Casella di testo: Santuario Diocesano dell’ Eucaristia
Monastero del Sacro Cuore - Via Trento 27 - Vigevano  (PV)

Casella di testo: Ordine Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento

 

 

 

 

 

 

beata Maria maddalena dell' incarnazione

la vita teologale

 

 

 

La Vita Teologale

in Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione

Fondatrice dell’Ordine delle Adoratrici Perpetue

del SS.mo Sacramento

 

7

 

Le Virtù Teologali uniscono a Dio per

mezzo di Gesù Cristo e ci fanno partecipare

alla Vita Divina.

Sono nelle stesso tempo unificanti e trasformanti

(Tanquerey Compendio Teol. n. 1168)

 

 

 

 

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© Federazione delle Adoratrici Perpetue

del SS.mo Sacramento

Anno dell’Eucaristia 2004-2005


 

 

INTRODUZIONE

 

Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione (Caterina Sordini), Fondatrice dell’Ordine  delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento, nella sua vita terrena  ha realizzato lo stesso desiderio del Signore di «attirare tutti a Sè»1 attraverso il suo Corpo e Sangue realmente presente nella Santissima Eucaristia. «Adorando in spirito e verità» 2 ha sviluppato a pieno il germe della santità deposto in lei nel giorno del suo Battesimo, dove lo Spirito Santo, l’ha resa figlia di Dio. Questo tesoro portato in vasi d’argilla è cresciuto nel «tempo umano», ma unicamente proiettato nell’eternità, perché così è la vita divina: una trasfigurazione di quella umana. Le sue virtù sia teologali, che cardinali, e tutte quelle annesse, hanno raggiunto nella sua vita terrena un «grado eroico» tale, da poter essere riconosciute dalla Santa Madre Chiesa. Così che, la bellezza della sua vita spirituale,  il suo «misticismo», quel grande e ardente amore «appassionato» per Dio è oggi quel «nuovo lume» su cui le figlie e i fedeli laici camminano alla luce di quel «Sole Eucaristico» che mai tramonta. Investita di «una chiamata nella chiamata », quella della santità, Madre Maria Maddalena non sciupò nessuna delle grazie elargite gratuitamente per conquistare la meta. Anche se in clausura sapeva bene che la «luce» avrebbe irradiato al di là delle grate, perché se il suo corpo era, di fatto, «prigioniero d’amore » non lo era di certo il suo cuore, libero di essere «missionario» nel mondo. Per questo chi aveva modo di avvicinarla  riconosceva in lei la santità di vita che conduceva e non poteva non rimanerne attratto: «Attirami dietro a Te, corriamo!»3. Il tema sviluppato illustrerà le testimonianze raccolte nei processi per la causa di beatificazione inerenti in modo specifico alla vita teologale, cioè al suo rapporto diretto con Dio (virtù teologali) e al suo agire morale (virtù cardinali); esse rappresentano le «sette lampade» della vita cristiana, così come le nominava Papa Giovanni XXIII. Si spiega prima brevemente il significato teologico delle virtù prese in esame e poi come in Madre Maria Maddalena sono cresciute, si sono sviluppate e arrivate alla perfezione nel corso della sua vita: nella sua infanzia, adolescenza, nel monastero di Ischia, a Roma nel primo periodo, nel suo esilio a Porto S. Stefano e a Firenze, nell’ultimo periodo a Roma fino alla sua morte, dove negli ultimi quaranta giorni di vita la pienezza delle virtù «rifulse» in tutta la sua bellezza. Infine una conclusione ed uno sguardo ad imitare nella via della santità colei che, nel nostro specifico carisma, ci è Madre e guida, dietro le orme di coloro che nella sua profonda umiltà chiamava i veri «fondatori» dell’Opera: Gesù e Maria.

 

 

VIRTÙ,  VIRTÙ TEOLOGALI E VIRTÙ CARDINALI 4

 

La virtù è una disposizione abituale e ferma a fare il bene, consentendo alla persona che la pratica non solo di compiere atti buoni, ma di dare il meglio di sé. La persona tende di conseguenza verso il bene scegliendolo in azioni concrete. Nella Sacra Scrittura più che della virtù si parla dell’uomo virtuoso, della persona giusta e perfetta che si incammina docilmente sulla via tracciata dal Signore seguendo la volontà divina. La teologia presenta varie distinzioni tra le diverse virtù: si hanno così virtù naturali e virtù soprannaturali, virtù acquisite e virtù infuse dove la virtù è «infusa » da Dio e «acquisita» tramite lo sforzo umano per vivere il vangelo. Le principali virtù infuse sono le virtù teologali: la fede, la speranza e la carità; quelle morali sono la prudenza, la giustizia,la fortezza e la temperanza.

Le virtù teologali così nominate perché si riferiscono direttamente a Dio, disponendo l’anima cristiana a vivere in relazione con la Santissima Trinità, sono infuse da Dio nell’anima dei fedeli per renderli capaci di agire quali suoi figli e meritare la vita eterna.

La fede è la virtù teologale per la quale noi crediamo in Dio e a tutto ciò che ha detto e rivelato e che la Santa Chiesa ci propone a credere. Il vero discepolo è colui che non solo custodisce il dono della fede, ma vive di essa, la professa, dà testimonianza con franchezza e infine la diffonde; è capace di vedere le cose e di giudicarle dal punto di vista divino.

La speranza è la virtù teologale per la quale desideriamo il Regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nella Misericordia Divina. Nulla scoraggia le anime che sperano in Dio. La speranza è un forte sostegno, dona una pace e una serenità inalterabile ed un desiderio di raggiungere presto la patria celeste.

La carità è la virtù teologale per la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amor di Dio: è la virtù che rimane in eterno perché ci donerà la pienezza dell’amore della Santissima Trinità.

 

Le virtù cardinali, così nominate perché hanno proprio la funzione di «cardine », sono quattro e da esse nascono tutte le altre. Sono diverse dalle teologali che riguardano Dio perché riguardano il nostro agire morale.

 

La prudenza dispone la ragione a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo.

 

La giustizia consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto.

 

La fortezza nelle difficoltà assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene, rendendo capaci di vincere la paura, la morte, persecuzioni e prove.

La temperanza modera l’attrattiva dei piaceri e rende capaci di equilibrio nell’uso dei beni creati.

 

 

TAVOLA CRONOLOGICA

 

16 Aprile 1770: Caterina nasce a Porto Santo Stefano (Gr) da Lorenzo Sordini e Teresa Moizzo.

 

Febbraio 1788: entra in monastero a Ischia di Castro (Vt) tra le Terziarie Francescane.

 

26 Ottobre 1788: veste l’abito Francescano assumendo il nome di Suor Maria Maddalena dell’Incarnazione.

 

19 Febbraio 1789: il Signore manifesta a Suor Maria Maddalena la sua volontà che essa fondi l’Opera dell’Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento (vede in visione angeli vestiti in bianco e rosso che adorano il Santissimo Sacramento).

 

28 Ottobre 1789: emette la Professione Religiosa.

 

20 Aprile 1802: Suor Maria Maddalena viene eletta Badessa del Monastero dei SS. Filippo e Giacomo in Ischia di Castro.

 

1806: Madre M. Maddalena stende le prime Costituzioni della futura fondazione.

 

31 Maggio 1807: Madre M. Maddalena con due monache dal monastero di Ischia di Castro parte per Roma per la Fondazione dell’Opera dell’Adorazione Perpetua di Gesù Sacramentato.

 

1807 terza domenica di Settembre Festa dell’Addolorata - : prima esposizione del Santissimo Sacramento nella chiesa dei Santi Gioacchino ed Anna a Roma.

 

2 Febbraio 1808: sono approvate le Regole dal Cardinale Della Somaglia, Vicario di Papa Pio VII.

 

1811: perquisizione dei francesi al monastero di Sant’Anna. - Madre Maria Maddalena è mandata in esilio prima a Porto Santo Stefano nella casa paterna e poi a Firenze sotto la sorveglianza della polizia.

 

1812: Madre Maria Maddalena prepara le «Istruzioni di pratiche virtuose» per le future Adoratrici.

 

19 Marzo 1814: rientro dall’esilio nel monastero di Roma.

 

1814: Madre M. Maddalena dà alle stampe il «Direttorio per l’Adorazione Perpetua a Gesù Sacramentato» e il libro del «Ritiro».

 

18 Settembre 1817: Madre M. Maddalena riceve da Mons. Menochio il nuovo abito religioso di Adoratrice (quello visto durante la visione estatica nel monastero di Ischia).

 

12 Maggio 1818: Madre Maria Maddalena emette la solenne Professione di Adoratrice Perpetua.

22 Luglio 1818: approvazione Apostolica dell’Ordine delle Adoratrici Perpetue, delle Regole e delle Costituzioni.

 

1820: Madre Maria Maddalena detta ad una novizia il commento ai «26 Avvertimenti di perfezione».

 

29 Novembre 1824: Madre M. Maddalena muore in concetto di santità lasciando alle sue figlie come testamento spirituale l’amore scambievole e l’amore al patire.

 

 

NASCITA, INFANZIA E ADOLESCENZA

 

Caterina Sordini ha il privilegio di nascere in un ambiente familiare profondamente cristiano. Soprattutto il padre, Lorenzo Sordini, trasmette alla figlia sin dalla più tenera età il profondo amore per Gesù Eucaristia. Il suo carattere «irrequieto» viene temperato sempre più con il passare degli anni; dopo alcuni incidenti, che mettono in pericolo la sua vita di bambina, si nota in lei un cambiamento. Lo racconta il confessore don Baldeschi nella biografia a lei dedicata: «…si vide Caterina non più vivace del suo naturale, ma tutta umile, obbediente, e solo intenta alla devozione. Tutte le mattine voleva andare con la  madre in chiesa, per ascoltare insieme la Santa Messa, in tempo della quale osservò la madre in lei alcuni deliqui, che succedevano specialmente dopo la consacrazione  fatta dal sacerdote… «…poi quando stava Caterina davanti a Gesù Sacramentato, che il padre di volta in volta faceva esporre a pubblica venerazione per la grande devozione che aveva, e per la viva brama che nutriva, che da tutti fosse amato e adorato, ed allora tali deliqui erano in lei più forti e lunghi. Particolarmente poi ne soffriva nei giorni del giovedì grasso, in cui il padre lo teneva esposto con maggiore solennità, e siccome questo giorno era per lei la delizia del suo cuore, così diceva al suo padre: – Babbo mio, perché non possono essere tutti i giorni giovedì grasso? –. Ma né il padre, e né la madre, ed altri poterono comprendere, perché essa così diceva, e perché le accadevano tali deliqui»5. Il fratello Giovanni Sordini, più piccolo di Caterina di undici anni, racconta il periodo dell’adolescenza della sorella: «Io ero di età assai minore di Suor M. Maddalena, e mi ricordo, che l’accompagnavo la mattina alla prima messa, e rimaneva in chiesa finché non si fosse ricondotta in casa… Ritornata a casa si applicava alle cose domestiche, e disimpegnava ordinariamente tutte le faccende di famiglia senza dare disturbo alcuno ai genitori. Vestiva modestamente, e girava coperta d’un manto nero, come allora usava. Non mi accorsi mai che avesse commesso alcun mancamento contro i comandamenti di Dio, e della Chiesa, e contro il rispetto avuto ai genitori»6. Prima di prendere la decisione, che darà una svolta definitiva alla sua vita, accade un episodio che rivela l’indole della giovane Caterina e la grazia del Signore capace di trasformare la sua anima: «…il padre… pensò di collocare in matrimonio Caterina giunta all’età di sedici anni. Avrebbe voluto tenerla con sé amandola teneramente; ma siccome oltre essere  Ella piuttosto bella d’aspetto, era semplicissima,  perciò amava di maritarla… quindi il padre conosceva un giovane di  Sorrento e si adoperò che questi avesse relazione di questa sua figlia… il giovane procurò di vederla e subito se ne invaghì… furono pertanto eseguiti i sponsali, ma restò sospeso il matrimonio per il motivo che il detto giovane aveva da sbrigare un affare molto importante a Costantinopoli…lasciò a Caterina una scatola con molte e belle gioie, che essa gradì assai, e si compiacque grandemente»7. Caterina non resiste alla tentazione di indossare i gioielli e di essere da tutti ammirata presentandosi proprio in chiesa accanto all’acquasantiera. Il padre non compiaciuto di questo atteggiamento, dopo averla rimproverata, le ordina di rientrare a casa. È proprio lo specchio, oggetto delle sue compiacenze, a svelare il volto dell’Amato: «Oh meraviglia! Oh stupore! Oh grazia! Da ciò che le apparve vide e sentì interiormente, capì lo sdegno del Signore per le sue vanità, e per il timore cadde tramortita per terra. Rivenutasi poi tutta piena di dolore, di vergogna di se stessa, e di aborrimento a secolareschi abbigliamenti, si spogliò subito di essi ne domandò perdono a Dio, e rimise nella sua scatola le gioie, vestita del suo abito semplice di casa andò da suo padre, al quale inginocchiatasi disse: - Babbo mio beneditemi, eccovi la scatola delle gioie datemi. Esse non sono più per me -. Il padre rimase sorpreso, e non potè capirne la ragione»8. Cosa accade dinnanzi allo specchio lo racconta Isabella Baldeschi nella sua preziosa testimonianza: «Nelle occasioni in cui la Serva di Dio vedeva noi ragazze un poco studiose nell’abbigliarci… per distoglierci dalle vanità del secolo avvertiva di essere noi piuttosto amanti di Gesù Crocifisso, e così comunicò a noi quanto avvenne nello specchio; disse pertanto, che un giorno era innanzi allo specchio per vedersi abbigliata, vide in luogo della propria immagine, quella di Gesù Crocifisso col capo chino, e tutto pieno di sangue: le parlò il Crocifisso Signore, e le ingiunse di prendere lo stato religioso, e le rivelò l’opera della Adorazione Perpetua, a cui la aveva destinata »9. Le virtù cristiane di Caterina crescono insieme a quelle umane e si perfezionano sempre più, man mano che il rapporto con il suo Dio diventa sempre più intimo. Il solo fatto di fare un «salto» per entrare in clausura è segno che la sua fede, la sua speranza e la sua carità vanno al di la delle «cose visibili» perché percepisce già il profumo delle «cose invisibili», e nella primavera della sua vita decide liberamente di «rinchiudersi» in clausura lasciando il padre meravigliato della sua audacia.

 

«…TU SEI NELL’EUCARISTIA LA MIA FEDE, LA MIA SPERANZA E IL MIO AMORE…» 10

 

 

« QUESTE DUNQUE LE TRE COSE CHE RIMANGONO: LA FEDE…

 

La fede di Madre Maria Maddalena era davvero grande e profonda, la sua anima era elevata unicamente alle realtà soprannaturali e il carisma della sua unione intima con Dio, si trasmetteva solo nel guardarla o nel parlare con lei. Al solo parlare di Dio mostrava essere «innamorata» o addirittura «invaghita» e coloro che ebbero a che fare con lei difficilmente nella loro vita riscontrarono un grado così alto in questa virtù. La fede nelle verità rivelate e in tutto ciò che la Santa Madre Chiesa affermava, era trasmessa non solo alle sue monache, ma anche a persone estranee attraverso istruzioni cristiane ed esortazioni. L’unico oggetto dei suoi pensieri era, per il grande amore che portava a Gesù Eucaristia, istituire qui in terra l’Opera della Perpetua Adorazione; depone Suor Maria Raffaella: «Era devotissima del Santissimo Sacramento, e quando parlava di Gesù Cristo pareva che quelle parole le uscissero dal cuore, il quale sembrava acceso dell’amore di Gesù Sacramentato »11. Dinnanzi a Gesù Eucaristia era poi «rapita » completamente dalla sua luce inaccessibile che pareva «fuori dei sensi», in una santa contemplazione. Mai sarebbe voluta uscire dal coro; allontanarsi anche solo con il corpo dall’adorazione era per lei un grande dispiacere. Testimonia ancora Suor Maria Raffaella: «Stava nell’atto dell’Adorazione immobile come pietra, e tutta per la sua modestia e compostezza ammirabile»12. Nei giorni di solennità, in Quaresima e in Avvento il suo volto quotidianamente gioviale e il suo umore sempre allegro, diveniva di un’intensità e di un’ilarità straordinaria13. La sua «passione» nei confronti di Gesù Eucaristia, la sua «smania» (desiderio intenso) di starGli accanto, perché certa della presenza reale del suo Corpo e del suo Sangue, era tale da renderla ben lieta di essere sacrestana, occuparsi degli oggetti sacri, del decoro della Chiesa. Innamorata oltremodo del mistero dell’Incarnazione, meditando in periodo di Avvento alcuni punti su questo argomento, dovette interrompersi tanto fu il suo coinvolgimento interiore. Per i sacerdoti, poi, il rispetto era grande. Ministri di Dio in terra, si doveva parlare di loro con rispetto e venerazione.   Depone a questo riguardo Isabella Baldeschi: «Aveva gran rispetto dei Sacerdoti, e Dio guardi se avessimo accennato qualche difetto anche naturale, oppure riso di alcuni di essi, e per farceli rispettare ripeteva sovente, che Maria Santissima baciava la terra dove i sacerdoti erano passati…»14; senza parlare poi del rispetto che aveva per il Santo Padre e per i suoi Superiori. Il Giovedì Santo si metteva ad adorare dinnanzi al «sepolcro» rimanendo sino al giorno seguente senza mangiare e senza dormire. I suoi discorsi sulla Passione di Gesù, sulla meditazione del venerdì erano così appassionati e fervorosi, che chi la ascoltava, pareva ascoltare un linguaggio non naturale, ma angelico, suscitando nel cuore altrui gli stessi sentimenti, e le sue lacrime dinnanzi alle atroci sofferenze di Gesù vero-Uomo non erano sentimentalismo o pietismo. Testimonia ancora Isabella Baldeschi: «Quando poi erano le solennità del Corpus Domini e le festività di Maria Santissima si mostrava giuliva. Nell’Assunta otto giorni prima incominciava a farci recitare, e di tanto in tanto si presentava a noi per farci ripetere queste giaculatorie - Si rallegra il cuor mio teco, Maria, più che se la tua gloria fosse la mia, Signora mia dammi per buona sorte, che io ti goda nel ciel dopo la morte -. Ma tali parole in bocca della Serva di Dio erano proferite con tale e tanta enfasi che pareva di essere la Serva di Dio in Paradiso, e parlare in presenza della Vergine Santissima. Chiamava questa ed altre solennità la festa della nostra Mamma»15. A Maria consacrò tutta la sua vita come «schiava d’amore» esortando le figlie a fare lo stesso, scegliendo come Patrona e Protettrice dell’Ordine la Vergine Addolorata. Narra Suor Maria Arcangela: «Indizio della sua fede fu la devozione, che dimostrava verso la Madonna, e con l’essersi consacrata totalmente come schiava ad essa Madre di Dio, offrendole tutte le sue opere, ed orazioni, il che fu nell’ultimo periodo della sua vita, (…) non solo esortò tutte le sue figlie ad imitarla in questa consacrazione, ma altresì introdusse, che ciascuna portasse al collo sotto lo scapolare, una catenella di trenta maglie col cuore di Maria in una lamina di ottone dove sono impressi i nomi di Gesù, e di Maria, in segno della loro schiavitù donata a Maria Santissima»16. In ogni sua più grande tribolazione o oppressione di spirito, mai esternamente dava segni di ciò che soffriva, ma tutto accettava dalle mani amorevoli della Divina Provvidenza. Racconta Suor Costante Geltrude un  particolare sulla fede di Madre M. Maddalena a Ischia: «(…) mi fu riferito quel che poco prima era avvenuto ad un religioso Passionista venuto per straordinario nel nostro monastero, (…) domandò egli alla Badessa il nome della monaca che aveva comunicata nel quinto o sesto luogo, ed avuta la risposta essere stata la Sordini soggiunse averle veduto il volto risplendente nell’atto della Comunione di un chiarore soprannaturale»17 La fede eccellente e sublime della Madre, non poteva essere nascosta alle persone che non vivevano dentro il monastero, perchè tutto ciò che lei viveva nel suo intimo era visibile anche esteriormente, e questa era la coerenza della sua vita: «Se il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce»18. Madre M. Maddalena aveva una così grande confidenza in Dio che la portava ad essere sempre certa che tutte le cose, anche le più difficili, sarebbero riuscite bene: «Tutto è possibile per chi crede»19, anzi sembrava che lei stessa avrebbe tolto dalle mani quella grazia chiesta o a Dio o a qualche altro santo (era molto devota di Santa Veronica Giuliani). Malata e sofferente dopo aver passato tante notti affannose a causa delle sue infermità e della salute debole, pur di ricevere Gesù Eucaristia, si alzava dal letto e dopo averlo ricevuto, si notava in lei una tale trasformazione in volto non naturale. Una delle ultime volte che ricevette l’Eucaristia quasi strappò dalle mani la pisside al sacerdote. Narra Suor Maria Arcangela: «Mi ricordo che in una delle ultime volte, che riceveva la Santa Eucaristia mi trovai presente, e vidi, che essa, avendo infiammato il volto, stese le mani in atto di stringere la S. Pisside, e quasi toglierla dalle mani del Confessore, il quale dovette dirle che stesse quieta e ferma; il che dimostrava la grande ansietà di unirsi a Gesù Sacramentato»20. Ricevette dal Papa la grazia di potersi comunicare dopo la mezzanotte, perché non poteva mantenere il digiuno per lungo tempo. Ella cercava in primo luogo sempre e solo il Regno dei cieli, poteva comunque godere del sovrappiù che il Signore le donava in virtù della sua fiducia nei suoi confronti. Questo perché aveva l’intuizione di riconoscere negli eventi della sua storia concreta, i segni di una costante presenza divina e di conseguenza impegnava tutte le sue risorse per il Regno di Dio. Chiamata dal Signore a fondare un’Opera, il cui cuore era l’Eucaristia, il più grande «mistero di fede», Madre M. Maddalena visse tutta la sua vita seguendo questa luce. Il «lume» della fede, come lei stessa lo chiamava, non si spense mai, ma crebbe a tal punto da illuminare, nel tempo, tutti: «Oh! Fede santa occupa i nostri cuori, fa’ che siano tutti accesi di fiamma tale, che anelino tutti i momenti di unirsi a questo bene infinito, nostra gioia e nostro vero riposo…»21.

 

 

…LA SPERANZA…

 

La viva speranza di Madre Maria Maddalena si basava sul fatto che Dio «nostro Padre» 22 , come lei confidenzialmente Lo chiamava, non avrebbe mai deluso le sue attese; il suo esempio in questa virtù era così grande che non si perdette mai di coraggio, perchè sempre la mano di Dio sarebbe stata per lei sicura forza. La terra era diventata per la Madre solo un «pellegrinaggio», perché il suo spirito era unicamente «rapito» dalle cose eterne e parlava spesso della bellezza del Cielo. Il suo totale abbandono in Dio, come una bambina tra le braccia di suo Padre, il profondo distacco dalle cose della terra e quel suo anelito celestiale, che era in un certo qual modo la «dolce inquietudine » del suo cuore, erano le caratteristiche della sua speranza cristiana. Così testimonia Suor Costante Geltrude: «Non notai in Suor Maria Maddalena mai alcun desiderio dei beni terreni o dei comodi di questa vita; sembrava interamente occupata delle cose celesti ed anelante il S. Paradiso. Indirizzava i nostri desideri, specialmente se eravamo inferme, alle cose eterne»23. C’era in Madre M. Maddalena un desiderio profondo di voler morire per incontrare «faccia a faccia» 24 il Signore, ed era inoltre certa che, grazie ai meriti di Gesù Cristo, si sarebbe salvata. Quando vedeva qualche religiosa mancare contro questa virtù, soprattutto quelle che stavano passando all’altra vita, allora si dispiaceva molto, spronandole a confidare nell’infinita misericordia del Signore, che per ciascuno dei suoi figli aveva preparato un «posto»25. Questa speranza raggiunse il grado eroico dinnanzi a tutte quelle prove che dovette superare per l’istituzione dell’Opera come la persecuzione, lo sfratto sotto Napoleone, l’esilio a Firenze, la mancanza di mezzi economici per la Fondazione da realizzare; ma lei senza scomporsi, serena nella sua «certa speranza », sapeva che il suo «Re con tanto di borsa»26, non solo avrebbe provveduto ai mezzi materiali per la Fondazione, ma avrebbe dissipato tutti gli ostacoli che si sarebbero presentati: dove un’altra creatura si sarebbe scoraggiata, lei no. Madre Maria Maddalena conosceva bene la pedagogia del suo Sposo il quale, avrebbe mantenuto sicuramente le sue parole: «Pensa a Me, che io penso a te»27, sentì interiormente nel suo cuore. Confidava nella misericordia del Signore e nelle promesse della vita eterna; Egli era, infatti, morto per salvare tutti, pronto a perdonare chiunque era realmente pentito dei propri peccati. Il fatto che si riconosceva la «vera peccatrice», era segno che la sua speranza non si appoggiava sui suoi meriti, ma su quelli di Gesù. Il periodo dell’esilio non servì altro che a rafforzare maggiormente le sue virtù; una delle caratteristiche della speranza cristiana è infatti la «pazienza», cioè la forza di rimanere «fermi» qualsiasi avversità si attraversi, sapendo attendere quanto il Signore permette. Senza questa pazienza la speranza non reggerebbe. A Porto Santo Stefano, durante l’esilio, nella casa dell’amato fratello Giovanni, con la presenza di Madre Maria Maddalena si respirava un’aria soprannaturale: ritirata nella sua camera o in chiesa dinnanzi al suo «Solitario Amore», ella «spera contro ogni speranza»28, pregando più intensamente e unendosi al suo Dio; è nella croce, «talamo nuziale» per ogni  Sposa, che lo Sposo la investe ancora maggiormente dei suoi doni. È nell’abbandono e nella solitudine apparente che  la Madre si fa più audace. Così racconta il già citato fratello: «Il tenore di vita di mia sorella qui in Porto  Santo Stefano fu esemplarissimo. Si tratteneva lungamente ogni giorno ad adorare in chiesa ed in casa ritiratasi per lo più in camera (…)». Prosegue la nipote Suor Maria Cherubina: «In quei pochi mesi, nei quali dopo la sua espulsione da Roma stette in casa nostra, (…) io che ero ragazza di sette anni dormivo nel letto ad essa destinato; (…) ritirandosi ambedue in camera, essa mi diceva di mettermi a letto, ed essa si metteva a pregare, e tanto pregava, che vedevo venir giorno senza che si fosse coricata nel letto».29 Sotto la sorveglianza della polizia, accusata, Madre Maria Maddalena non si turba, non si sgomenta, ma con una pazienza infinita se ne sta tranquilla, testimoniando di essere un’anima di orazione e ripiena dello Spirito di Dio. Nel buio della notte, mentre l’Amato purifica la sua Amata, ella rivolta verso il cielo guarda le stelle e fa sue le parole di Dio proferite ad Abramo: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci acontarle… tale sarà la tua discendenza »30 . Solo la certezza della vita eterna, segno di speranza, le donò di poter vivere la sua esistenza e morire con una tale allegria in cuore che a chi la vedesse, pareva suonare il tamburello in segno di esultanza per l’imminente incontro con lo Sposo, una creatura ormai non più abitante di questo mondo, ma degna dell’eternità: «O mio diletto Gesù, se non avessi io mai dato il mio cuore che a Te solo, o amore dell’anima mia, o mia Speranza!».31

 

…. E LA CARITÀ; MA DI TUTTE

 

PIÙ GRANDE È LA CARITÀ!».32 Parlare della carità di Madre Maria Maddalena è veramente toccare il vertice della perfezione di una creatura umana. Il suo amore non solo si estendeva verticalmente verso Dio, ma orizzontalmente, quasi a voler abbracciare tutta l’umanità in un segno di croce: era il suo spirito ecumenico, universale e misericordioso che la portava ad amare tutti coloro che «vivevano immersi nella cecità e nell’empietà»33. Racconta Suor Maria Teresa: «Dimostrava vivo desiderio, che gli Ebrei, e gli infedeli, si convertissero alla cattolica religione, affinché potessero salvar l’anima loro, ed offriva spesso il sangue di Gesù Cristo per la loro conversione e salute. Quando sentiva passare vicino al Monastero qualche Ebreo, ella diceva: - Signore, convertite questo poverino-»34. Il suo primo «Grande Amore» era ovviamente Gesù Eucaristia e, in fondo l’istituzione dell’Opera era per ripagare il poco o niente amore, che il Signore riceveva dagli uomini, dal loro cuore troppo freddo, per cui anche un solo cuore infiammato d’amore di una sua Sposa l’avrebbe glorificato. Ed era ovvio che questo fuoco ardeva in lei anche esternamente tanto da infiammarle il volto: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!»35. Racconta a questo proposito Suor Maria Concetta: «…mi pare certo che, nel sortire dalla santa adorazione ed ancora altre volte, la vedevo tutta infiammata nel volto…»36. La scelta del suo nome da religiosa fu  una scelta d’amore: Maria Maddalena, sull’esempio di colei che nell’amore «vinse » tutti; il mistero dell’Incarnazione, un bambino, poi un Uomo e infine un «pezzo di pane» da amare e contemplare per tutta la vita. Così il Baldeschi riferisce: «Il nome che assunse fu quello di Suor Maria Maddalena dell’Incarnazione, di cui era devotissima, e che sempre pregava di aiutarla con la sua protezione bramando essa di imitarla per quanto l’era possibile nell’Amore, che aveva per Gesù; di fatti il suo amore verso di Lui era grande, e si conosceva dalle lacrime, che spargeva, quando pronunziava il suo dolcissimo nome»37. Il suo amore per Gesù così ardente non poteva non essere riversato in maniera traboccante nei confronti del prossimo, nel quale ella vedeva il volto del suo Sposo, volto Crocifisso di quelle anime lontane, che lei, a costo della sua vita, voleva riportare all’amore di Dio Padre. Ma questo amore si estendeva non solo nei confronti di coloro che l’amavano, il che sarebbe già stato una grande cosa, ma anche verso i suoi nemici; depone a questo riguardo Suor Costante Geltrude: «…in alcune volte, in cui noi la eccitavamo a risentirsi delle ingiurie, che le venivano arrecate, essa si meravigliava grandemente di noi e diceva: - Che vi pare, Gesù Cristo perdona tanto a noi, e noi non vogliamo per amor suo sopportare tali piccole cose? -»38. Quando le fu affidato l’ufficio di infermiera pur di non abbandonare le sue ammalate passava le notti addormentata sopra una sedia. Malata e sofferente si alzava dal letto per assistere gli ultimi attimi di vita terrena di qualche consorella, che desiderava la sua materna presenza prima di morire. Il suo insegnamento era praticato più con l’esempio che con le parole, Suor Maria Cherubina testimonia questo fatto: «…ed in particolare mi ricordo, che essendo essa molto gravemente oppressa dal mal di petto, trovandosi nel letto, e di notte, le venne riferito che una Religiosa vicino a morire desiderava grandemente d’aver la Serva di Dio accanto a lei nei suoi ultimi momenti, ed ella nonostante, che le altre Religiose cercassero di impedirla, non curando la propria sanità, né il pericolo cui si esponeva, si alzò dicendo, che la carità così voleva, andò dalla moribonda, e l’assistette sino all’ultimo respiro»39. La sua carità aveva sempre un fine spirituale, pregava per i peccatori che portava nel cuore come figli, e aspettava la loro conversione, allo stesso modo come il Padre Misericordioso aspettava il ritorno del figlio, e grande era la gioia quando ciò avveniva. Racconta Suor Maria Teresa: «Accadde una volta, che un peccatore trovandosi nella nostra chiesa in tempo della messa conventuale al canto della Salve Regina, si sentì internamente commosso e pentito dei suoi peccati per modo, che si convertì, e si diede a menar vita buona. La Serva di Dio, avendo ciò inteso dal Confessore, chiamò tutte le Monache, e ci raccontò il fatto dimostrandosi piena di giubilo e di contento. Ugual giubilo, e contento mostrò pure di provare, allorché ci raccontò la conversione di un soldato, il quale trovandosi nella nostra chiesa dopo la benedizione, e sentendo leggere un punto di meditazione, diede segni manifesti di pentimento, e si portò quindi a far la sua confessione»40. Nella solennità del Corpus Domini chiese al Signore la conversione di tutti quelli che sarebbero entrati in chiesa in quel giorno. E spesso «pagava» lei con la sofferenza queste richieste ma nulla traspariva all’esterno, perché l’Amore non conosceva alcun sacrificio. Considerata una sovversiva, le autorità francesi, sperando di spegnere il «fuoco » acceso intorno a lei, la mandano in  esilio a Firenze, ma non sanno, che quel «fuoco divino» che le arde dentro il petto, non si può spegnere, perché ella è disposta a dare la sua vita pur di vedere in questa terra realizzata l’Opera del Signore: «Forte come la morte è l’amore… Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo…»41. Esortava tutti a condurre una vita interiore, a frequentare i sacramenti, a tenersi lontano dal peccato. Depone Suor Maria Teresa: «Era, la Serva di Dio zelante della salute delle anime, ed allorché le occorreva di sentire, che qualche persona era traviata dal retto sentiero della virtù, ne sentiva grandissimo dispiacere, pregava essa, e faceva pregare da tutte le Monache in comune per la conversione di quell’anima. Al Marchese Ercolani in particolare suggerì e consigliò di essere più frequente ai Sacramenti, perché dalla frequenza dei Sacramenti dipendeva l’esito dell’eterna salute; e difatti il Sig. Marchese, che prima non era tanto frequente ai Sacramenti, li frequentò poi moltissimo dopo i consigli della Serva di Dio, e si diede ad una vita ritirata e spirituale»42. Ascoltava i dubbi e le difficoltà delle sue figlie e le consolava con un cuore così materno che andavano via sollevate di spirito. Come il «buon samaritano» si preoccupava anche dei bisogni materiali; aiutò il fratello di una monaca, colpito da una grave malattia, con il permesso delle consorelle e dei superiori, fornendogli il denaro per il viaggio, l’alloggio e tutto ciò che necessitava per recuperare la salute43. Ella stessa si privava del suo vitto per darlo ai poveri e tutti ammiravano come con la sua carità prodigiosa potesse provvedere a tutto; era il suo buon cuore e la sua generosità che veniva moltiplicata. Depone Isabella Baldeschi: «Per i poveri era portata in modo da non potersi ridire; quanti poveretti capitavano nel Monastero di Roma, tutti avevano il pranzo, e se le cose preparate non bastavano faceva cuocere delle altre, molti ne soccorreva con forti elemosine. Come poteva arrivare a distribuire tanto, era cosa prodigiosa…»44. Parlava solo di Dio, viveva solo di Dio. Per questo le sue consorelle non potevano distaccarsi da lei, mentre, negli ultimi giorni della sua vita terrena, raccomandava l’amore scambievole, secondo il comandamento che Gesù lasciò ai suoi: «Amatevi…. come Io vi ho amato»45.

«Ah! Mio Dio, io Ti amo con tutto il cuore, con tutta l’anima mia, con tutto il mio spirito e con tutte le mie forze, non avendo in me altra brama, che quella di amarTi. Sì, o mio Signore, io non ho che un cuore e questo è tutto per Te»46.

 

«LA SAPIENZA INSEGNA LA TEMPERANZA E LA PRUDENZA, LA GIUSTIZIA E LA FORTEZZA, DELLE QUALI NULLA È PIÙ UTILE AGLI UOMINI NELLA VITA»47

 

 

PRUDENZA

 

Anima discreta, perspicace, sagace, dimostra in tutta la sua vita soprattutto nel governo come Superiora dei monasteri, prima di Ischia (dove viene eletta a soli 32 anni) e poi di Roma, la sua eccellente prudenza: seguendo la voce della sua «retta coscienza». La virtù della prudenza in Madre Maria Maddalena non è mancanza di coraggio, anzi, misura ogni situazione perché tutto si compia secondo la volontà del Signore. Governa con saggezza non in modo dispotico e tutte le monache sono pienamente soddisfatte; la ubbidiscono, la temono, l’amano, la ossequiano, la consolano e la confortano per sollevarla nei suoi disturbi di salute. È considerata e chiamata la Fondatrice, per il modo singolare di governare perché in lei colpisce lo spirito soprannaturale unicamente diretto al servizio di Dio e alla propria santificazione, senza mai dimostrare fini umani. Narra Sr. Maria Concetta: «È vero che tutto mostrava di non cercare se stessa, ma l’adempimento dei propri doveri ed il vantaggio della sua Fondazione, onde sempre più consolidarla a gloria di Gesù Sacramentato, non curando la sua soddisfazione, né il proprio comodo. E su tal proposito mi ricordo aver detto la Serva di Dio che, se qui non si fosse servito Dio perfettamente, avrebbe essa stessa pregato il Signore di distruggere questo monastero »48. Concretamente le sue azioni rivelavano una grande prudenza, depone Sr. Maria Teresa: «…quando si trattava di qualche cosa di rilievo riflettente la Comunità, prendeva consiglio dal Superiore, dal Padre Confessore, e dalle stesse correligiose; prima d’intraprendere qualche cosa pregava e ci faceva pregare per avere da Dio i lumi necessari, e per conoscere la sua volontà»49. Testimonia ancora Suor Maria Teresa: «La stessa prudenza la dimostrava nella elezione degli uffizi, cercando di assegnare a ciascuna monaca quegli uffizi, di cui la credeva più capace, e procurava poi, che nell’esercizio delle proprie cariche non fossero aggravate più delle loro forze. Era prudente nel correggere. Era suo studio di procurare, che nel maneggio della Comunità tutte le Monache si trovassero soddisfatte…»50. La Madre era disposta a tutto, pur di conservare nel monastero quella pace e quella tranquillità che deve esistere nella Casa del Signore. Era ovvio che tale prudenza non solo veniva osservata in monastero, dove le monache si riferivano a lei per le cose di spirito o come esprimersi con il confessore, ma anche dalle persone di fuori; così accorrevano a lei per essere diretti e per avere i suoi consigli persino cardinali e il Papa Pio VII in persona. La regola dell’Ordine fu redatta da uno spirito prudente come era il suo, senza troppe penitenze per il fatto dell’adorazione perpetua. Tutte le monache, soddisfatte della loro Madre, erano della stessa opinione: «Vedete quanto è mai grande la prudenza della nostra Superiora in tutte le cose»51.

 

 

GIUSTIZIA

 

L’abito straordinario di questa virtù si rilevò nella vita di Madre Maria Maddalena che fu giusta con Dio, con se stessa e con tutti. Ebbe rispetto e venerazione verso i ministri di Dio, si genufletteva alla loro presenza secondo l’usanza di quel periodo. Pagava tutti i debiti con esattezza e quando le mancavano i mezzi sapeva ricorrere alla carità dei benefattori, ricompensandoli non solo con piccoli doni confezionati dalle monache stesse, ma soprattutto con la preghiera. Testimonia Sr. Maria Teresa: «…tanto le stava a cuore la virtù della giustizia, che prima di intraprendere qualche opera, o fare qualche spesa, considerava prima, se aveva i mezzi di soddisfarvi»52. Procurava che le monache avessero tutto ciò che occorreva distribuendo il necessario in tutti i loro bisogni in modo imparziale. Giusta nel correggere ma sempre clemente. Depone il professor Pietro Sciarra: «Rapporto alla virtù della giustizia posso dire di non aver mai udito, che la Serva di Dio abbia recato danno, offesa a qualcuno sia con le parole che con i fatti. Non ho mai udito dalla sua bocca una sola parola, che potesse offendere l’altrui stima, fama e reputazione. Era poi Ella semplicissima, di un carattere schietto, senza equivoci, doppiezze, falsità. Non ho mai udito fare lamenti da parte degli operai, o che fossero ritardati o negati i loro interessi. Mi costa aver dimostrato un cuore magnifico, senza secondi fini, ma bensì dimostrava gratitudine e riconoscenza verso chi aveva fatto qualche beneficio all’Istituto…»53. Come era prudente così era giusta nell’assegnare gli uffici alle monache senza usare parzialità, anche con la nipote Suor Maria Cherubina; continua a raccontare il prof. Sciarra: «…non usava parzialità per quanto io mi sono accorto verso alcuna delle sue Religiose compresa la nipote Suor Maria Cherubina, ma le trattava tutte ugualmente con carità e discrezione »54. Fu giusta in tutto perché rispettò e amò la dignità altrui, impegnandosi sem-

pre per il bene comune e mai per quello personale e questo la allontanava da ogni forma di egoismo o superbia, con una disponibilità evangelica davvero straordinaria. La giustizia della Madre nella sua vita terrena consistette nel dare a Dio il culto e l’onore che gli era dovuto e al prossimo il rispetto dei suoi diritti. Per questo nel suo intimo regnò sempre la pace e la letizia: «…giustizia e pace si baceranno»55. La sua «fame e sete di giustizia»56  era quella di riportare tutti gli uomini ad incontrarsi con la giustizia divina: il perdono. Ella non si sentì mai in pace finché non adempì fino in fondo questa nobile virtù: rettitudine di cuore, di mente, di pensieri, desideri, sentimenti ed intenzioni, sopportando con pazienza tutte le «ingiustizie» che incontrò nella sua vita.

 

 

FORTEZZA

 

Questa virtù, insieme a tutte le altre, brilla maggiormente nella vita di Madre Maria Maddalena nel periodo dell’esilio e nel consolidamento dell’Opera. Non si alterò mai in tante tribolazioni, contraddizioni, patimenti ma dimostrò sempre la sua fortezza d’animo e pronta adesione alla volontà di Dio. Il medico della Comunità prof. Sciarra, che conosceva bene la vita della Madre, narra: «Dove un’altra donna si sarebbe atterrita al solo pensiero di intraprendere un’opera che aveva bisogno di appoggi e di mezzi di ogni sorta senza averne alcuni in presente e dove il medesimo suo direttore sentiva e dimostrava tutte le difficoltà, essa ferma sempre nell’ispirazione e illustrazione avuta, mai dubitò della volontà di Dio e della sua provvidenza, la quale difatti l’assistette sempre, in premio della sua grande fiducia»57. Brillò la sua fortezza di spirito nella sottomissione alla divina volontà, quando fu mandata in esilio da Roma a Porto Santo Stefano, e da Porto Santo Stefano a Firenze, soffrendo tutto con pazienza. Ancora si nota la sua fortezza nel portare il peso ed il pensiero di tutto ciò che occorreva per mettere le basi all’Istituto, quindi avviarlo sia formalmente sia materialmente. Testimonia ancora sulla virtù della fortezza il medico prof. Sciarra: «Apparve la sua fortezza di spirito nel sostenere con pazienza e rassegnazione tutti gli incomodi di un’infermità così complicata; in questo stato d’infermità passò circa un anno in cella senza mai trascurare gli affari del monastero e si impegnò affinché per questo motivo l’osservanza non subisse un calo»58. Narra Suor Maria Clotilde a proposito della malattia: «La Serva di Dio dimostrò anche la virtù della fortezza, nel sopportare non solo con pazienza e rassegnazione, ma anche con ilarità d’animo i lunghi e dolorosi suoi incomodi di salute; in cui ella non dimostrò mai né impazienza, né cattivo umore; anzi interrogata dalle infermiere se ella molto soffrisse, null’altro rispondeva, che: - Facciamo la volontà di Dio -, e questa fortezza d’animo continuò a mostrarla fino alla fine della sua vita senza nessun lamento»59. Talmente accettava tutto con pace, contentezza, disinvoltura, coraggio che pareva non soffrisse niente. Infine apparve la sua fortezza di spirito nella costanza a condurre una vita edificante e religiosa come la sua. Persino la morte non fu per lei un ostacolo tanto era «intrepido» e forte il suo spirito, riuscendo così a fondere le energie dell’anima e del corpo al solo servizio di Dio, attraversando, superando e dando un senso ad ogni sofferenza fisica, morale e spirituale. È ovvio che come creatura umana sentì il peso di tutte le difficoltà incontrate nella sua vita, perché chi conosceva e vedeva quelle esterne poco sapeva delle aridità, pene spirituali, «notti dell’anima» che la Madre per amore era così brava a nascondere; ma la virtù della fortezza sta proprio nel non perdere la serenità di fronte a tutto. Lei lo fece perché sapeva che così si sarebbe unita maggiormente al suo Dio, che prova coloro che più ama.

 

 

TEMPERANZA

 

La virtù della temperanza la portò ad un dominio totale dei sensi interni ed esterni. Racconta Suor Maria Concetta: «Benché fosse di un carattere vivace, ciò nonostante era il ritratto della modestia, tanto nei sentimenti, quanto in ogni sua azione, o parola, e con tale disinvoltura, ed immancabilità, che pareva lo facesse naturalmente: segno di un lungo esercizio… Alcune volte ce la vedevamo comparire avanti senza averla sentita affatto camminare e questo non che lo facesse apposta, ma per essere suo costume; il suo parlare era generalmente a bassa voce e di cose soltanto necessarie adattandosi però ai tempi, ed alle persone, ma con brevità, e se qualcosa, che le veniva raccontato, era particolarmente curioso diceva: -Ma davvero?-, e rideva. Anche alla ricreazione comune ascoltava tutte, rideva, ma di solito diceva poche parole»60. Era quindi moderata in tutto e, se qualche volta la sua natura voleva prevalere, il suo dominio era tale che con un sorriso o con un atto di rassegnazione cedeva tranquillamente. Racconta Suor Maria Teresa: «…Era amatissima ed esatta osservatrice della più rigorosa modestia; anzi lo stesso Confessore me ne faceva grandissimi elogi in proposito della sua modestia, contegno e riservatezza, con cui sempre trattava in ogni occorrenza, sia con le religiose, che con le persone secolari»61. Parlava solo se la necessità lo chiedeva, restringendo il discorso a meno parole possibili, come se il suo Diletto, che «riposava» beatamente nel suo cuore, non doveva essere «svegliato» da parole, rumori o chiasso: tutte cose che non si addicono ad una monaca. Continua a raccontare Suor Maria Teresa: «Una grande moderazione nel sonno praticava la Serva di Dio nel Monastero di Roma. Usava nei primi anni di trovarsi costantemente al primo atto comune della mattina sebbene non stesse molto bene in salute, e molte volte la sera si intratteneva a consigliare le sue figlie o a lavorare per gli affari materiali del monastero»62 . Mangiava pochissimo, desiderava per la sua comunità vivande semplici e comuni a tutte senza mai far mancare niente. Riuscì così a raggiungere l’equilibrio sia nella sua vita interna sia in quella esterna, senza per questo chiudersi in se stessa, ma ad indirizzare tutte le sue «passioni » unicamente verso Colui che amava al di sopra di tutto e di tutti. Da questa virtù la Madre imparò a praticare la sobrietà, la castità, la modestia contenendo, moderando e temperando il suo agire.

 

 

CONCLUSIONE

 

«…Voglio veder BEATE CON ME, tutte queste mie figlie Adoratrici».63 Se questo era il grande desiderio di Madre Maria Maddalena, dovrebbe essere sicuramente il desiderio di ogni Adoratrice e di tutti coloro che si «avvicinano » alla sua spiritualità. Com’è possibile dopo tanti anni tener vivo quest’anelito? Se attraverso i suoi scritti e le testimonianze inerenti alla sua vita, si riesce ancora a respirare questo «soave odore di santità», significa che tutt’oggi è ancora valido questo invito. È la Chiesa stessa che ardisce: «Tutti nella Chiesa sono chiamati alla santità»64. È logico che il contesto storico, umano, monastico è del tutto diverso in una società secolarizzata come la nostra. Ma se la Madre è riuscita a «trionfare» in un’epoca come la sua, la nostra risposta non deve essere meno «audace». «Nel Battesimo siamo diventati figli di Dio, compartecipi della natura divina e perciò realmente santi»65; a ciascuno di noi il compito di far fruttare questa grazia. Tutto colpisce nella vita della Madre, ma è la carità la virtù che risplende maggiormente. Ferita nel profondo da questo «Amore» visse unicamente la sua vita di battezzata, nella specifica missione di Adoratrice, con il solo desiderio di trasmettere questo amore all’umanità: «Oh! Amore, amore, sii da tutti conosciuto, adorato e ringraziato ogni momento in questo divinissimo Sacramento»66. Una delle «profezie», riportate nella piccola biografia di Suor Maria Teresa del Sacro Cuore, fu appunto che ci sarebbero state Adoratrici di tutte le nazionalità. L’espansione dell’Ordine nel mondo conferma questa tesi, ma ancora il Signore desidera attraverso la testimonianza gioiosa della nostra vita, aumentare il numero delle sue Spose. Si sa che la Madre non perse mai la sua «santa allegrezza», neanche di fronte alle prove più dure e questo in lei ovviamente non era superficialità. Per tutte le Adoratrici è un fare tesoro spesso dell’eredità lasciata dalla nostra Madre, ricordare che il dono della vocazione non è mai scontato o meritato, anzi, persino lei lo riconosceva con tutta umiltà:

«Ti ringrazio pertanto dell’amore, con il quale sin dall’eterno mi eleggesti per Tua Sposa, e perpetua Tua Adoratrice, anteponendomi a tante, che Ti avrebbero servito e adorato meglio di me»67.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

1 Cfr. Gv. 12, 32

2 Cfr. Gv. 20, 23

3 Ct. 1, 4

4 Cfr. A. ROYO MARIN «Teologia della perfezione cristiana », Ed. Paoline, Roma 1965. «Catechismo della Chiesa Cattolica», Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1992.

5 «Breve Istoria della Fondazione delle Religiose Perpetue Adoratrici di Gesù nel divin Sacramento dell’altare», DON GIOVANNANTONIO BALDESCHI, Napoli 1839, pagg. 11-12.

6 «Informatio», Beatificationis et CanonizationisServae Dei Mariae Magdalenae ab Incarnatione,Luigi Porsi, Roma 1982, pg. 99.

7 «Baldeschi», op. cit., pg. 12-13.

8 «Baldeschi», op. cit., pg 14.

9 Cfr. «Informatio» op. cit. , pg. 101.

10 Cfr. «Direttorio per l’Adorazione Perpetua a Gesù Sacramentato», MADRE MARIA MADDALENA DELL’INCARNAZIONE, Ed. F.      Bourliè, Roma 1814, pg. 58.

11 «Informatio», op. cit. , pg. 143.

12 Ibidem, pg. 143.

13 Cfr. «Informatio», op. cit. , pg. 108.

14 «Informatio», op. cit. , pg. 138.

15 «Informatio», op. cit. , pg. 137.

16 Ibidem, pg. 140.

17 «Informatio», op. cit. , pg. 109.

18 Cfr. Mt. 6, 22

19 Cfr. Mc. 9,23

20 «Informatio», op. cit. , pg. 141.

21 «Esortazione» di MADRE M. MADDALENA DELL’INCARNAZIONE, Serie Oro N 2, Tip. Nazionale Sai, Vigevano 1987, pg. 15.

22 Cfr. «Direttorio per l’Adorazione Perpetua a Gesù Sacramentato», op. cit., pg. 59.

23 «Informatio», op. cit., pg. 112.

24 1 Cor. 13, 12

25 Cfr. Gv. 14, 2

26 Cfr. «Baldeschi», op. cit., pg. 38.

27 «Informatio», op. cit., pg. 147.

28 Rm. 4, 18

29 «Informatio», op. cit., pg. 126.

30 Gen. 15, 5

31 «Aspirazioni amorose» della Ven. MADRE M. MADDALENA

DELL’INCARNAZIONE, Serie Oro n 8, Tip. Nazionale

Sai, Vigevano 1998, pg. 36.

32 1 Cor. 13, 13

33 Cfr. «Esortazione», op. cit., pg. 15.

34 «Informatio», op. cit., pg. 150.

35 Lc. 12, 49

36 «Informatio», op. cit., pg. 149.

37 «Baldeschi», op. cit., pg. 25-26.

38 «Informatio», op. cit., pg. 112.

39 «Informatio», op. cit., pg. 152.

40 Cfr. «Informatio», op. cit., pg. 150-151.

41 Cfr. Ct. 8, 6-7

42 «Informatio», op. cit., pg. 150.

43 Cfr. “Informatio”, op. cit., pg. 151

44 Ibidem, pg. 155.

45 Gv. 13, 34

46 «Direttorio per l’Adorazione Perpetua a Gesù Sacramentato», op. cit. , pag. 51-52.

47 Cfr. Sap. 8, 7

48 «Informatio», op. cit., pg. 157-158.

49 Ibidem, pg. 158.

50 Cfr. «Informatio», op. cit., pg. 158.

51 «Informatio», op. cit., pg. 160.

52 «Informatio», op. cit., pg. 162.

53 Cfr. «Informatio», op. cit., pg. 162.

54 «Informatio», op. cit., pg. 162.

55 Sal. 85, 11

56 Mt. 5, 6

57 «Informatio», op. cit., pg. 163.

58 Cfr. “Informatio», op. cit., pg. 164.

59 Cfr. “Informatio”, op. cit., pg. 164

60 Cfr. «Informatio», op. cit., pg. 165.

61 «Informatio», op. cit., pg. 166.

62 Cfr. «Informatio», op. cit., pg. 167.

63 «Esortazione», op. cit., pg. 15-16.

64 Documenti del Concilio Vaticano II, Costituzione «Lumen Gentium» N39.

65 «Lumen Gentium» N40.

66 «Esortazione», op. cit., pg. 15.

67 «Ritiro» 1814, pg. 15, Ed. F. Bourliè, Roma.


 

 

BIBLIOGRAFIA

ASPIRAZIONI AMOROSE della Ven. Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione, Serie Oro N 8, Tip. Nazionale Sai, Vigevano 1998.

BREVE ISTORIA DELLA FONDAZIONE DELLE RELIGIOSE PERPETUE ADORATRICI DI GESÙ NEL DIVIN SACRAMENTO DELL’ALTARE di Don Giovannantonio Baldeschi, Napoli 1839.

CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1992.

DIRETTORIO PER L’ADORAZIONE PERPETUA A GESÙ SACRAMENTATO di Madre M. Maddalena dell’Incarnazione, Ed. F. Bourliè, Roma 1814.

DOCUMENTI DEL CONCILIO VATICANO II, Edizioni Paoline, Alba 1976.

ESORTAZIONE di Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione, Serie Oro N 2, Tip. Nazionale Sai, Vigevano 1987.

«INFORMATIO», BEATIFICATIONIS ET CANONIZATIONIS SERVAE DEI MARIAE MAGDALENAE AB INCARNATIONE, Luigi Porsi, Roma 1982. RITIRO 1814, Ed. F. Bourliè, Roma 1814. TEOLOGIA DELLA PERFEZIONE CRISTIANA di A.  Royo Marin, Ed. Paoline, Roma 1965.

 

 

 

FINITO DI STAMPARE I L 26 GIUGNO 2005

- GIORNO ANNIVERSARIO DELLA PROMULGAZIONE

DEL DECRETO D I ALLARGAMENTO DELLA FEDERAZIONE

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