Casella di testo: Santuario Diocesano dell’ Eucaristia
Monastero del Sacro Cuore - Via Trento 27 - Vigevano  (PV)

Casella di testo: Ordine Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento

 

 

 

 

 

 

beata Maria maddalena dell' incarnazione

il Carisma

 

 

Carisma

dell’Ordine delle Adoratrici Perpetue del SS.mo Sacramento

fondato da Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione

 

3

 

Il Carisma appartiene alla libera e imprevedibile

azione dello Spirito.

«Lo Spirito Santo santifica il Popolo di Dio

e lo guida e adorna di virtù non

solo per mezzo dei Sacramenti e dei ministeri,

ma distribuendo a ciascuno i

propri doni come piace a Lui». (L.G. 12)

 

 

 

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© Federazione delle Adoratrici Perpetue

del SS.mo Sacramento

Anno dell’Eucaristia 2004-2005


 

 

PREMESSA

 

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La parola «carisma» (dalla radice greca char) indica l’oggetto e il risultato della grazia divina, un regalo fatto da Dio a credenti di ogni ordine e grado. Il «carisma» appartiene alla libera e imprevedibile azione dello Spirito, perciò emerge nella storia in forme sempre nuove. Numerose testimonianze di carismi sono contenute nei Vangeli e negli Atti degli Apostoli e, soprattutto, negli scritti di San Paolo. Il nome è stato dato talvolta anche a manifestazioni spettacolari verificatesi nelle comunità dell’età apostolica,quali glossolalie, miracoli, profezie,visioni.

L’enciclica Mystici Corporis di Pio XII (1943) ha ricordato che i carismi sono di tutti i tempi: è compito dell’autorità gerarchica della Chiesa stabilirne il valore. Questi doni sono concessi non tanto a vantaggio della persona che li riceve quanto a vantaggio degli altri e dell’intera comunità ecclesiale, affinché si diffonda il Vangelo e si edifichi il Corpo mistico di Cristo (cfr. 1 Cor 12, 7; 8, 12; Ef 4, 11; Rm 12, 6-8). Fondandosi sulla dottrina del Nuovo Testamento e sull’esperienza della Chiesa, i Padri del Concilio Vaticano II così hanno scritto al n. 12 della Lumen Gentium: «Lo Spirito Santo santifica il popolo di Dio e lo guida e adorna di virtù non solo per mezzo dei Sacramenti e dei ministeri, ma, ‘distribuendo a ciascuno i propri doni come piace a Lui’ (1 Cor 12, 11), dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi varie opere ed uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa, secondo le parole:

‘A ciascuno la manifestazione dello Spirito è data perché torni a comune vantaggio’ (1 Cor 12, 7)». Dopo il Concilio Vaticano II, i documenti Lumen Gentium, Evangelica Testificatio ,Mutuae Relationes qualificano come «carisma» anche la Vita Consacrata. Essa è un dono divino speciale, «frutto dello Spirito Santo che sempre agisce nella Chiesa» (E.T. 11), dono che la Chiesa deve saper accogliere, far fiorire, esaminare, custodire e difendere. Esiste pure il carisma di fondatori di Ordini Religiosi e il carisma di fondazione. «Carisma di fondatori» è il dono dello Spirito Santo offerto da Dio ad alcuni, uomini o donne, per produrre in loro determinate capacità, atte a far nascere nuove comunità di vita consacrata nella Chiesa. «È un dono ‘personale’, in quanto trasforma la persona del fondatore, preparandola a una particolare vocazione e missione nella Chiesa; è un dono ‘collettivo - comunitario’, perché coinvolge più persone a realizzare storicamente il medesimo progetto divino; infine è un dono ‘ecclesiale’ perché tramite il fondatore e la sua comunità è offerto all’intera Chiesa, chiamata ad accogliere i frutti di questo peculiare carisma. Lungo tutto l’arco di vita del fondatore e nel periodo di nascita della nuova comunità si configurano i lineamenti spirituali fondamentali, il proprium della vita e della missione della comunità medesima; un proprium che dovrà mantenersi sempre in continuità dinamica con le origini» (cfr. Dizionario teologico della vita consacrata - Ed. Àncora - p. 178 ss.). L’espressione «carisma di fondazione » indica il dono fatto al fondatore e, insieme a lui, ai suoi discepoli per consentire la nascita e lo sviluppo della nuova comunità con la sua originale fisionomia. Carisma di fondatore e carisma di fondazione uniti insieme costituiscono il carisma di ogni Ordine religioso. Il «carisma» è dunque un’azione gratuita di Dio, che non si può acquistare né trasmettere e si distingue dallo «spirito» di una persona o di un Ordine. «Spirito» indica l’azione di risposta dell’uomo all’iniziativa divina dello Spirito Santo ed è quindi una realtà che si può assimilare e trasmettere, perché implica e dipende soprattutto dalla cooperazione umana. Con la parola spirito ci si pone su un piano antropologico, mentre col termine carisma ci si colloca esclusivamente sul piano teologale (op. cit. p. 179).

 

IL CARISMA DELL’ORDINE

 

L’Ordine delle Adoratrici Perpetue, sorto per opera di Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione agli inizi del 1800, «prende la propria fisionomia e il proprio spirito caratteristico dall’Eucaristia... Consacrate al Mistero Eucaristico, le Adoratrici hanno in esso dove vivere e donde vivere» (Costituzioni 1985 art. 22).

Spiritualmente operanti nel cuore della Chiesa, attingendo alla sorgente dell’Eucaristia, esse testimoniano a tutti la presenza tra gli uomini di Dio Amore. Madre Maria Maddalena è stata chiamata direttamente da Gesù a fondare un Ordine di Adorazione Perpetua, quando già aveva abbracciato la vita religiosa ed era novizia nel Monastero delle Terziarie Francescane di Ischia di Castro. Narra nella «Breve Istoria» Don Giovanni Antonio Baldeschi, suo confessore e direttore spirituale e suo primo biografo, che, quando ella era novizia, una mattina, (era il 19 febbraio 17891 ), mentre scopava il refettorio e sbocconcellava il pezzo di pane della colazione,«fu all’istante investita da una luce divina, che la rapì in Dio con deliquio d’amore, ed in quella intima unione le si manifestò Gesù, che le fece conoscere la sua santissima volontà, ch’era quella di fare una fondazione di Perpetue Adoratrici che giorno e notte lo adorassero...nel Divin Sacramento dell’altare, prestandogli i loro umili ossequi, lodi e adorazioni; nel giorno esposto a pubblica venerazione, e nella notte chiuso nel Tabernacolo. Le fece altresì conoscere  il tempo in cui avrebbe potuto farla,ed i mezzi che gliene avrebbe dato, e che questi giammai sarebbero mancati.

Ma che voleva però in questo Santo Istituto tutta la corrispondenza, e quell’ assolamento con Lui, Dio del nostro cuore, che rendesse ognuna di loro degna del suo amore e meritevole di tutte le sue grazie, che avrebbero loro fatte acquistare le loro mai interrotte adorazioni e lodi avanti alla sua Sacramentale Presenza, colle quali sarebbero stati compensati quei torti ed ingratitudini che gli facevano le creature a tanti benefici fatti ad esse, offendendolo di continuo senza mai corrispondere al sì grande suo amore». Questo il carisma, il dono fatto da Dio a Madre Maria Maddalena, (fondazione dell’Ordine iniziata nel 1807), potrà essere realizzato definitivamente solo nel 1814; tanti anni di attesa e preghiera, di martirio segreto del cuore e di riflessione, anni in cui la Madre tracciò le linee fondamentali del carisma stesso: il compito specifico delle Adoratrici e il loro specifico apostolato. Così, con le prime Adoratrici, che vissero questi ideali, si andò precisando il carisma dell’Ordine.

Specifico compito delle Adoratrici è adorare giorno e notte, ininterrottamente, Gesù Eucaristia: tale adorazione non si limita però al tempo trascorso da ciascuna in preghiera davanti al SS. Sacramento esposto sull’altare e tanto meno è «perpetua» solo perché ogni adoratrice, prostrata davanti all’altare, adora a nome di tutte e perciò tutte con lei rendono continuamente a Gesù Eucaristia lode, gloria, onore e benedizione. È vero che esse si fanno così, tutte insieme, voce di ogni creatura implorando il Padre in unione con Gesù e offrendo la propria vita con Lui per le necessità della Chiesa e del mondo, ma ciascuna, personalmente, rende «perpetua» la propria adorazione solo se questa permea ogni istante della sua vita: l’Adoratrice, ovunque sia, qualunque sia la sua occupazione, in ogni momento, a chi le chiedesse che cosa sta facendo, deve poter rispondere: «Sto adorando Gesù Eucaristia». La Madre Fondatrice insiste molto su questo aspetto della vita delle Adoratrici: tutto deve essere vissuto per Gesù Eucaristia.

Alla totalità del dono di sé fatto da Gesù nell’Eucaristia («avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine » - Gv 13, 1) si risponde con la totalità del dono di se stesse. Ecco qualche esempio dei suoi insegnamenti:

«La vostra devozione verso il SS.  Sacramento dell’Altare sia straordinaria e il vostro alimento, mentre è la  speciale vostra occupazione e quella che forma il carattere particolare del vostro Ordine, come perpetue sue adoratrici...» (Direttorio 1814 p. 11). Bisogna «amare la penitenza ... mortificarsi e patire... privarsi delle comodità anche le più lecite... per amore di Gesù Sacramentato»;... si deve «sempre avere per fine la gloria di Gesù Sacramentato» (Avvertimenti di Perfezione, passim);... e si deve «servire e corteggiare Gesù Sacramentato» (26 Avvertimenti VIII).

Lo specifico apostolato delle Adoratrici è duplice: innanzitutto quello che si esercita con la preghiera e l’immolazione, che si vive nell’intimità, nascosto in Dio, ma non per questo meno fecondo (v. Costituzioni 1985 art. 24). Su di esso Madre Maria Maddalena insiste ripetute volte esortando le proprie figlie a una intercessione che abbracci l’umanità intera  (Direttorio 1814 pag. 5 - Cost. 1985 art. 24).

 Ma le Adoratrici esercitano anche una forma veramente tutta particolare di apostolato: quello costituito dalla loro presenza ai piedi dell’altare, una presenza che «parla» da sè e attrae i fedeli laici, offre ad essi la possibilità di sostare davanti all’altare in intimo colloquio con Gesù Eucaristia; a questo scopo la Madre ha voluto espressamente che i futuri monasteri sorgessero nel cuore delle città. Ella desiderava ardentemente che Gesù Eucaristia fosse adorato ininterrottamente non solo dalle monache, ma anche dai fedeli laici. Da allora numerosi monasteri dell’Ordine, sparsi in varie parti del mondo, hanno contribuito ad alimentare nella Chiesa l’amore per l’Eucaristia celebrata, adorata e vissuta, dando modo ai fedeli laici che lo desideravano di approfondire il loro amore verso il Signore presente e vivo nell’Eucaristia e di conoscere più da vicino la spiritualità di Madre Maria Maddalena.

Questo avviene tuttora; anzi, negli ultimi tempi, si sono sviluppate nuove forme di coinvolgimento: singole persone o gruppi, adoratori laici che secondo le loro possibilità, la loro formazione religiosa e culturale si affiancano ai monasteri, vivono con le Comunità monastiche il loro cammino e la loro preghiera, adorando Gesù Eucaristia, solennemente esposto, liberamente o secondo un impegno preciso in turni stabiliti. Che ci siano, ieri come oggi, uomini e donne di ogni età che trovano in Gesù, presente nel SS. Sacramento, l’amico più caro e fedele, la fonte della loro pace e della loro speranza, è per ogni Adoratrice motivo di gioia e rendimento di grazie, ma soprattutto dà gloria al Signore che pone la sua delizia nell’abitare tra i figli degli uomini.

Tutto questo costituisce il carisma dell’Ordine delle Adoratrici Perpetue, carisma che lo distingue da tutti gli altri Ordini anche dediti all’adorazione eucaristica: dice Madre Maria Maddalena che per altre Religiose l’adorazione «non è che un accessorio al fine principale del loro Istituto», così che, quando per qualche giusto motivo, lasciano questa buona pratica, non cessano però di essere quelle Religiose che sono. «Viceversa, se voi - afferma la Madre - ...abbandonate tale esercizio, manchereste al vostro S. Istituto, e rinunziereste a tutto quello che avete promesso di fare in quest’Ordine del SS.mo Sacramento, ed al fine che avete avuto di abbracciarlo»

(Direttorio1814 p. 21).

 

1 Era il giovedì grasso, in quell’anno, giorno che, dopo d’allora, fu detto il «giorno del lume», cioè della «luce divina che investì» la Madre, come scrive il Baldeschi e viene ricordato ogni anno nei Monasteri dell’Ordine, con particolari preghiere e ringraziamenti.

 

 

PRINCIPALI DOCUMENTI

 

Tra i documenti risalenti alle origini di questo Ordine sembra fondamentale sotto vari aspetti quello che è stato definito «Esortazione» di Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione. Questo breve scritto, così come è stato dato alle stampe nei primi tempi di vita dell’Istituto, porta l’indicazione:

«Alle Sue Figlie e Sorelle direttissime in Gesù Cristo, l’indegna Sua serva Maria Maddalena dell’Incarnazione». La Fondatrice aveva steso le Costituzioni, un documento ufficiale che rispondeva a determinate richieste e normative della Chiesa. Non è da meravigliarsi che abbia poi voluto aprire con tutta semplicità il Suo animo alle Figlie, sia per meglio spiegare l’origine e i fini della fondazione sia per manifestarne lo spirito, ed esortarle ad essere quali il nuovo Ordine richiedeva e nel modo che Essa, nel suo ruolo di Fondatrice, aveva percepito per illuminazione divina, e sentiva di dover trasmettere affinché le Religiose – di tutti i tempi - potessero diventare «perpetue adoratrici» secondo il disegno di Dio.

(commento all’Esortazione presentato da Madre Maria Diletta Manera, adoratrice perpetua)

 

Nell’Esortazione dunque Madre Maria Maddalena scrive:

 

«Quando Iddio, Padre di tutti i lumi si degnò farmi capire che facessi questa fondazione sotto il titolo del Santissimo Sacramento, con tenerlo esposto sul Sacro Altare in tutti i giorni, e notti dell’anno, (ma che riguardo alla notte io stessi al parere dei Superiori, i quali hanno creduto poi, che in tempo di notte si adorasse chiuso nel S. Tabernacolo), l’anima mia provò molto contento sul riflesso del gran compiacimento, che avremmo noi a dare a Gesù con le nostre continue, e non mai interrotte adorazioni, e con quelle ancora che con tale mezzo avrebbero potuto fare avanti di Lui le persone del secolo...» (Esortazione I).

 

Il Direttorio del 1814 risale anch’esso a Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione; da Lei è stato fatto stampare con il titolo «Direttorio per l’Adorazione Perpetua a Gesù Sacramentato che si pratica in tutte le ore del giorno e della notte dalle Religiose del SS. Sacramento stabilite in Roma nell’anno 1808 – con l’aggiunta di alcune cose maggiormente conformi e di vantaggio alla loro vocazione - Roma 1814 - presso Francesco Bourliè».

A pag. 5 del suddetto Direttorio è scritto: «Il fine per cui sono stati istituiti gli Ordini Religiosi nella Chiesa di Dio, e la cosa che distingue gli uni dagli altri, è ciò che forma l’eccellenza particolare di questi Santi Istituti, onde fa d’uopo... che voi, affinché ne concepiate fin da principio la stima e l’amore che dovete aver sempre per la vostra vocazione, consideriate questo stesso fine con altrettanta maggiore vostra applicazione e zelo, quanto che egli è più nobile e rilevante: mentre il fine di questo Ordine che voi professate è quello di amare e servire Iddio nella pratica di tutte le virtù per l’acquisto di una vera perfezione,per supplire alla mancanza dell’amore che il mondo non ha per Iddio e all’inosservanza dei suoi santi Comandamenti. Il fine esteriore poi è di animare tutte le creature alla fuga del peccato e alla pratica della vita interiore necessaria per ben adempiere a tutti i doveri del Cristiano. Ecco dunque da che nasce la vostra obbligazione, ch’è appunto quella di soddisfare agli obblighi di un Istituto che ha un fine così santo, di cercare cioè Iddio in tutte le cose, e di impegnarvi a divenire vieppiù perfette; come anche di procurare, per quanto è possibile dal canto vostro,la salute delle anime, dirigendo a tale effetto tutte le vostre preghiere, le vostre mortificazioni, tutti i pii vostri esercizi, e molto più l’adorazione perpetua a Gesù Sacramentato, che ha per oggetto particolare di pregare per la conversione dei poveri peccatori,... ed universalmente per tutti i vantaggi di S. Chiesa; ch’è quanto dire, per la santità del Clero, per la perfezione degli Ordini Religiosi, e per la pace... Or siccome il SS. Sacramento dell’Altare, di cui Voi dovete essere nella Chiesa le Adoratrici perpetue, per istituto particolare, è un Sacramento di unità, conforme dicono i S. Padri, così è ben giusto che quelle persone le quali si sono dedicate per istar di continuo ai pie’ de’ Sacri Altari, siano uniformi al loro Capo, ch’è il Superiore, e tra loro stesse nell’osservanza di tutto ciò che prescrive la loro Regola; di modo che l’uniformità esteriore del loro Capo, e delle loro costumanze, rappresenti l’unità interiore di  questo ineffabile Mistero». «L’esperienza, in Gesù Cristo, carissime, ha fatto sempre vedere che nonostante moltissimi siano coloro che entrano nella Confraternita del SS. Sacramento, col desiderio di attendere a fare un’ora di adorazione a Gesù Sacramentato, pure pochi sono quelli che persistono a questa buona volontà; e ciò accade sempre perché non vi è una Comunità Religiosa che sia addetta a tale Adorazione per mezzo di un Istituto che obblighi a non mai abbandonarla... Epperò la divina Provvidenza ha fatto stabilire in questo anno memorabile 1808, in Roma Capitale di tutto il Cristianesimo, una Comunità di Religiose della perpetua Adorazione del SS. mo Sacramento, che siete appunto voi stesse, sotto la Regola di S. Agostino, e colle Costituzioni sue particolari,le quali sono state esaminate ed approvate coll’ Autorità Ordinaria sotto il dì 2 febbraio 1808 dall’em.mo  sig.  Cardinale della Somaglia Vicario di Roma» (op. cit. pag. 21).

 

Ecco come si esprimono le COSTITUZIONI delle Adoratrici Perpetue (1985)

 

ART. 13

 

Le presenti Costituzioni sono state così redatte per un aggiornamento richiesto dalle mutate condizioni dei tempi. Conservano tuttavia piena fedeltà alla mente della Fondatrice, mentre sono in sintonia con l’attuale sviluppo di dottrina e di leggi nella Chiesa.

 

ART. 18

 

Avendo tutti i monasteri del S. Ordine la stessa fisionomia e finalità, sotto la luce dell’Eucaristia, segno di unità e vincolo di carità, tutte le monache si sentano membri di uno stesso corpo ed esprimano l’unità dello spirito nell’osservanza delle stesse Costituzioni.

 

ART. 22 - Un Carisma totalmente eucaristico Eucaristia fonte e culmine del culto della Chiesa

 

Sull’Eucaristia «fonte e culmine di tutto il culto della Chiesa e di tutta la vita cristiana» si fonda la missione dell’Ordine delle Adoratrici Perpetue, e da Essa prende la propria fisionomia e lo spirito caratteristico. Consacrate al Mistero Eucaristico, le Adoratrici hanno in esso «dove vivere e donde vivere; ad esso perciò si accostino, credano, si incorporino per essere vivificate; aderiscano al Corpo, ne siano membra belle, idonee, sane, e vivano di Dio e per Dio».

 

ART. 23 - Principali aspetti del Carisma Testimonianza della presenza reale

 

Le monache sono chiamate a considerare e a vivere il Mistero Eucaristico nella sua totalità e a testimoniare la permanente particolare presenza del Signore sotto le Sacre Specie.

La Chiesa infatti professa il culto di adorazione al Sacramento Eucaristico non solo durante la Messa, ma anche fuori della sua celebrazione; conservando con la massima diligenza le Ostie consacrate e presentandole alla solenne venerazione dei fedeli, come pegno dell’immenso amore di Cristo e come mezzo per estendere la grazia del sacrificio.

 

ART. 24 - Dimensione apostolica

 

L’ansia apostolica - fondamentale esigenza anche nella vita contemplativa – vivifica la preghiera e la immolazione delle monache, le quali, lungi dal rinchiudersi grettamente in se stesse tra le mura del monastero, mediante la loro unione con Dio allargano il cuore e la mente secondo le dimensioni del mondo e l’opera redentrice di Cristo che si prolunga nella Chiesa. Le contemplative infatti sono nel cuore della Chiesa e ne alzano il livello di vita spirituale, vivificando tutto il Corpo Mistico col fervore della loro carità che contribuisce a suscitare ogni genere di iniziative apostoliche, le quali non sono nulla senza la carità. Inoltre, pur nel rispetto delle esigenze della clausura e delle norme che la regolano, offrono agli uomini del loro tempo un aiuto opportuno per la preghiera e la vita spirituale, dando occasione e possibilità di poter partecipare convenientemente alle loro stesse azioni liturgiche. Tale servizio reso ai fratelli, come pure ogni altra attività cui le Adoratrici devono attendere, è come una testimonianza resa al Signore della loro continua comunione con Lui. Così le monache Adoratrici contribuiscono alla estensione del regno di Dio con la testimonianza della vita e una misteriosa fecondità apostolica.

 

ART. 26 - Come vivere il carisma

 

Con l’aiuto divino le Adoratrici si lascino permeare dal senso ecclesiale; e alimentino nella preghiera contemplativa lo spirito proprio della loro vocazione, consapevoli sempre che la missione cui Dio le ha chiamate con l’appartenenza al S. Ordine, è quella di essere, nella solenne e continua adorazione del SS. Sacramento, in aiuto della Chiesa.  Con Gesù che adora. Gesù è il primo e perfetto adoratore del Padre...

 

ART. 31 - Testimonianza profetica

 

...con la professione dei consigli evangelici, esse diventano come un segno, il quale può e deve attirare efficacemente tutti i membri della Chiesa a compiere con slancio i doveri della vocazione cristiana. Con il loro stato di vita esse meglio manifestano a tutti i credenti i beni celesti già presenti in questo mondo, testimoniano la vita nuova ed eterna ac21 qui stata dalla redenzione di Cristo e preannunziano la futura risurrezione e la gloria del regno celeste. In modo speciale manifestano le esigenze supreme del Regno di Dio che si eleva sopra tutte le cose terrestri; dimostrano pure a tutti gli uomini la preminente grandezza della virtù di Cristo regnante,e la infinita potenza dello Spirito Santo, mirabilmente operante nella Chiesa.

 

 

 

FINITO DI STAMPARE I L 26 GIUGNO 2005

- GIORNO ANNIVERSARIO DELLA PROMULGAZIONE

DEL DECRETO D I ALLARGAMENTO DELLA FEDERAZIONE

A I MONASTERI SPAGNOLI (1985) -

COI T I P I DELLA TIPOLITOGRAFIA

NAZIONALE SAI DI VIGEVANO