Casella di testo: Santuario Diocesano dell’ Eucaristia
Monastero del Sacro Cuore - Via Trento 27 - Vigevano  (PV)

Casella di testo: Ordine Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento

 

 

 

 

 

 

beata Maria maddalena dell' incarnazione

l' adorazione

 

 

 

L’Adorazione di Gesù Eucaristia

in Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione

Fondatrice dell’Ordine

delle Adoratrici Perpetue

del SS.mo Sacramento

 

6

 

 

- L’Eucaristia, un Dono da Adorare -.

L’adorazione è la risposta spontanea e

cosciente della creatura alla Presenza

amorosa del Dio con noi.

 

 

 

    L' Adorazione.PDF

 

 

© Federazione delle Adoratrici Perpetue

del SS.mo Sacramento

Anno dell’Eucaristia 2004-2005

 


 

 

 

 

1) ADORAZIONE: MODO DI ESSERE

 

Per Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione l’Adorazione è il modo di «essere» della creatura di fronte al Creatore di tutte le cose. È il prendere coscienza del Tutto di Dio che in ogni istante dona l’essere a tutte le cose e riversa il suo amore su tutte le creature. Tutto è fatto da Lui e sussiste in Lui, tutto dice Dio e tutto è destinato a Lui. Infatti Madre Maria Maddalena indica chiaramente qual è il fine di questo Santo Ordine ossia di amare e servire Dio per supplire alla mancanza d’amore che il mondo non ha per Lui; poi parlando di un fine così santo lo specifica dicendo: «di cercare cioè Iddio in tutte le cose» (cfr. Direttorio del 1814, pag. 5)1.  Adorare è allora riceversi in ogni istante come un «dono» dalle mani del Creatore e questo non può non far sgorgare dal cuore la gratitudine e la lode più pura. È allora un aprire gli occhi sul mondo, sul creato e invitare l’intera creazione a partecipare con lei a questa lode, stupore, benedizione, ringraziamento... adorazione! Ecco perché Madre Maria Maddalena non tralascia nulla e nessuno, ma chiama a coro gli angeli, i santi, il sole, la luna, le stelle, gli animali e tutte le creature per unirsi a questo rendimento di grazie nella lode e nella benedizione (cfr. Dir. 1814, pag. 48)2.

 

 

2) ADORAZIONE: SGUARDO DEL CUORE SU GESÙ NELL’OSTIA CONSACRATA

 

L’adorazione di Dio attraverso e con il creato trova poi un momento tutto particolare nell’Adorazione Eucaristica. L’incanto che lei prova e per il quale stenta a trovare le parole umane per esprimere lo stupore della sua anima, giunge infatti al suo culmine quando contempla, con gli occhi del cuore e della fede, il nascondimento eucaristico di un sì grande e onnipotente Creatore: Gesù vero Uomo e vero Dio che ha «rinchiuso tutto l’essere suo infinito in questa piccola Ostia» (Dir. 1814, pag. 48). Un nascondimento così abissale del Divino, per farsi dono all’anima sua nella Comunione Eucaristica, fa percepire a Madre Maria Maddalena la sublimità di tale dono, di fronte al quale si trova impotente ad innalzare una lode adeguata che la spinge, a maggior ragione, ad invitare tutte le creature a ringraziare per lei del dono di «tutto Dio» a lei. E ancora non basta, il grazie non è completo; allora l’invito si estende al Creatore, che è il suo stesso Salvatore, a «ringraziarsi», ossia ella ricorre alla mediazione sacerdotale di Gesù che per noi ringrazia e supplica (cfr. Dir. 1814, pag. 48)3. Se pensiamo infatti alla S. Messa, dove si rende presente tutto il Sacrificio Pasquale di Cristo, la Chiesa per ringraziare il Padre di ogni bene e in modo particolare di averci salvati per mezzo di Cristo nella potenza dello Spirito, concretizza il «grazie» con l’offerta del Figlio al Padre. La Persona di Cristo è l’unico regalo che può essere all’altezza di Dio che è Padre. Così Madre Maria Maddalena coglie pienamente che solo Gesù può essere ed esprimere «il grazie» più completo della creatura al Padre. E lei stessa continua questa offerta di Gesù al Padre anche al di fuori della Celebrazione Eucaristica: «con le mani del cuore prendo quel sacro Ostensorio, ove siete rinchiuso, lo alzo con trasporto d’amore verso il cielo, e ve lo offro in rendimento di grazie per  un favore così straordinario della vostra bontà; e possa pur io vedervi, godervi, e benedirvi per tutta l’eternità in Paradiso, dopo avervi qui in terra adorato, lodato, e ringraziato ogni momento nel Santissimo, e divinissimo Sacramento» ( Dir. 1814 pag. 48). Nel silenzio e in questo trasporto di «amore riconoscente e adorante» tutto per lei diventa preludio del paradiso, anticipazione della comunione di amore che sarà vissuta in pienezza nella Gerusalemme Celeste, dove Dio sarà tutto in tutti.

 

 

 

 

3) ADORAZIONE: SPOLIAZIONE DEL CUORE PER ACCOGLIERE DIO E LA SUA GLORIA

Il nascondimento eucaristico di Gesù diventa qui in terra, per Madre Maria Maddalena, una scuola di vita, di grande umiltà e un mirabile esempio di annientamento «per amore».  Diviene l’invito a una radicale spoliazione del cuore per offrirlo interamente a Dio affinché lo renda sua dimora, è un invito a morire a se stessi e alla propria volontà, per fare e amare la volontà del Padre che vuole la salvezza di ogni uomo. La gloria di Dio è infatti la salvezza dell’umanità! Una gloria che si realizza nell’amore di Dio, che dona senza riserve il Figlio al mondo, e nella risposta di amore del Figlio che, a sua volta, si dona senza misura a questa umanità ferita dal peccato. Il Figlio assume così tutta la realtà di  sofferenza e di peccato presente nel mondo, diventando Lui stesso «peccato»,  pur senza aver commesso alcuna colpa.   Una gloria dunque che Gesù realizza attraverso la croce dove, consegnandosi  volontariamente alla morte, nell’amore  misericordioso crocifigge in Sè, nella propria carne, il peccato del mondo. Una gloria che ha per trono la croce e come prezzo il sangue di Cristo versato per noi.

 

• ADORAZIONE: attingere in ogni tempo i frutti della redenzione

L’adorazione che Madre Maria Maddalena vive e propone allora, intende esprimere l’adorazione dell’intera umanità per ringraziare Dio di aver amato così tanto il mondo fino a donare il Suo Figlio Unigenito come vittima di espiazione per i peccati del mondo. L’amore di Dio è eterno; perciò Egli  continua nel tempo della storia, attraverso il Sacrificio Eucaristico, a perpetuare questo incalcolabile dono di amore, che si fa misericordia e redenzione, per raggiungere l’uomo di ogni tempo e di ogni luogo. Vivere la Celebrazione Eucaristica e adorare Gesù nel Santissimo Sacramento diviene così un’esigenza continua per attingere da questa sorgente perenne di salvezza la grazia della redenzione e poterne fruire nel tempo; è il modo di amare  pienamente, anzi il più grande servizio  di amore di cui l’uomo ha profondamente bisogno.  Stare di fronte a Gesù Eucaristia è il  modo di fare piena verità su se stessi perché è un ritrovarsi davanti a Colui che continuamente ci crea, ci ama; perciò non ci abbandona e continuamente ci salva, ci ricrea e rinnova. Adorare diventa allora: riconoscere il proprio nulla e il TUTTO di Dio, di Dio Amore.

 

ADORAZIONE: riparazione dei peccati

Pregare e adorare Gesù nel Santissimo Sacramento per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati dell’umanità è un aspetto molto vivo in Madre Maria Maddalena. Si tratta di un’intercessione e riparazione vissuta in comunione con la grande intercessione e riparazione di Cristo e che diverrà parte essenziale della spiritualità eucaristica delle sue Figlie: le Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento (cfr. Costituzioni, art.26, 2-3)10. Fin dalla sua prima formazione religiosa in famiglia la piccola Caterina Sordini - così il suo nome al secolo – aveva attinto questa sensibilità spirituale dalla fede paterna. Il papà Lorenzo, infatti, chiedeva spesso ai sacerdoti della Parrocchia di Porto Santo Stefano, provincia di Grosseto, di esporre solennemente il Santissimo Sacramento per l’adorazione. In occasione del carnevale, la richiesta era poi di prolungare l’adorazione, con lo scopo di ri10 parare i peccati degli uomini e di intercedere per la salvezza eterna anche per coloro che erano più bisognosi di misericordia. In quegli anni si era diffusa, proprio in quelle zone, la predicazione di San Paolo della Croce con i suoi primi Passionisti che chiamavano tutti alla conversione, annunciando Gesù Crocifisso ed Eucaristico, fonte di salvezza. Tutto questo ha inciso profondamente nella formazione religiosa di Caterina e continuerà a riemergere in modo vivo e consapevole man mano che ella realizzerà la sua vocazione di adoratrice. L’Eucaristia, che ripresenta sacramentalmente tutta la realtà del Calvario e la Risurrezione, diventa il «luogo» per implorare pietà, perdono e misericordia per sé e per il mondo intero, l’occasione per accogliere l’amore di Dio, rifiutato da molti, e la possibilità di amare in riparazione anche per coloro che si sono allontanati dall’Amore. Una riparazione che Madre Maria Maddalena vive per arginare non soltanto le mancanze d’amore, ma anche tutti gli oltraggi, i sacrilegi e le irriverenze che nel suo tempo si verificavano e che, a onor del vero, non sono mai mancati nel corso della storia della Chiesa.

 

ADORAZIONE: essere una cosa sola con l’offerta di Cristo

L’amore spinge Madre Maria Maddalena a desiderare ed essere una cosa sola con l’Amato che dona interamente Se stesso a lei, perciò come risposta di amore ella vive pienamente l’offerta al Signore di tutta la sua persona: corpo, anima, cuore, potenzialità e doni ricevuti da Lui e tutte le azioni che, con l’aiuto della grazia, può compiere per la gloria di Dio. Ella desidera seguire Gesù anche là dove Egli dimostra la profondità del Suo amore; un amore senza misure che lo porta al dono totale di Sè nella Passione, Morte e Risurrezione. L’adorazione conduce Madre Maria Maddalena al dono di tutta se stessa per vivere un’appartenenza piena al suo Signore: essere tutta di Lui come Egli è tutto di lei nell’Ostia consacrata. Un’offerta totale, la sua, che le permette di vivere l’unione con Gesù, Vittima Santa, per essere una cosa sola con Lui nell’amore e nella Sua offerta al Padre per la redenzione dell’umanità ( c f r. Dir. 1814, pag. 56)4. Una simile adorazione richiede purificazione del cuore che comporta una spoliazione completa, «rinunziando per amore suo a tutto ciò, che non riguarda il bene dell’Anima vostra e non ci fa perfette nella Vita Comune...» (Avv. 1812 Rif. V). Una purificazione che richiede vigilanza: «Tenere il proprio cuore sempre serrato al secolo… per poterlo aver di continuo aperto al celeste Sposo...» (Avv. 1812 Rif. VIII) e tutto questo per poterlo servire, amare e adorare. E ancora: «Date pertanto ascolto alla voce dell’ amantissimo delle anime vostre Gesù Sacramentato, colla quale vi invita a morire a voi stesse, per sempre vivere a Lui nella soavità del vostro spirito; onde dimenticandovi di ogni cosa terrena, vi ricorderete unicamente del vostro Re e del vostro Sposo...» (Dir. 1814, pag. 7). È un invito a dimenticare e staccarsi dalle cose inutili e futili della terra per volgere lo sguardo del cuore a Dio, presente nell’Eucaristia. Sono condizioni che aiutano il cuore a rimanere nella pace anche vivendo la sofferenza, la quale purificherà maggiormente l’anima per renderla «degna di maggiori grazie» (Avv. 1812 Rif. VIII). Questa pace, che regna in un cuore purificato e adorante, è l’anima delle Adoratrici di Gesù Eucaristia. Esse sono infatti esortate ad adorare con pace, serenità e letizia per dare a Lui onore e gloria e meritare in punto di morte la corona che il Signore ha preparato loro dall’eternità (cfr. Avv. 1812 Rif. IX)5. Madre Maria Maddalena è ben consapevole che la purificazione del cuore richiede sì l’impegno personale, ma è soprattutto opera della grazia. Umilmente nell’adorazione domanda la pienezza di Lui e del Suo amore, affinché da questo sia riempita, infiammata e purificata.

 

 

4) ADORAZIONE: RAPPORTO PERSONALE DI AMORE CON GESÙ

Quella di Madre Maria Maddalena è un’adorazione vissuta in un profondo rapporto personale con Gesù vivo, presente nell’Eucaristia, un’adorazione - come abbiamo visto - fatta in comunione con tutto il creato nei confronti del suo Creatore, che coinvolge profondamente il suo cuore di donna, di Sposa e di Madre. Gesù sull’altare non è solo un simbolo, ma una presenza vera, reale, sostanziale, viva, con cui lei volentieri e con grande desiderio si intrattiene, nella consapevolezza che lì è presente lo Sposo e tutta la Trinità. Madre Maria Maddalena usa stare lunghe ore davanti al Santissimo Sacramento; conosce per esperienza quanto è amabile sostare nel silenzio davanti al nostro Dio, lì presente, che guarda la sua creatura, l’ascolta, l’ama, la colma di Sè, la rende spiritualmente feconda; e quanta dolcezza sa infondere al cuore umano questa vicinanza! Forte nella Madre è infatti il «sentimento della presenza», che è opera della grazia: è la percezione che Egli davvero è lì, vivo e vero. Lì è presente l’Amore! Lei direbbe: «per me, perché mi ama!».  Questa presenza amorosa e reale di Dio nel Santissimo Sacramento si comunica all’anima, parla in modo misterioso, interpella e provoca ad aprirsi a Lui. Quella di Madre Maria Maddalena è una vera contemplazione eucaristica in cui ella gode della presenza dell’Amato; è l’esperienza di due sguardi che si incontrano, quello umano e quello del suo Dio, due sguardi che riposano uno nell’altro; è lo stare cuore a cuore con Gesù e, attraverso Lui e nell’amore dello Spirito Santo, essere «portati» nel cuore del Padre. Madre Maria Maddalena vive questo in prima persona ed esorta perciò le Adoratrici a tenere un adeguato atteggiamento: stare davanti alla Maestà Divina con viva fede rendendo incessantemente grazie al Signore per tutti i suoi benefici, con umiltà, riverenza, amore e gran de raccoglimento (cfr. Avv. 1812 - Cap. VI)6. Nello «stare» davanti al Tu di Gesù presente nell’Ostia consacrata Madre Maria  Maddalena sperimenta nel suo cuore il fiorire di una profonda tenerezza che si fa amore, amore sempre più grande, amore che diviene «adorazione dell’Amato ». È un silenzio di comunione in cui la sua anima, arricchita certamente dei doni dello Spirito Santo, tra i quali il dono della Scienza, è consapevole di essere di fronte alla grandezza di Dio, all’onnipotenza dell’Eterno e percepisce nello stesso tempo il senso del proprio nulla. La presenza di Dio, di Dio Amore, e la percezione di questo amore personale   - «per me» - le infonde però fiducia e un sempre maggior desiderio di Lui. Il suo cuore risponde, pur sentendosi inadeguato, e si abbandona alla contemplazione del Mistero che le è di fronte. Prova stupore e tremore, piccolezza e riverenza davanti alla gloria e alla santità di Dio. Nel silenzio adorante scaturiscono la lode e il ringraziamento; lo stupore è tanto più grande quanto più vivo è in lei il senso della propria indegnità per aver ricevuto il sublime dono della vocazione di Adoratrice. Vocazione che è il segno di un amore di predilezione: chiamata a passare tutta la vita a adorare il Signore, a lodarlo, a rendere a Lui onore e gloria. Vuole perciò trasmettere questa consapevolezza, con tutto il suo entusiasmo e la sua sensibilità, condividendola con le sue Figlie: «Deh! Non sentite gli affetti del vostro cuore? Egli vi ama e perché vi ama, vi ha chiamate qui per adorarlo, per prestargli gli atti più umili e sinceri del vostro rispetto e venerazione» (Esortazione III). Ella vuole responsabilizzarle di fronte all’amore di Dio, esortarle a una vigilanza su se stesse per vivere in Lui, per considerare il suo amore e ricambiarlo. Sapeva bene che la natura umana è facilmente portata alla distrazione nei confronti della presenza divina, perciò non esita a richiamare la necessità di  rinnovare spesso la propria fede nella presenza reale di Gesù, non lasciando vagare i pensieri, ma riportarli prontamente a Lui qualora fossero distolti e richiamarli con veri atti di amore. Pur provvedendo una serie di preghiere (Atti) per le Adoratrici che non erano ancora facilitate nell’orazione mentale durante l’ora di adorazione, per le altre lascia che sia lo Spirito Santo a guidare interiormente la loro adorazione: «...nella loro ora potranno seguire i loro moti interni... o pure meditare su quello, cui si sentono mosse da Dio in quel gran Mistero, che, contenendo tante meraviglie, somministra loro materia bastante per una profonda meditazione, e per muovere il loro cuore a santi, e particolari affetti; poiché è sempre meglio raddoppiare gli affetti della volontà, che i pensieri della mente. È meglio dire cento volte: Gesù vi amo; Gesù mi abbandono nelle vostre santissime mani;... Mio Dio ho tutta la ferma speranza in Voi, e confesso, che senza la vostra divina grazia nulla di soprannaturale e salutare io possa fare;...» (Dir. 1814, pag. 66). Nell’adorazione eucaristica, Madre Maria Maddalena vive un autentico rapporto personale di amore con Gesù e traspare molto bene nella serie di «Aspirazioni » dove con parole semplici, rivela chiaramente il sussulto del suo cuore che vive una meravigliosa esperienza di amore in Dio e per gli altri. Le «Aspirazioni» lasciano trasparire un itinerario dello spirito, guidano a un fiducioso abbandono nelle mani di Dio, di Colui che ama di un amore eterno, aiutano ad affidarsi a Lui, senza ripensamenti. Affidarsi all’Amore e amare: questo è l’essenziale, è il messaggio forte che la Madre offre all’uomo in ricerca di verità e di senso. Essere consapevoli della propria pochezza e del tutto di Dio, vivere l’amore per Lui solo e in Lui per i fratelli, esprimendo questo amore nel cuore, nella mente, nei gesti e nelle parole: questo è ciò che ridona senso pieno al nostro esistere!

 

• ADORAZIONE: coltivare e alimentare il desiderio di Dio

Guardando alla Madre, non si possono coltivare distrazioni o pigrizie davanti all’Eucaristia, il cuore non può rimanere inerte e freddo di fronte a Gesù che desidera comunicarci Lui stesso, la sua vita, il suo amore. Tutta la corrispondenza a questo Amore divino che lei ha vissuto la propone anche alle Adoratrici e quando esse si accorgono della povertà e incapacità a rispondervi, Madre Maria Maddalena insegna loro la via della mendicanza, per domandare un vivo desiderio di Lui. È infatti «il desiderio di Dio» che muove il cuore dell’uomo nella ricerca di Lui, è questo desiderio che fa avanzare nella via della Santità. Madre Maria Maddalena esorta a verificare proprio questa dimensione: «Esaminarsi... se c’è in noi il desiderio di Dio, di AmarLo sopra tutte le cose create, di darGli tutta la gloria che Lui merita, desiderando di star sempre unite a Lui. Con acceso desiderio domandarGli che Lui solo regni nel nostro cuore e sia l’assoluto padrone; e pregarLo che accenda in noi vivo desiderio di Lui, che questo tolga tutti i desideri che sono fuori di Dio medesimo» (Avv. n° 18). Desiderare Dio. Lui è il grande regalo che solo può pienamente saziare l’attesa del cuore umano. Ella infatti richiama l’attenzione e la focalizza in Gesù, vero dono: «Essendo Dio il nostro Creatore, il nostro Tutto, conviene che voi serviate a Lui unicamente e con tutto il vostro fervore; onde dovete amarlo, lodarlo, ringraziarlo, adorarlo di continuo, dipendere assolutamente dalla sua divina volontà, avere una confidenza filiale nella sua bontà infinita; e domandargli con umiltà ed amore tutte le grazie che vi sono necessarie, e principalmente Lui medesimo » (Dir. 1814, pag. 8). Ecco allora la grande domanda dell’adorazione: domandare «Gesù» per sè e per ogni uomo! Gesù, nostro Creatore e nostro Salvatore! E in Gesù, essere portati nella sua preghiera e nella sua adorazione al Padre, nell’amore dello Spirito, perchè Gesù è il Vero Adoratore del Padre!

 

ADORAZIONE: amare, partecipando alla sorte dei Serafini

Madre Maria Maddalena realizza ciò che il Signore le aveva rivelato in una visione  estatica, il 19 febbraio 1789, nel Monastero di Ischia di Castro, quando lei era ancora una giovane novizia, chiedendole di fondare l’opera delle Adoratrici Perpetue che giorno e notte lo adorino nel Santissimo Sacramento, per riparare i torti e le ingratitudini dell’umanità e impetrare grazie e aiuti dalla divina misericordia. Ella imitando l’adorazione dei Serafini, esorta le sue Figlie a condividere pienamente la sorte di questi angeli che, «accesi di amore», adorano l’Altissimo. «Eccoci pertanto, Figlie mie benedette nella sorte dei Serafini, adorando co lume della S. Fede il nostro Celeste Sposo Gesù sacramentato in trono di maestà, e di misericordia sul sacro Altare. Oh! quanto è amabile la sua Divina Presenza, quanto desiderabile lo stargli vicino. Caro mio Gesù, tirate a Voi le anime nostre, e fate che rientrando in loro stesse,si abbandonino in Voi fonte di ogni bene» (Esortazione II). Il termine «Serafini» significa «essere ardenti, brucianti, di fuoco». Evidentemente la Madre aveva presente la visione, descritta dal profeta Isaia (Is.6,1-3)7, in cui questi angeli di fuoco, in forma umana, stanno attorno a Dio e lo adorano. Ella incoraggia le sue Figlie a pregarli e a imitarli: «Pregate questi spiriti beati che hanno già la bella sorte di godere la gloria e la chiara visione di Dio, affinché vi ottengano la grazia di essere simili a loro... Li imiterete particolarmente nell’esercizio della presenza di Dio». (Dir. 1814, pag. 10) Esse, come Serafini, dovranno essere consapevoli della presenza di Dio che riempie l’universo, ma che nello stesso tempo le ha scelte per amore e si è fatto Sposo delle loro anime. Il suo trono è l’altare, dove Egli rinnova in ogni Messa il suo Sacrificio, per amore, e dove rimane presente nell’Eucaristia. Lì è possibile adorarlo come nostro Dio, che nell’umiltà si lascia contemplare e amare senza accecare il nostro sguardo col suo fulgore. Il Signore sotto le Sacre Specie vuole rimanere vicino a noi per essere l’Emmanuele, il «Dio con noi».

 

5) ADORAZIONE: ESSERE NEL CUORE DELLA CHIESA PER IL MONDO

L’adorazione, vissuta come rapporto personale con Gesù, presente e vivo nell’Eucaristia, si estende necessariamente a una dimensione universale come adorazione celebrata perpetuamente nel cuore della Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, di cui la sua Comunità di Adoratrici ne è l’espressione più vicina e immediata. Alle Adoratrici Madre Maria Maddalena ricorda infatti che, nella loro dimensione comunitaria davanti a Gesù Eucaristia, sono Corpo Mistico ed una sola persona, in modo che ognuna di loro, pur attendendo ciascuna ai propri uffici, è spiritualmente presente attraverso l’adorazione di colei che in quel momento sta davanti al Signore e lo ama, lo adora, lo prega per loro e per tutti ( c f r. Dir. 1814, pag. 30)8. L’Adoratrice con l’intera Comunità e tutti coloro che si uniscono a loro nell’adorazione sono, nel contempo, una cosa sola col Corpo di Cristo che è la Chiesa: Lui il Capo e noi le membra. Si è nel cuore della Chiesa per amare con lo stesso amore di Dio, per adorare partecipando all’adorazione di Cristo al Padre e per raggiungere, attraverso l’amore e l’adorazione, tutte le membra di questo Corpo e l’intera umanità, chiamata anch’essa ad essere una cosa sola con il Cristo Totale che riunisce in Sè l’intera umanità e tutte le cose. Madre Maria Maddalena perciò esorta a dare al Signore tutta la gloria che non riceve dai peccatori e a vivere una profonda comunione con Lui affinché ogni grazia e bene spirituale vada a vantaggio di tutti, in questa grande Comunione dei Santi. Le Comunità delle Adoratrici devono svolgere, all’interno del Corpo Mistico, una particolare missione di annuncio della presenza di Cristo nell’Eucaristia. Dalle Costituzioni si legge infatti: «testimoniare la presenza permanente di Gesù nel Santissimo Sacramento e promuovere il culto eucaristico è il loro apostolato specifico » (art. 2-2). Ecco perchè Madre Maria Maddalena ha voluto che le Adoratrici, vivendo misticamente nel cuore della Chiesa, scegliessero l’ubicazione dei loro monasteri all’interno delle città. Essi devono garantire una presenza stabile di Adoratrici nella forma claustrale per permettere ai laici di adorare Gesù esposto nel Santissimo Sacramento. I rintocchi, scanditi dal campanile della chiesa del monastero, devono perciò annunciare i vari momenti della preghiera corale a cui anche i fedeli possono partecipare e, i tre tocchi di campane, richiamare i laici al cambio del turno dell’adorazione, per permettere loro di parteciparvi o potersi almeno unire col cuore, durante le occupazioni quotidiane.

 

• ADORAZIONE: responsabilità verso i fratelli Madre Maria Maddalena ricorda alle sue Figlie che rimarrebbero prive di un bene molto grande se mancassero di corrispondere, anche solo per un breve istante, alla divina volontà, che le vuole adoratrici sempre, in ogni momento della loro vita, permeate di quello spirito di adorazione che si prolunga dalle loro adorazioni a ogni momento del giorno e della notte.9 Essendo parte del Corpo Mistico impedirebbero anche gli altri di poter godere di tale bene, o almeno lo impedirebbero in parte. Una responsabilità immensa dunque che deve tenere viva nell’Adoratrice la vigilanza nella consapevolezza di essere davanti a Lui ovunque la Sua volontà le chiami. Una responsabilità di adorazione in aiuto alla Chiesa e al mondo, con Cristo che adora, intercede, ripara e ringrazia (cfr. Costituzioni, art. 26)10. L’adorazione perpetua deve allora far partecipe tutta l’umanità delle grazie derivanti dal Mistero di Cristo, un Mistero Pasquale di redenzione, celato nel Divin Sacramento e Madre Maria Maddalena invita a pregare per tutti, in particolare: per la conversione dei peccatori, il bene della Chiesa, la santificazione del Clero, la perfezione degli Ordini religiosi e la pace (cfr. Dir. 1814, pag. 5)11.

 

ADORAZIONE: adorare sempre e lasciarsi configurare a Cristo La Madre con il termine «Adorazione perpetua» infatti vuole indicare lo stare davanti a Gesù Eucaristia ininterrottamente con turni di adorazione, ma intende anche additare l’atteggiamento e il modo di essere dell’Adoratrice che in tutto e in ogni momento è chiamata a vivere l’unione adorante col suo Signore e la fedeltà a Lui. Quando l’Adoratrice vive questa piena appartenenza e comunione profonda con Gesù, si rende disponibile a una misteriosa trasformazione della grazia, dove Lui vive in lei trasfigurando il suo essere e il suo operare. Tutto diventa adorazione: dalle piccole alle grandi cose, tutto è occasione per «stare con il Signore»: nella preghiera liturgica e personale, nella contemplazione e nel lavoro, nei momenti lieti e tristi, così come nelle prove e nelle tentazioni, tutto è occasione per scegliere Lui solo e adorarlo nell’istante presente, affinché Lui venga in noi e nei fratelli, ci renda simili a Lui, ci conformi a Lui. Questa trasfigurazione di tutto l’essere, Madre Maria Maddalena la coglie innanzi tutto in sè, come opera della grazia. Dice, infatti: «Per me», persuasa di essere destinataria del dono di Cristo nei misteri dell’incarnazione, passione, morte, risurrezione, ed effusione dello Spirito. Ella si scopre sempre più membro del Corpo Mistico, nel quale Gesù vive il suo mistero di presenza, di partecipazione, di condivisione del suo essere e dei frutti della redenzione. In questo stupore di grazia lei prova una riconoscenza immensa per l’iniziativa di Dio di «aver preso per vostra Sposa l’anima mia, e di averla resa dimora, e tempio della SS.ma Trinità» (Dir. 1814, pag. 48).

 

 • ADORAZIONE: profezia dell’Amore L’esperienza di adorazione diviene, per Madre Maria Maddalena, qui in terra, «segno profetico» della piena comunione di amore con Dio, a cui ogni uomo è chiamato e destinato, grazie alla redenzione operata dalla Pasqua di Cristo. Ella vive una così grande unione col suo Signore che, da Lui, le vengono partecipati doni di grazia particolari: sono infatti riportati nelle diverse biografie alcuni miracoli e guarigioni, operati dalla Madre, e tra questi doni anche alcune profezie che si sono avverate. Sappiamo che «il profeta», nell’esperienza biblica, è un uomo scelto da Dio per farne un suo portavoce. Immerso nella storia, egli, come dice S. Gregorio Magno, «è colui che legge bene il presente», coglie e denuncia i mali che deturpano il vivere dei singoli e della società ma, attento ai segni dei tempi, sa anche riconoscere le tracce della presenza di Dio; legge il presente nello Spirito di Dio, ne vede la direzione che lo orienta al futuro. Indica un cammino, sostiene la speranza del popolo, nella certezza che la storia non è lasciata a se stessa, ma può contare sulla fedeltà del Signore, una fedeltà ritrovata facendo memoria del passato, nel quale si colgono i suoi interventi. Tutto è nelle mani di Dio che continua ad amare l’umanità peccatrice e conduce gli avvenimenti con un filo misterioso che è il suo Amore Misericordioso verso un orizzonte di salvezza e di Vita. Il profeta può anche ricevere dalla sapienza divina intuizioni e parole che si riveleranno «profetiche», perché confer28mate successivamente dai fatti, ma che al momento in cui vengono preannunciate possono compromettere non poco la persona stessa del profeta. Così è per Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione: donna immersa nel suo tempo, forse non pienamente consapevole della portata storica della svolta epocale della modernità, della rivoluzione francese, dell’invasione napoleonica, ma certamente cosciente delle conseguenze negative, sul piano antropologico, sociale e religioso, di una mentalità che vuole fare a meno di Dio  per affermare l’uomo nella sua presunta autonomia. Ella non ha avuto paura di compromettersi, ma forte della sua profonda comunione con Cristo, predisse al Papa Pio VII, come narrano i biografi: Renzetti, Planas e Meda, la deportazione del Pontefice per mano dei francesi e, insieme, il suo ritorno trionfale a Roma. Riguardo poi a Napoleone, predisse che non sarebbe perito in battaglia o a causa di uomini, ma che Dio l’avrebbe a suo tempo «tolto di vita, senza che alcuna creatura, in guerra o in pace, potesse gloriarsi di averlo ucciso ». E a Frà Crispino da Perugia, Cappuccino sfrattato dal suo convento a causa della bufera napoleonica, assicurò che sarebbe tornato nella sua casa religiosa. Tutte profezie che si sono avverate come predette! Profezie che, confermate dagli eventi, fanno cogliere come l’arroganza umana non ha l’ultima parola sulla storia, la quale pur essendo una storia di lacrime e di sangue non è però lasciata a se stessa. È Cristo che l’assume, così com’è, la trasfigura nella potenza del suo Mistero Pasquale. Mistero che si rende presente in ogni Eucaristia, la quale diviene la Messa sul mondo e sulla storia, in cui l’amore fedele di Dio tutto redime. Diceva molto bene Giovanni Paolo II: «C’è, nell’evento pasquale e nell’Eucaristia che lo attualizza nei secoli, una “capienza” davvero enorme, nella quale l’intera storia è contenuta, come destinataria della grazia della redenzione. Questo stupore deve invadere sempre la Chiesa raccolta nella Celebrazione eucaristica» (Ecclesia de Eucharistia n° 5). Adorare l’Eucaristia diviene perciò «guardare», attraverso quel Pane Vivo, il mondo e la storia, raccoglierne le lacrime, le speranze e le attese per consegnarle a Cristo Vivo e presente lì, nella certezza che il suo Amore conduce tutto verso un approdo infinito di salvezza. Una certezza che si fonda sulla Risurrezione di Cristo: Egli è davvero risorto, ha vinto ogni male, anche la morte! Adorazione: profezia dell’Amore!... per vivere qui in terra una speranza certa, nella consapevolezza che Gesù ha già vinto per noi e per ogni uomo; Lui, il Crocifisso e Risorto, lì nell’Ostia consacrata, presenza di Dio nella storia, anticipo e garanzia del destino di Amore e di Vita per l’umanità!

 

ADORAZIONE: per riconoscere Cristo nella realtà

In sintesi è possibile dire che Madre Maria Maddalena è stata capace di vivere e di aiutare, nel suo tempo e lungo questi due secoli di storia, ad «adorare Gesù, vero Dio e vero uomo, presente nell’Eucaristia» per dare a Lui a nome della Chiesa e di ogni uomo onore e gloria, per rendere grazie e accogliere il suo amore misericordioso. È un’adorazione per lasciarsi amare da Dio e, col suo amore, amare Lui, amare e guardare il mondo come lo ama e lo guarda Dio. È un’adorazione che porta a servire Lui, a incontrarlo nella nostra esperienza e nel nostro quotidiano, a riconoscerlo nella realtà che ci è data, nel volto dei fratelli, nelle cose che facciamo e nelle situazioni che viviamo; aiuta a «vederlo» misteriosamente ma realmente operante ella storia dell’umanità. colui che si dà in cibo per noi, chiede infatti di essere riconosciuto, con la grazia del Suo Spirito, come radice profonda e infinita di tutte le cose. La realtà è Cristo» (Col. 2, 17) dice San Paolo... allora non ci stupisce se Colui che adorato nell’Ostia consacrata ci chiama a incontrarlo e adorarlo presente ella realtà, adorarlo senza limiti di spazio, di tempo e di circostanze!

 

CONCLUSIONE

Madre Maria Maddalena è «Adorazione » ed insegna ad essere «Adorazione » per ritrovare e vivere la verità più profonda di se stessi - il Mistero che ci fa -; per lasciarsi da Lui purificare e rivestire degli abiti nuovi - rivestiti di Cristo e delle sue virtù -; per amare con il Suo stesso amore e vivere come Lui casto, povero e obbediente;... essere «Adorazione » per collaborare con Lui alla redenzione di tutto l’uomo e del mondo intero, affinché nessuno vada perduto, poiché questa è la sua gloria! L’Adorazione ha reso Madre Maria Maddalena sempre più innamorata di Dio, con una grande passione per l’uomo affinché tutti possano scoprire e amare il vero volto di Dio, di Dio amore, sorgente inesauribile di vita, di amore e di ogni bene! Lei, pronta a dare la sua stessa vita, perché tutti possano giungere a lasciasi amare da Dio e riamarlo, come non aiuterà anche noi, uomini e donne di oggi, che nei monasteri o sulle vie del mondo avvertiamo nel cuore una domanda infinita di amore, di verità, di senso, che solo una «Risposta Infinita» può colmare? ...Come non aiuterà chi almeno desidera poter giungere un giorno a esclamare con tutta verità ciò che il suo cuore spesso ripeteva: «O Gesù, voi siete l’unico amore di tutti gli amori miei!»? Nell’Eucaristia Madre Maria Maddalena vi scorge, nella grazia dello Spirito Santo, la sorgente di questa Risposta di amore, di verità e di senso, perché lì si fa presente tutto il Mistero di Cristo e della nostra salvezza: lì tutto il mondo è accolto, redento, trasfigurato nel suo amore misericordioso e divinizzato, lì dove Lui, Creatore e Salvatore del mondo, è lo stesso ieri, oggi e sempre. A chiusura di queste brevi considerazioni e annotazioni sull’esperienza di adorazione in Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione, lasciamoci ancora guidare dalle sapienti parole del Santo Padre, Giovanni Paolo II - di venerata memoria -, relative all’adorazione di Gesù nel Santissimo Sacramento: «È bello intrattenersi con Lui e, chinati sul suo petto come il discepolo prediletto (cfr. Gv.13,25), essere toccati dall’amore infinito del suo cuore. Se il cristianesimo deve distinguersi, nel nostro tempo, soprattutto per l’arte della preghiera, come non sentire un rinnovato bisogno di trattenersi a lungo, in spirituale conversazione, in adorazione silenziosa, in atteggiamento di amore, davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento? Quante volte, miei cari fratelli e sorelle, ho fatto questa esperienza, e ne ho tratto forza, consolazione, sostegno! ... L’Eucaristia è un tesoro inestimabile: non solo il celebrarla, ma anche il sostare davanti ad essa fuori della Messa consente di attingere alla sorgente stessa della grazia. Una comunità cristiana che voglia essere più capace di contemplare il volto di Cristo,... non può non sviluppare anche questo aspetto del culto eucaristico, nel quale si prolungano e si moltiplicano i frutti della comunione al corpo e al sangue del Signore». (cfr. Ecclesia de  Eucharistia: n° 25)

 

NOTE

1) Direttorio 1814, pag. 5:

«... il fine di quest’Ordine che voi professate è quello di amare e servire Iddio nella pratica di tutte le virtù per l’acquisto di una vera perfezione, per supplire alla mancanza dell’amore che il mondo non ha per Iddio e all’inosservanza dei suoi santi comandamenti. Il fine esteriore poi è di animare tutte le creature alla fuga del peccato ed alla pratica della vita interiore necessaria per ben adempiere a tutti i doveri del cristiano. Ecco dunque da che nasce la vostra obbligazione, ch’è appunto quella di soddisfare agli obblighi di un Istituto che ha un fine così santo, di cioè cercare Iddio in tutte le cose, e di impegnarvi a divenire vieppiù perfette; ...».

2) Direttorio 1814, pag. 48 (ATTO DI RICONOSCENZA):

«Cielo, e Terra benedite il vostro Creatore, che avendovi fatti sì grandi, e pieni di magnificenza, si è Egli stesso poi ristretto sotto gli accidenti di Pane. Angioli, e Santi tutti del Paradiso benedite colui, che fa il vero vostro contento, e la vostra beatitudine, e che stà qui a me presente, ma invisibile. Benedite pur voi o Sole, e Luna, e Stelle tutte del firmamento il Signore, che avendovi rivestite di tanta luce, ha esso nascosto tutt’i suoi splendori sotto l’ombra del Sacramento. Ancora voi, o creature invisibili, benedite colui, che dopo avervi dato l’essere, sembra essere un nulla, avendo rinchiuso tutto l’essere suo infinito in questa piccola Ostia. Beneditelo voi, o animali della terra, e del mare, che con avervi dato il moto, e la vita, egli è qui poi morto misticamente, benché vive in effetto. Sì, o mio Signore, tutte le creature lodino voi secondo il potere, che loro avete dato,».

3) Direttorio 1814, pag. 48 (continuazione del testo di nota 2):

« e vi ringrazino per me del dono, che vi siete degnato farmi di tutto Voi stesso. Ma voi soprattutto, o mio incomparabile Salvatore, ringraziatevi da Voi medesimo per questa riprova del vostro amore la più grande di tutte le altre;...».

4) Direttorio 1814, pag. 56 (ATTO DI OFFERTA E DI UNIONE):

«...E perché la mia offerta siavi vieppiù gradita, ed universale, io vi offro per mezzo di Voi medesimo in questo Sacramento il mio corpo, e l’anima mia, il mio cuore, e tutte le mie potenze con ogni altra cosa tutta, che ho da Voi ricevuta e tutto quello ancora, che io posso fare per la gloria vostra, mediante la vostra santa grazia. Mi unisco pertanto a Voi, o Vittima santa, e santificante, Pane vivo, e vivificante, affinché Voi siate sempre in me, ed operiate in me ciò, che a Voi piace. Io unisco i miei pensieri, i miei affetti, parole, ed opere alle vostre infinite perfezioni, acciò in avvenire Voi stesso siate nell’Eucaristia la mia fede, la mia speranza, ed il mio amore; come pure la mia oblazione, il mio rispetto, la mia umiltà, l’unica mia riconoscenza, e che io per mezzo vostro adori, preghi ed eserciti le virtù cristiane, e religiose. Ah! Gesù mio, non tardate più, nò, a venire nel mio povero cuore, mentre io vi desidero, vi amo, a Voi mi unisco, e con Voi, per Voi, ed in Voi voglio sempre vivere, e morire. Così sia.».

5) Avvertimenti 1812 - Rif. IX:

«...Voi novella Sposa di Gesù S., prendete dunque motivo di far con frutto la S. Professione, notandovi in seguito di questa quei salutari propositi che vi fanno viepiù conforme a quello che Egli amantissimo, e Dio del vostro cuore, ricerca da voi, come una delle sue per38 petue Adoratrici a piè del Sacro Altare, dove in compagnia dei Serafini avete a prestargli perenni le vostre adorazioni, lontana sempre da quelle melanconie, ansietà e rusticità, che punto non convengono a chi con pace, serenità di mente, e lieto animo, bene e santamente dar gli deve anche con i S. Angioli onore e gloria, per meritarvi in punto di morte, come vivamente vi desidero dall’infinita sua misericordia e clemenza in premio di vostra fedeltà, quel dolcissimo invito: “Vieni, Sponsa Christi, accipe coronam quam tibi Dominus preparavit in aeternum. Amen.”

».

6) Avvertimenti 1812 - Cap. VI:

«Il nome che portate, mie dilettissime, di Figlie e Spose di Gesù Sacramentato, aggiunger devono una singolar divozione verso di Esso. Illuminate da amoroso raggio di viva fede, renderete incessanti grazie ad Esso, e per il dono gratuito della S. vocazione, e per tutti gli altri interni, ed esterni benefici, i quali tutti li riconoscerete provenienti dall’amore di Gesù Sacramentato, che con nuovo figliale amore vuol essere da voi riamato. Accompagnate dunque da questo amore, eserciterete tutti gli atti di divozione e di orazione, che comandano le sante nostre Costituzioni; particolarmente quelle che dirette sono al Culto di Ge39 sù Sacramentato; per questo quando avrete la sorte di stare avanti la sua Maestà, vi assisterete con grande umiltà, riverenza, ed amore. Quando starete avanti di Esso, mai siederete, ma lo adorerete o in ginocchio, o in piedi senza accostarvi al muro o ai sedili, sempre però con grande interno, ed esterno raccoglimento. ...Quando dovrete partire dal coro, uscirete con tanto interno dispiacere, che non potendo perseverare davanti a Gesù Sacramentato col corpo, vi lascerete il proprio cuore, acciò esso perseveri nel raccoglimento acquistato, con continuare gli atti di amore, di adorazione e di ringraziamento. ...».

7) Isaia 6, 1-3:

«Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l’uno all’altro: “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria”.».

8) Direttorio 1814, pag. 30:

«Chi è mossa ad abbracciare questo santo Istituto ha molto da rallegrarsene, perché quivi unite tutte insieme in uno stesso spirito di carità, si rende a Gesù Cristo quel culto perpetuo, che non gli può dare ciascuna persona in particolare. Si può dire anche che in questo S. Istituto ciascheduna religiosa venga a fare in qualche maniera una perpetua adorazione a Gesù nel SS. Sacramento benché sia fuori del suo turno, mentre a dire di S. G. Crisostomo, la carità ch’è una virtù unitiva, di molte persone che amano ne forma una sola; cosicché, essendosi tutte unite insieme per una santa mozione e pio affetto, che le trasporta verso questo mistero, di adorare il Signore senza intermissione esse non altro sono che un corpo mistico ed una sola persona ai piedi del Sacro Altare, di maniera che, in qualunque degli uffici si  trovino le Consorelle religiose, elle possono stare pur contente sul riflesso che una di loro sta davanti al Signore, che lo  adora, lo ama, e che sta pregandolo per loro, e che esse stesse, in qualche modo stanno a pregarlo insieme con lei, ad adorarlo e ad amarlo. È cosa peraltro buona che per mantenere e rendere ad un tempo stesso grata a Dio questa unione, quelle tali Consorelle che non staranno attualmente facendo l’ora di adorazione a Gesù Sacramentato, in mezzo alle stesse loro occupazioni muovino i loro cuori a questo sentimento di affetto così dicendo: “Signor mio Gesù Cristo, unita io colla mia volontà alla Con sorella che sta ai piedi del Vostro Altare, vi benedico, vi adoro, e credo fermamente che Voi siete veramente, realmente e sostanzialmente presente sotto le specie del pane. Beneditemi con quella e con tutte le altre persone che vi stanno attualmente adorando; e date a noi tutte una fede viva, una profonda venerazione e un vivo amore verso di Voi, che vi nascondete agli occhi nostri.” Amen».

9) Esortazione III:

«... Oh di quanto bene rimarreste voi prive, se per un momento fedelmente non corrispondeste a questa sua divina volontà, se i vostri pensieri non fossero diretti totalmente all’amor suo, se neghittose ve ne staste alla sua amabile presenza, e se il fine vostro non fosse quello di dare a questo Amantissimo delle anime nostre tutto quel contento e tutta quella gloria, che gli tolgono i peccatori». 10) Costituzioni - 1985 - Art. 26: Nell’adorazione con Cristo che:

1 – adora

Gesù è il primo e perfetto adoratore del Padre. Nel compiere il proprio turno di adorazione, le monache Adoratrici si uniscano quindi, con piena adesione di cuo42 re e di spirito, a Cristo presente nell’Eucaristia, per rendere con Lui e per Lui al Padre nello Spirito Santo, lode, adorazione, gloria e azioni di grazie, comprese dell’infinito omaggio che quali umili creature, devono offrire alla Maestà divina. Mentre non lascino di adorare il loro Redentore «fattosi obbediente fino alla morte di croce»( F i l . 2, 8) con un annientamento gradito al Padre e glorificato con la risurrezione. Tributeranno così il loro culto a tutta la Trinità.

2 – intercede

Gesù intercede quale avvocato per i fratelli presso il Padre. Le Adoratrici, in unione con Lui, implorino grazia e misericordia per se stesse, per la Chiesa e per il mondo intero. Invochino perché sia concessa conversione ai peccatori, perseveranza ai giusti, luce a coloro che vivono nell’ignoranza o nell’errore e affinché tutti gli uomini si uniscano in un solo ovile sotto un unico pastore. In questa preghiera di intercessione seguano gli impulsi dello Spirito Santo che vive e prega in noi.

3 – ripara

Nell’Eucaristia Cristo è anche il grande riparatore. Le Adoratrici entrino dunque in quel Cuore divino per offrire i suoi stessi sentimenti e il suo Sangue purissimo e così rendere con Lui al Divin Padre un culto infinito e una riparazione sovrabbondante per le offese e i torti che riceve dal mondo, il quale invece di amarlo lo offende con la moltitudine dei peccati. Si mettano nella disposizione di vittima per la sua gloria, pronte a dare mille volte la vita per la confessione e adorazione dell’Eucaristico Mistero e in espiazione per coloro che non credono e non adorano. Poiché inoltre l’Eucaristia è memoriale della Passione e Morte di Gesù, le Adoratrici meditino sempre e particolarmente il venerdì, a quale prezzo Cristo ha redento il mondo, e come esse debbano offrire in unione a Lui le loro sofferenze e i loro dolori.

4 – ringrazia

Gesù Eucaristia è il «grazie» per eccellenza. Le Adoratrici si uniscano a Lui rendano grazie al Padre nello Spirito Santo per gli ineffabili beni elargiti agli uomini nella creazione e nel mistero pasquale. È questo anche un rendere grazie al Figlio per averci redenti con la sua morte e resi partecipi della sua vita immortale. Le Adoratrici ringrazino vivamente Dio che si è degnato di fissare per sempre il suo tabernacolo in mezzo agli uomini e nel lodarlo, ringraziarlo e dargli gloria, imparino sempre meglio a corrispondere alle esigenze del suo amore. 11) Direttorio 1814, pag. 5: « . . . u n I s t i t u t o c h e h a u n f i n e c o s ì santo, di cercare cioè Iddio in tutte le cose, e di impegnarvi a divenire vieppiù perfette; come anche di procurare, per quanto è possibile dal canto vostro, la salute delle anime, dirigendo a tale effetto tutte le vostre preghiere, le vostre mortificazioni, tutti i pii vostri esercizi, e molto più l’adorazione perpetua a Gesù Sacramentato, che ha per oggetto particolare di pregare per la conversione dei poveri peccatori, degli eretici, degli infedeli, ed universalmente per tutti i vantaggi di S. Chiesa; ch’è quanto dire, per la santità del clero, per la perfezione degli Ordini religiosi, e per la pace tra i principi cristiani».

« TI ADORO OGNI MOMENTO O VIVO PAN DEL CIELGRAN SACRAMENTO. PER SEMPRE SIA ADORATO L’AMABILE GESÙ SACRAMENTATO! »

 

 

 

 

FINITO DI STAMPARE I L 26 GIUGNO 2005

- GIORNO ANNIVERSARIO DELLA PROMULGAZIONE

DEL DECRETO D I ALLARGAMENTO DELLA FEDERAZIONE

A I MONASTERI SPAGNOLI (1985) -

COI T I P I DELLA TIPOLITOGRAFIA

NAZIONALE SAI DI VIGEVANO