme di tipo liberale, ma in Italia si voleva ben altro e nel 1870 lo Stato della Chiesa ebbe fine, occupato dall’esercito di Vittorio Emanuele II.

 

 

PORTO S. STEFANO

 

Porto S. Stefano, che ora è una frequentata ed elegante meta turistica e stazione balneare, e anche sede di industrie e porto peschereccio e commerciale con cantieri navali, quando vi nacque Madre Maddalena, «contava circa 700 abitanti, per lo più pescatori, molti dei quali erano venuti dall’Italia meridionale e dall’isola d’Elba, dopo che si erano scoperti in quella zona di mare importanti banchi di coralli.

La località conosciuta fin dall’antichità come buon osservatorio per la pesca dei tonni (il geografo greco Strabone ne parla nel I° secolo a. C. chiamandola “portus incitaria”

o “portus ad cetaria”) ebbe dapprima la denominazione di Portus Traianus, mutata in seguito in Castrum Argentana.

Solo nel secolo XIV compare il nuovo nome di Porto S. Stefano... Ancora nel sec. XVI era un semplice punto di approdo che offriva solo riparo alle navi.

Divenne centro abitato e comunità stabile solo a partire dagli inizi del secolo XVIII... Per l’istruzione e la pratica religiosa della popolazione, ebbe grande importanza l’insediamento sul Monte Argentario di S. Paolo della Croce e suo fratello Giovanni Battista con la primissima comunità dei Padri Passionisti: nel 1730 il paese cominciò ad avere una propria chiesa funzionante col proprio parroco e nel 1763 la parrocchia fu elevata al titolo di arcipretura...; grazie all’assistenza spirituale dei Passionisti, prese a contraddistinguersi per la sua profonda devozione all’Eucaristia e alla Vergine Addolorata.

Politicamente il paese apparteneva al Regnodi Napoli.

Per comprendere la ragione di questa strana appartenenza si devono considerare le vicende storiche dell’Italia. Essa era da più secoli ormai terra di tutti e di nessuno, frantumata in molti territori piccoli e meno piccoli, il cui possesso se lo disputavano i grandi dell’Europa del tempo: Francesi, Spagnoli, Austriaci ecc.; il suo territorio era considerato il miglior campo di battaglia esistente per le lotte per la supremazia: le distruzioni, le razzie, i saccheggi e la conseguente miseria che le guerre portavano con sé avvenivano soprattutto qui e poi, nei trattati di pace, ognuno si prendeva o affidava a propri amici quelle parti della penisola che più gli interessavano, specialmente dal punto di vista strategico.

Emblematica, da questo punto di vista, è la sorte di Porto S. Stefano e del promontorio di Monte Argentario, che, con Orbetello, Talamone, Porto Ercole e non molto dopo anche Porto Longone dell’isola d’Elba, furono tolti nel 1557 alla repubblica di Siena e uniti a formare il piccolissimo «Stato dei Presidi» dato alla Spagna che considerava quelle località ottime basidi controllo e protezione delle vie di comunicazione marittima nel Mare Tirreno. Ma poi, a metà del 1600, lo Stato dei Presidi fu occupato dai Francesi e non molto dopo dagli Austriaci, ai quali fu assegnato nel primi decenni del 1700 con i trattati di pace seguiti a lunghe, complesse guerre di predominio. Infine nel 1738 fu dato ai Borboni, re di Napoli, che lo ebbero fino al periodo napoleonico, quando, dal nuovo padrone, Napoleone Bonaparte, fu unito alla Toscana a formare il regno d’Etruria. Poi con le trattative del Congresso di Vienna del 1815 fu dato definitivamente al granduca di Toscana. Nel 1861 la Toscana, Presidi compresi, entrò a far parte del Regno d’Italia di Vittorio Emanuele II di Savoia.

  

 

I Passionisti

 

Leggendo la biografia della Venerabile Madre mi ha molto colpito il fatto che abbia mosso i primi passi nella via della ricerca di Dio e della sua volontà all’ombra del Monte Argentario. Per i Passionisti questo stupendo promontorio è come la Verna per i Francescani e Montecassino

per i Benedettini. Su questo monte il nostro Fondatore, san Paolo della Croce (1694-1775), insieme al ven. suo fratello padre Giovanni Battista (+1765), ha edificato i primi due «ritiri» comunitari, con tanti sacrifici ed enormi difficoltà.

A Orbetello ed a Porto Santo Stefano i primi padri della nascente congregazione hanno profuso il loro zelo apostolico con le «missioni», la predicazione quaresimale e il ministero della Riconciliazione, sempre unito ad una saggia e prudente direzione spirituale. Divo Barsotti

ha potuto scrivere che «in questi due ultimi secoli la mistica cattolica è in gran parte legata alla congregazione della Passione. (…) Alcune fra le più grandi donne che hanno avuto carismi

eccezionali nella vita della Chiesa di questi ultimi secoli, sono legate o dipendono più o meno dai Passionisti; sono, fra le altre, Gemma Galgani a Lucca e Lucia Manganoin Sicilia»

 (Divo Barsotti, in Magistero di santi, Roma 1971, pp. 123-150, passim).

E mi piace annoverare anche questa perla dell’Argentario, qual è la venerabile Madre,

nella corona di persone aiutate a seguire con generosità la volontà di Dio dai Passionisti. È stato un dono, quello della guida di anime elette, più volte ripetuto e rinnovato nella storia della congregazione, accettato con umile gratitudine e solerte impegno. (P. Zecca)

Leggo nella biografia della Venerabile: «La parrocchia di Santo Stefano, grazie particolarmente alle cure assidue e all’assistenza spirituale di san Paolo della Croce e dei suoi Passionisti, prese a contraddistinguersi per la sua profonda pietà eucaristica. Infatti la devozione al SS.mo

Sacramento e alla Vergine santissima in special modo ai suoi dolori, è una delle caratteristiche dei passionisti; e che inculcarono tali devozioni, promovendo sorattutto il culto eucaristico»

 

(L’Ordine delle Adoratrici Perpetue. Notizie storiche, a cura di una Monaca adoratrice, Vigevano 1996, p. 9).

 

Non sappiamo i nomi dei passionisti che entrano nella vicenda di Caterina; il primo ricordato è il religioso fratello che ritrova la bimbetta di appena tre anni persa nel bosco e la riconduce in casa e poi, citazione ancora più interessante, è quella che riguarda la frequentazione della chiesa della Presentazione dove Caterina trova chi la segue attentamente; individua in lei i segni della vocazione monastica, le indica la possibilità di entrare nel monastero delle Passioniste appena fondate in Tarquinia, ma si rimette alla decisione della giovanetta che invece si sente chiamata ad entrare fra le monache del monastero dei SS. Filippo e Giacomo

di Ischia di Castro. Importante indizio di una grande libertà nell’operare il discernimento vocazionale che tutto è meno che tentativo di condizionamento per fini di proselitismo e tanto meno pretesto per plagiare le scelte di vita che devono essere operate in ascolto della volontà

divina, con grande distacco dai possibili interessi di parte. L’episodio della visione del Crocifisso nello specchio sancisce come un sigillo al lavorio della Grazia

che vuole entrare sempre di più nel cuore della giovinetta per prepararla ai futuri risolvimenti di Fondatrice dell’ultimo Ordine femminile della Chiesa. Esperienza analoga a quella di santa Teresa di Gesù davanti all’immagine dell’Ecce

homo. (P. Zecca)

  

  

CONCLUSIONE

 

«Che singolare compiacenza della Provvidenza, che proprio l’anno in cui cominciava quello sconvolgimento (che forse non è poi ancora totalmente finito) della vita, dei rapporti, della società, anzi con la fantasia che alla Provvidenza non difetta mai, con qualche mese di anticipo sull’inizio dello sconvolgimento, la Provvidenza abbia scelto un piccolo paese della

provincia italiana - forse a ricordare che la resistenza sarebbe partita dal popolo ed il popolo allora non si radunava nelle grandi città, ma era dentro la vita quasi polverizzata dei piccoli paesi - abbia scelto in fondo una donna umile, assolutamente

umile e consapevole della sua umiltà, ma le abbia donato un carisma straordinario, straordinario per la sua assoluta semplicità: stare di fronte a Cristo Eucaristia con un’adorazione perpetua, perché venga garantita l’origine di tutto, la fonte di tutto. Bisogna inginocchiarsi giorno e notte di fronte all’Ostia consacrata, perché è da qui che sgorga, misteriosamente, la vita nuova di Cristo, che genera il popolo cristiano e lo genera come un popolo educato da chi guida, prende coscienza della propria cultura e vive la propria testimonianza.

Si potrebbe dire che tutto nasce dall’adorazione e la Provvidenza, per preparare il popolo cristiano al grande martirio degli ultimi secoli, con la nascita della vostra opera, si è presa la libertà di ricordare che tutto era già dato all’inizio, che tutto stava nel gesto semplicissimo

e silenzioso dell’adorazione; di lì fluisce il popolo, di lì nasce e si rigenera la cultura, di lì può venire la forza che fa sostenere il martirio, come ci ricordava in un’intervista televisiva, qualche giorno prima della sua morte, il Cardinale vietnamita Van Tuan, che celebrava la Messa tutti i giorni in carcere, con una goccia di vino ed una goccia d’acqua nel palmo della

mano e diceva: “traevo dall’Eucaristia la forza per resistere” a quello che nessuno di noi riuscirebbe nemmenoad immaginare…

Dio ha concesso alla vostra Fondatrice di trapassare in profondità, tutto lo spessore di tragedia che il 1789 avrebbe incominciato per assicurare la radice profonda, il

Fondamento del popolo cristiano; il fondamento del popolo cristiano è l’Eucaristia e ciò che mette in contatto con questo fondamento è l’adorazione dell’Eucaristia.

Credo così che possa essere assolutamente chiaro, certamente innanzitutto a voi che vivete di questo carisma ed anche a noi, che in qualche modo lo abbiamo accostato e lo abbiamo fatto diventare criterio di lettura di questi secoli, che il Sangue dell’adorazione è lo stesso Sangue del martirio ed il Sangue del martirio è lo stesso Sangue dell’adorazione».

 

(Cfr. Prof. Mons. Luigi Negri Alle giovani Adoratrici 2002)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FINITO DI STAMPARE I L 26 GIUGNO 2005

- GIORNO ANNIVERSARIO DELLA PROMULGAZIONE

DEL DECRETO D I ALLARGAMENTO DELLA FEDERAZIONE

A I MONASTERI SPAGNOLI (1985) -

COI T I P I DELLA TIPOLITOGRAFIA

NAZIONALE SAI DI VIGEVANO