Casella di testo: Santuario Diocesano dell’ Eucaristia
Monastero del Sacro Cuore - Via Trento 27 - Vigevano  (PV)

Casella di testo: Ordine Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento

 

 

 

 

 

 

beata Maria maddalena dell' incarnazione

la spiritualità

 

 

La Spiritualità

dell’Ordine delle Adoratrici Perpetue del SS.mo Sacramento

fondato da Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione

 

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La Spiritualità di un Ordine Religioso è

l’espressione della sapienza accumulata

da coloro che hanno preceduto un cammino

e attraverso la loro esperienza e la

loro intelligenza, trasmesso con l’esempio

e con la dottrina, attualizzata poi

secondo le circostanze di tempo e di luogo

per poter proseguire più facilmente e

sicuramente il fine dell’Ordine.

 

 

 

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© Federazione delle Adoratrici Perpetue

del SS.mo Sacramento

Anno dell’Eucaristia 2004-2005


 

 

 

I. CARATTERI DELLA SPIRITUALITÀ

 

Nota distintiva della spiritualità delle Adoratrici Perpetue è che tutto deve gravitare intorno a Gesù Eucaristia.

Questa è la peculiarità del cammino tracciato da Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione per le sue figlie spirituali. Esse sono Spose di Gesù, consacrate a Lui presente nel Sacramento dell’Eucaristia.

Tutto deve essere vissuto in una piena appartenenza al Signore, accogliendo in ogni istante il suo amore e rispondendo con l’amore e l’adorazione perpetua. È questa la risposta dell’adoratrice al dono che Gesù ha fatto di sè nell’Ultima Cena: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (Gv 13, 1). «La vostra devozione verso il SS. Sacramento dell’Altare - dice la Madre – sia straordinaria, ed il vostro alimento, mentre è la speciale vostra occupazione, e quella che forma il carattere particolare del vostro S. Ordine, come perpetue sue adoratrici»...1 Negli scritti della Madre tornano frequenti effusioni di amore: «amare la penitenza... privarsi delle comodità anche le più lecite... per amore di Gesù Sacramentato; ...amorosa presenza a Gesù Sacramentato; ...sempre avere per fine la gloria di Gesù Sacramentato; 2 ...servire e corteggiare Gesù Sacramentato3 ...».

Di questo è ricolma la sua anima, questo è il sapore di cui è impregnata la sua vita spirituale, lo stesso sapore che vuole trasmettere alle sue figlie. Così lei stessa domanda a Gesù: «Ti prego di venire quotidianamente dentro di me per saziarmi di Te, perché io sappia di Te».4 I due pilastri che sostengono il rapporto ininterrotto col SS. Sacramento sono la fede e l’amore. Innanzitutto la fede: la presenza reale di Gesù nel Sacramento dell’altare è mistero della fede e la Madre lo richiama spesso nei suoi scritti. Ne diamo qualche esempio: dobbiamo adorare «col lume della Fede il nostro celeste Sposo Gesù Sacramentato »5 ; dobbiamo «considerare le grandezze di questo nostro Gesù, Iddio e uomo nascosto6 ...O Fede santa, occupa i nostri cuori, fa’ che siano tutti accesi di fiamma tale che anelino in tutti i momenti di unirsi a questo Bene infinito»7 ... «Noi possiamo ogni volta che a noi piace accostarci a Lui e parlargli cuore a cuore senza che alcuno possa impedircelo »... «in qualunque situazione ci troviamo, la Fede ci fa vedere che è a noi realmente presente... Gesù Cristo ci vede sempre e noi siamo sempre a Lui presenti, quando con la viva fede siamo tutti intenti a Lui... La fede ci insegna che Egli si trova realmente nelle nostre chiese come alla destra del Divin Padre... La fede ce lo fa vedere che sta in Corpo Sangue Anima e Divinità così grande, così potente come lo è in Paradiso»...8 E con la fede, l’amore: questa è la seconda nota caratteristica della spiritualità delle Adoratrici Perpetue, come la si coglie anche nelle Aspirazioni amorose della Madre, là dove dice per esempio: «Voglio amarti coraggiosamente, confidentemente, teneramente, efficacemente »...

«Non voglio respirare che amore, non voglio vivere che d’amore, voglio consumarmi e morire per dolce violenza di puro amore »... «Fa’ che io viva in Te, diventi simile a Te, unicamente sospiri e aneli a Te»...

È lo stesso amore che la Madre suggerisce alle figlie, come scrive nelle Costituzioni del 1818 p. 39: «Le adoratrici devono unicamente bramare di piacere a Gesù Cristo loro Sposo, amandolo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze e amando il prossimo come loro stesse».9 Nel Direttorio del 1814, là dove si parla della devozione delle Adoratrici (p. 11), si legge: «Essendo voi le adoratrici perpetue di quel Dio che è il cibo dei forti nella divina Eucaristia, la vostra devozione deve essere forte... [essa] consiste in pensare a Dio, parlare di Dio, trattenersi continuamente con Dio e far tutto per Dio, senza cercare gusti e consolazioni».

Questo è precisamente quel «puro amore » a cui la Madre stessa anelava. E ancora: «Una vera Adoratrice Perpetua dovrebbe  essere un’accesa Serafina nell’ amare e adorare Gesù Sacramentato».10 Come i Serafini, deve stare sempre attorno al trono del Signore [per lei, Gesù esposto] e proclamarne le lodi ripetendo con loro:Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti - tutta la terra è piena della sua gloria. Per arrivare a questo la via da percorrere è quella del sacrificio totale di sè. Madre Maria Maddalena, nel tracciarla alle sue figlie, alterna, agli inviti all’amore, le esortazioni: ella è maestra di spirito, maestra per chi vuole seguirla nel cammino dell’adorazione perpetua e non nasconde che tale cammino si fonda, oltre che sul lume della fede, sulla rinuncia. La via alla santità che ella propone, con mano materna ferma e dolce nello stesso tempo, pone particolarmente l’accento sull’amore, che è la forza da cui si è sostenuti nel cammino: omnia vincit amor! Sa che il cammino non è facile, ma se rimane accesa la fiamma dell’amore, non ci si tira mai indietro e si è pronti a dare «tutto». Questo aggettivo tante volte ripetuto nei suoi scritti, si potrebbe dire il leit-motiv che sostiene il suo pensiero. Non è questo, del resto, il fulcro dell’ispirazione da lei ricevuta? Gesù «voleva in questo santo Istituto tutta la corrispondenza e quell’ assolamento con Lui, Dio del nostro cuore, che rendesse ognuna di loro [ogni Adoratrice] degna del suo amore».11 Gesù è, e deve essere, il tutto dell’adoratrice. L’anima talvolta può essere affamata, assetata (di verità, di amore) o afflitta, dubbiosa, depressa, stanca; deve cercare conforto solo in Gesù. La Madre lo fa intendere attraverso un «amoroso invito» di Gesù stesso: «Ah! sì (dice a voi Cristo Gesù), o mie Spose, ...dall’Altar del Calvario mi trovo in questo altare Eucaristico; vittima sanguinante là fui a vostro riscatto, qui sono Ostia incruenta per vostro amore... io sono quel vostro Sposo, quel Redentore, quel Padre e quel vostro Dio, che essendo voi dubbiose, mi farò vostro consigliere, se afflitte vostro consolatore, se timorose vostro conforto, se tribolate vostro avvocato, nei vostri obblighi aiuto, e contro i vostri nemici protettore e difesa. Io stesso vi servirò di cibo se siete fameliche, di bevanda se siete sitibonde, di sicuro ricovero se siete perseguitate. «Corteggiatemi dunque... Date questo compiacimento al divino mio cuore: onorate così il mio Sacramento»... «siate le Adoratrici Perpetue di me, amore vostro Sacramentato».12 Il rapporto dell’anima adoratrice con Gesù non può essere che improntato sull’amore! Oltre la fede e l’amore la terza nota caratteristica è la missionarietà. La Clausura è strettamente legata al desiderio dell’adoratrice di diventare una cosa sola con Gesù; Madre Maria Maddalena ne mette in risalto il significato e il valore nelle ultime pagine degli Avvertimenti di Perfezione dove dice che la clausura è: «custode vigilantissima dei voti, dei buoni propositi e di ogni virtù religiosa. La si osserva tenendo il proprio cuore sempre chiuso al secolo… per poterlo avere continuamente aperto al celeste Sposo Gesù Sacramentato... La religiosa ... è un giardino di delizie di Dio, giardino chiuso a tutto e aperto solo a Lui che ne vuole essere il padrone assoluto. Ma deve essere chiuso due volte: cioè in clausura oltre al corpo sia chiuso anche il cuore, dove Egli, che è Re, vuole dimorare e regnare da solo» ... perciò bisogna tener «chiuso il cuore e la mente a ogni cosa del secolo che stacca e allontana da Dio».13 “Tener chiuso il cuore e la mente da ogni cosa che allontana da Dio», non quindi, come qualcuno potrebbe erroneamente pensare, chiuso all’amore per i fratelli, anzi! «Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1Gv 4, 20). Nell’ultimo paragrafo dell’Esortazione esplicitamente la Madre sottolinea come l’amore a Dio e ai fratelli siano strettamente legati fra loro e inseparabili; proprio perché le Adoratrici sono ardenti di amore per Gesù, è certa che nelle loro preghiere esse «implorano lume, vera e stabile conversione agli eretici, agli scismatici, ...agli increduli, ai peccatori; conforto ed emendazione perseverante ai penitenti, custodia ai giusti; esaltazione della Santa Chiesa...; pace e concordia tra i Prìncipi cattolici; salute e prosperità al Sommo Pontefice; assistenza a chi ci guida; ...a tutti eterna salvezza;...copiose ...le celesti Benedizioni».14 La Madre non comanda, ma quale sua figlia non abbraccerebbe tutta l’umanità in questo amore universale che rende veramente il povero piccolo cuore umano simile al cuore paterno di Dio infinitamente amante?

Del resto nel Direttorio del 1814, pag. 6, è indicato come uno dei fini dell’Istituto (oltre a quello di cercare Dio in tutte le cose e impegnarsi a diventare sempre più perfette) quello di «procurare, per quanto è possibile... la salute delle anime, dirigendo a tale effetto tutte le vostre preghiere, le vostre mortificazioni, tutti i pii vostri esercizi e molto più l’adorazione perpetua a Gesù Sacramentato che ha per oggetto particolare di pregare per la conversione dei peccatori...».

Ma l’Adoratrice è chiamata specificamente ad accogliere il carattere missionario ed universale dell’Eucaristia, come dice la Madre: «rimanga pur anche in voi viva sempre la brama di veder presenti a questa nostra adorazione uniti in uno stesso spirito di fede e comunione cattolica, ed accesi del santo amore tutti gli infedeli, ...gli eretici e gli altri tutti che... vivono immersi nella cecità e nell’empietà». (Esortazione §V). «O amor mio, Tu che puoi tutto, riscalda, dilata, infiamma tutti i cuori verso di Te unico nostro Bene». (Aspirazioni n° 10). «Gesù mio Sommo Bene, vorrei che tutto il mondo ti amasse anche a costo di molte mie pene e della mia vita». (Aspir. n° 14) «Oh amore, amore, sii da tutti conosciuto, adorato, ringraziato ogni momento in codesto divinissimo Sacramento». (Esort. § VI) Invocazione, questa, che dovrebbe essere il respiro e il sospiro dell’anima adorante.

 

 

II. GESÙ NELL’EUCARISTIA: VITA E GRAZIA

 

La dottrina spirituale di Madre Maria Maddalena si può così sintetizzare:

L’ADORATRICE DEVE VIVERE PER GESÙ EUCARISTIA CON GESÙ EUCARISTIA IN GESÙ EUCARISTIA

 

1. PER Gesù Eucaristia

 

Una sintesi della spiritualità dell’Adoratrice è tracciata dalla Madre nell’Esortazione alle Figlie.15 In essa è messo in risalto innanzitutto il «gran compiacimento» che l’adorazione ininterrotta darà a Gesù e subito dopo introduce direttamente nel cammino da percorrere con le parole: «Eccoci pertanto, Figlie mie benedette, nella sorte dei Serafini, adorando con il lume della S. Fede il nostro Celeste Sposo Gesù Sacramentato ». Esse vengono esortate pertanto ad offrirsi seriamente per mettere in pratica quanto viene indicato: abbandono totale in Lui, unione continua con Lui, lasciando tutti i pensieri terreni, perché i pensieri dell’Adoratrice devono essere esclusivamente per Lui, la cui volontà si deve compiere in tutti i momenti della giornata; desiderio di stargli vicino («Quanto è amabile la sua divina presenza, quanto desiderabile lo stargli vicino!»); affetti diretti totalmente a Lui, perché di Lui [l’anima] deve essere innamorata sino a desiderare di «morire di puro amore» per Lui, anelando tutti i momenti di unirsi a questo Bene infinito; desiderare con tutto il proprio spirito d’esser «saziata di Lui», per «sapere di Lui», per essere tutta sua; essere umile e sincera; odiare il peccato; stare con rispetto e venerazione alla presenza del Signore... E inoltre riparare: dargli «tutto quel contento e tutta quella gloria che gli tolgono i peccatori», ricordando «che il suo divin cuore resta trafitto dai peccati del mondo e dai nostri»16... e poi intercedere per tutti, per chi vive già nella fede e per chi ne è lontano o addirittura nemico; qui sentiamo l’eco dell’invocazione della Madre: «O amor mio, tu che puoi tutto, riscalda, dilata, infiamma tutti i cuori verso di Te, unico nostro Bene». Questa traccia è poi precisata, ampliata, ripetuta negli altri scritti, in particolare negli Avvertimenti di Perfezione, nelle Istruzioni sui 26 Avvertimenti e nel Direttorio del 1814.17

Nell’allocuzione che precede gli Avvertimentidi Perfezione, la Madre dice chiaramente (e avvalora le sue parole affermando «ho stimato bene in Gesù Sacramentato») che le pratiche virtuose da lei indicate sono «mezzi necessari per conservare lo spirito del S. Istituto e divenire ...vere Adoratrici» e ne mostra i frutti: «Se voi, mie Figlie, le osserverete scrupolosamente, ...il fervore regnerà sempre nelle vostre azioni, ...sarete mortificate nei sentimenti, soggette alla ragione, staccate dagli affetti terreni e tutte sarete impegnate nella custodia ed osservanza della S. Regola, delle Costituzioni e delle pie Costumanze». Le pratiche virtuose18 a cui fa riferimento la Madre sono: obbedienza, spirito di sacrificio, annientamento, povertà, umiltà, pazienza, silenzio, retta intenzione, carità, dolcezza e soavità, desiderio di Dio, devozione a Gesù Eucaristia e continua unione con Lui, pensare solo ad amarlo... Madre Maria Maddalena ribadisce poi la necessità di «usare somma diligenza per entrare nello spirito dell’Istituto e regolarsi secondo questo spirito in tutto ciò che si deve fare sia di giorno che di notte nel servire e corteggiare Gesù Sacramentato »... e aggiunge: «il vostro cuore rimarrà tranquillo anche in mezzo al patire che Gesù vi darà per la perfetta purificazione della vostra anima... godrete sempre quella vera bella pace e devozione di cui gode l’anima delle Religiose perpetue Adoratrici di Gesù nel divinissimo Sacramento». Conclude gli Avvertimenti con le Riflessioni da farsi... in preparazione alla professione solenne, «vero e reale sposalizio, ossia... solenne e irrevocabile donazione di se stessa e della propria libertà, ...a Cristo Gesù». Ne riportiamo alcune: «Gesù vi eleva ad essere sue dilette Spose, mentre voi non riconoscete in voi stesse che indegnità, bassezza e povertà: infatti al confronto di un Dio, che cosa siete mai voi, se non un puro niente?» ...perciò «molti atti di umiltà... spesso genuflesse lo adorerete e con lacrime dolcissime gli renderete infiniti ringraziamenti »... dovete fargli «una corte continua nell’adorarlo»... «Pregherete... che voglia ornarvi di nuovi santi abiti; questi vi facciano risplendere adorne di tutte quelle prerogative e vere virtù che, come vesti preziose, vi rendano... belle davanti a Lui...».

«A Lui vi sforzerete sempre di dare prove di fedeltà e di amore». Custodite i voti di castità, povertà, obbedienza «con somma vigilanza nel paradiso terrestre della clausura, che è la quarta cosa che promettete a Gesù Dio e Uomo e vostro Sposo Sacramentato». ...«Gesù vi ha amorosamente chiamate... Egli vi vuol dare celesti ricchezze e la gloria del S. Paradiso... Spogliatevi dunque della terra e del mondo... Farete... spesso offerta di voi stesse a Lui... rinunciando per amor suo a tutto ciò che non riguarda il bene della vostra anima, né vi fa perfette nella vita comune della vostra Regola». «Non bramerete altro che di essere... quella Religiosa Adoratrice che, seguendo le orme del Crocifisso suo bene Gesù Sacramentato, si sforza sia di notte che di giorno, di imitarlo nella pratica di tutte le virtù da Lui insegnate e di acquistare il vero spirito di così santo Istituto per osservarle sempre e pienamente»... «dovete riconoscere sempre nella persona della vostra Superiora il benedetto Dio che adorate nel Sacramento Eucaristico».... «Ciascuna... deve voler rispondere fedelmente al fine della sua vocazione, per piacere al suo celeste e diletto Sposo Gesù Sacramentato e, col suo buon esempio, deve incitare anche le altre consorelle a servirlo sempre meglio, lodandolo, adorandolo e glorificandolo con suo infinito compiacimento».

 

  

 2. CON Gesù Eucaristia

 

La sostanza, l’essenza, la sublimità della vita spirituale delle Adoratrici Perpetue è contenuta in quelle pagine del Direttorio del 1814 nelle quali la Madre indica  come l’Adoratrice deve partecipare alla S. Messa: qui è detto sostanzialmente che la vita dell’Adoratrice deve essere una mistica Messa. Madre Maria Maddalena, pur dicendo «sentire la Messa », come si usava dire allora, esorta le sue Figlie alla più alta, profonda partecipazione al Sacrificio Eucaristico. «La Messa è una rinnovazione del Sacrificio fatto da Gesù Cristo. In quello si sacrificò Egli senza di noi a nostra redenzione; ma in questo, sopra l’Altare, vuole che anche noi ci offriamo in sacrificio per Lui e con Lui, a gloria dell’Eterno suo Padre, affinché, essendo sue membra, facciamo insieme con Lui nostro capo, un medesimo corpo e una medesima vittima, formando così un Sacrificio completo, per mezzo del quale non solo siamo giustificati, ma diventiamo altresì grati a Sua Divina Maestà, in virtù di quella ineffabile unione che si contrae con Gesù medesimo, autore di ogni santità e oggetto delle divine compiacenze... È ben giusto che, vedendolo noi annientato per la nostra salvezza, ci annientiamo anche noi, distaccandoci affatto da noi medesime per vivere unicamente per Lui, e in Lui, nostra vita, nostro centro ed eterna nostra felicità».

Nella terza preghiera eucaristica della Messa, nella memoria della nostra comunione con Gesù, così si prega il Padre: «Egli faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito».

 

 

3. IN Gesù Eucaristia

 

La Chiesa è il Corpo mistico di Cristo: Lui il Capo e i fedeli le membra. Nella Preghiera Eucaristica III, per esempio, si chiede espressamente a Dio di poter essere in pienezza Corpo di Cristo: «A noi che ci nutriamo del suo Corpo e del suo Sangue, dona la pienezza dello Spirito Santo, perché diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito». È questa unione in Cristo che fa la comunione dei santi, che dà significato e spessore alla carità. Per questo le Adoratrici Perpetue devono vivere in Gesù, e in più, come specifica vocazione, vivere in Gesù presente nel Sacramento dell’Eucaristia. Così esse entrano in quella corrente di carità che le unisce tra loro e rende perpetua la loro adorazione: ogni loro comunità, pur nel suo piccolo, è Corpo mistico di Cristo e perciò, ognuna di loro, quando è nel proprio turno di adorazione, porta con sé tutte le altre e quindi tutte, sempre, sono presenti e prostrate in adorazione davanti al SS. Sacramento. Nello stesso tempo in Gesù esse devono sentirsi unite anche al grande Corpo mistico che è la Chiesa e specialmente a tutte le persone che, nel mondo, mosse dalla fede e dall’amore all’Eucaristia, sono in quelle stesse ore prostrate in adorazione. Le Adoratrici rinnovano il ricordo di questa unione nella preghiera di ogni giorno: «Signore mio Gesù Cristo... aumenta in me e in tutti coloro che ti adorano l’amore, la fede, la venerazione per questo tuo ineffabile mistero... mi unisco alle consorelle che in questa notte ti adorano e a quanti in qualsiasi luogo della terra ti onorano specialmente con la celebrazione del santo Sacrificio ».

Questa unione d’anime e d’ideale è messa particolarmente in risalto da Madre Maria Maddalena nel Direttorio del 1814. A pag. 6 si legge: «Siccome il SS. Sacramento dell’Altare... è un Sacramento di unità, ...così è ben giusto che quelle persone, le quali si sono dedicate per star di continuo ai piè de’ sacri Altari, siano conformi al loro Capo che è il Superiore e tra loro stesse... in modo che l’uniformità esteriore del loro Capo e delle loro costumanze rappresenti l’unità interiore di questo ineffabile Mistero».

E a pag. 30 si legge: «Chi è mossa ad abbracciare questo Santo Istituto ha molto da rallegrarsene, perché qui unite tutte insieme in uno stesso spirito di carità, si rende a Gesù Cristo quel culto perpetuo che non gli può dare ciascuna persona in particolare». «La carità, che è una virtù unitiva, di molte persone che amano ne forma una sola; cosicché, essendosi tutte unite insieme per una santa mozione e pio affetto, che le trasporta verso questo mistero, di adorare il Signore senza intermissione,esse non altro sono che un corpo mistico e una sola persona ai piedi del Sacro Altare». Un’anima sola e un cuor solo protesi verso Dio, dice S. Agostino nella sua Regola, ma ancora una volta vediamo qui espressamente sottolineata la particolare spiritualità delle Adoratrici: protese verso Dio, ai piedi del Sacro Altare. Esse vivono in una comunità, che permette loro di «adorare Gesù senza interruzione», «fare una perpetua adorazione a Gesù nel SS. Sacramento», che è il loro modo specifico di vivere protese verso Dio. La carità continua anche dopo la morte: «La carità è quella che ci unisce fra noi e non potendosi essa togliere con la morte, che anzi si perfeziona in cielo, così... in paradiso... [le Adoratrici] non mancheranno di pregare per le loro consorelle che sono qui in terra... e di domandare... che... abbiano la stessa sorte di goderlo nella sua gloria dopo che per molto tempo lo avranno adorato, lodato ed amato nel mondo, senza vederlo visibilmente, e che con la loro viva fede si saranno meritate quelle grazie, che Iddio ha sempre promesso a coloro che avranno in lui creduto fermamente». (Direttorio 1814 pag. 32)

Il desiderio di Madre Maria Maddalena che si giunga a conoscere, amare, lodare, ringraziare Gesù vivo e presente nel SS. Sacramento, è un anelito profondamente radicato in lei, si estende a tutti e, nell’unione d’anime con i laici, si realizza l’adorazione di tutto il Corpo mistico a Cristo Signore che, per mezzo dello Spirito, ci introduce all’Adorazione del Padre.

 

 

 

1 Direttorio 1814 pag. 11

2 Avvertimenti di Perfezione pp. 13; 19; 21

3 26 Avvertimenti VIII

4 Esortazione § VII

5 Esortazione § II

6 «In cruce latebat sola deitas, at hic latet simul et humanitas

» canta S. Tommaso d’Aquino.

7 Esortazione § V

8 Direttorio 1814 pp. 25 ss.

9 E non sarà proprio per l’accento posto sull’amore che Madre Maria Maddalena ha scelto per il suo Ordine la Regola di S. Agostino, introdotta appunto dall’esortazione: «Prima di ogni altra cosa, sorelle carissime, amiamo Dio e amiamo il prossimo, perché sono questi i principali comandamenti datici dal Signore»?

10 26 Avvertimenti N° 25

11 Baldeschi. Breve Istoria... c. XII

12 Direttorio 1814 p. 3

13 Avvertimenti di perfezione, Riflessioni § VIII

14 Esortazione VII

15 L’Esortazione non si può pensare se non come una «primissima» espressione dell’ispirazione ricevuta da Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione nel giovedì grasso del 1789. Scrive Madre Maria Diletta Manera, Adoratrice Perpetua, nel commento all’Esortazione (1987): in essa Madre Maria Maddalena affida alle figlie «quello che per molto tempo è stato il suo segreto, vissuto in lunghe ore di preghiera sofferta e di martirio nascosto, passato attraverso mille prove, purificato e temprato nel crogiolo dell’attesa e delle contraddizioni».

16 «Il mondo ingrato ti va offendendo. Ascolta mio sommo Bene questa anima che per Te muore languendo» (Aspir. n° 7)

17 Gli Avvertimenti di Perfezione sono del 1812, cioè del tempo dell’esilio a Firenze, quindi appartengono anch’essi alle origini, alle ispirazioni prime; le Istruzioni sui 26 Avvertimenti, che portano la data del 1820, vengono dunque più tardi e, si potrebbe dire, hanno (come anche il Direttorio del 1814) il sapore dell’esperienza diretta sul campo: ciò che è stato pensato, meditato a Firenze, si è poi applicato in concreto nel monastero a Roma e la Madre ha sentito a un certo momento il bisogno di chiarire, specificare il suo insegnamento, tracciando con precisione la strada alle Novizie.

18 Le stesse pratiche si deducono dall’esame di coscienzasuggerito nei 26 Avvertimenti.

19 Avvertimenti di perfezione, Riflessioni § 8

 

 

 

 

 

FINITO DI STAMPARE I L 26 GIUGNO 2005

- GIORNO ANNIVERSARIO DELLA PROMULGAZIONE

DEL DECRETO D I ALLARGAMENTO DELLA FEDERAZIONE

A I MONASTERI SPAGNOLI (1985) -

COI T I P I DELLA TIPOLITOGRAFIA

NAZIONALE SAI DI VIGEVANO