Casella di testo: Santuario Diocesano dell’ Eucaristia
Monastero del Sacro Cuore - Via Trento 27 - Vigevano  (PV)

Casella di testo: Ordine Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento

 

 

 

 

 

 

beata Maria maddalena dell' incarnazione

consigli evangelici

 

 

I Consigli Evangelici

come si professano nell’Ordine

delle Adoratrici Perpetue del SS.mo Sacramento

fondato da

Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione

 

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«Con la Professione dei Consigli Evangelici

la Consacrazione Battesimale non solo

viene confermata, ma è espressa con maggior

pienezza perché, per essa, si è

più intimamente congiunti alla volontà

di Dio» (cfr. P.C. 5 - L.G. 44)

 

 

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© Federazione delle Adoratrici Perpetue

del SS.mo Sacramento

Anno dell’Eucaristia 2004-2005

 


 

 

I CONSIGLI EVANGELICI

E LE ADORATRICI PERPETUE DEL  SS. SACRAMENTO

 

Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione, ispirata dallo Spirito Santo fondò l’Ordine delle Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento, totalmente dedicato al culto di Gesù Eucaristia in modo particolare all’Adorazione Perpetua, con la sua testimonianza di amorosa donazione e i suoi scritti impregnati di spirituale sapienza, invita ognuna delle sue Figlie a corrispondere con amore e gratitudine a questo invito divino di sequela e donazione di se stesse, vivendo mediante la pratica fedele dei consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza in intima familiarità e unione con Gesù Cristo, Sposo dell’anima e meta finale della consacrazione a Lui: «Se dunque voi avete ricevuto un onore simile a quello dei discepoli esige il vostro dovere, per quanto vi sia possibile, con la grazia di Gesù Cristo che la vostra corrispondenza sia sempre in voi con esattezza nell’osservare i voti di castità, povertà e obbedienza». (Cost. 1818) L’Adoratrice Perpetua, attraverso la pratica dei tre voti è chiamata a riflettere con la sua vita e le sue opere il volto di Cristo vivo e operante nel mondo e a testimoniare la presenza reale e amorosa di Gesù nel Santissimo Sacramento dell’altare; tutti i suoi pensieri, parole e opere devono essere finalizzati alla crescita nella Chiesa e nel mondo della fede, della devozione, del culto e adorazione a Gesù Eucaristia che, mosso da tanto grande amore, ha voluto abitare in mezzo a noi. (Gv 1,14) Le Adoratrici Perpetue devono insegnare con il loro esempio, a tutte le creature, la pratica della vita interiore, come lampade accese, che poste sul candelabro, illuminano tutti coloro che sono in casa: «Così risplenda la vostra luce davanti a tutti gli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei Cieli». (Mt 5, 15-16) In Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione ogni Adoratrice trova il modello di un’anima totalmente consacrata all’amore e al servizio di Gesù Eucaristia per il bene della santa Chiesa e la salvezza delle anime. La prefazione alle prime Costituzioni dell’Istituto offre la prospettiva entro cui Madre Maria Maddalena leggeva i consigli evangelici. «L’adorabile Redentore Gesù Cristo, come attestano i Santi Evangelisti, con tre distinti inviti si degnò chiamare alla sua se 5quela i suoi discepoli, vale a dire, alla sua familiarità, conforme San Giovanni, al suo discepolato, al riferire di San Luca, e finalmente alla sua unione, per non mai lasciarli, secondo i Santi Matteo e Marco; una simile degnazione ha praticato anche verso di voi quest’amantissimo delle anime nostre, col chiamarvi dal secolo a perpetuamente vivere nella religione consacrata al culto e venerazione del SS. Sacramento, per la quale vi ammette alla sua familiarità per mezzo del voto di povertà e della vita comune della vostra Regola; al suo discepolato col voto della perfetta obbedienza; ed alla sua unione col voto della castità e con la perpetua clausura ». (Cost. 1808)

 

 

 

 

CASTITÀ

 

Quanto alla castità Madre Maria Maddalena era «cautelatissima» e così la voleva anche dalle sue Figlie. Infatti ci dice, che è il segno di una unione sponsale con Cristo. La Madre inoltre accosta «il voto di castità e la clausura all’intima unione con cui l’adorabile Gesù Cristo si è degnato di chiamare dal mondo l’anima di ogni Adoratrice», descrivendo questa unione come un reale sposalizio, tra una creatura umana e «il più bello tra i figli dell’uomo». 6 Accanto al simbolismo della sposa, è caro alla nostra Madre Fondatrice quello degli angeli: «In ordine al voto di castità, basta solo che sappiate che chi si dà in Sposa a Gesù, il quale si pasce dei gigli (simbolo della purezza), ed al quale prestano servizio gli angeli, concede che conduca una vita angelica, guardandosi sempre di ammettere in sè cosa che possa macchiarla nei pensieri, nelle parole, nelle opere». (Avv. 1812 - rifl. VI) «Chi custodisce sulla terra un fiore così pregevole, si rende abile alla beata visione e all’unione con Dio che è la purezza stessa, per cui ogni religiosa sia molto attenta a conservare illibata la sua purezza tenendo la mente sgombra da ogni pensiero cattivo e vano e la volontà aliena da ogni attacco terreno». (Cost. 1808 - VIII)

 

 

POVERTÀ

 

L’osservanza della povertà stava sommamente a cuore alla Madre Fondatrice Maria Maddalena dell’Incarnazione. Lo dicono i suoi scritti, gli Avvertimenti, le testimonianze. Nella «positio», ad esempio, troviamo Sr. M. Arcangela che disse: «Posso deporre che la Serva di Dio mostrò di osservare il voto di povertà non cercando nel vestiario, altro che il semplice e bisognevole. Era rigorosissima ad esigere dalle Monache, che non si disperdesse o si trascurasse cosa alcuna ma tutto si tenesse in custodia, in ordine, riprendendo quelle che non avessero avuto cura degli oggetti della comunità». Ponendo l’accento sulla dimensione interiore della povertà, la nostra Madre Fondatrice sottolinea che il merito nel praticare questo voto non risiede tanto nella rinuncia delle cose, quanto nel desiderio di imitare Gesù. Al voto di povertà la Madre accosta la familiarità con Gesù, una volta che l’Adoratrice raggiunge l’intimità con Gesù e questa l’arricchisce interiormente, possiede quella libertà interiore che la rende capace «avere» o di «non avere», perché sa che, chi possiede Dio, «non manca di nulla». «Siccome la povertà, figlie mie dilettissime, è povertà di volontà e di affetto, dovete persuadervi che il merito di essa non consiste solo nel lasciare le cose, le ricchezze e le comodità del mondo, ma è necessaria una generosa e volontaria rinuncia di tutte le cose terrene affinché, sciolto il cuore da tutto, lo si renda libero per seguire Gesù Cristo e occuparsi interamente nell’acquisto della  perfezione». (Avv. 1812 - Cap. II) Per aiutarci a vivere concretamente in vera povertà, la nostra Madre Fondatrice tocca tanti piccoli punti da attuare nella pratica quotidiana. Non dobbiamo essere attaccate neppure alle più piccole cose; non dobbiamo ricercare gli indumenti e le cose migliori, né usare certe affettazioni e accomodamenti, poiché «non si deve fare stima di cosa alcuna fuori di Dio». Ma per rispetto a Lui, al suo Spirito di cui il nostro corpo è tempio, dobbiamo avere grande pulizia e ordine e un portamento dignitoso. Così, ogni oggetto che usiamo personalmente o per la comunità, deve essere trattato con somma cura. Madre Maria Maddalena ci ricorda poi come Gesù Cristo, Re della gloria, Creatore di tutto, si privò di ogni cosa per amore della povertà. (Cfr. Sr. Maria Diletta, commento sugli Avv. 1812 - pag. 6)

 

 

OBBEDIENZA

 

In quanto all’obbedienza Madre Maria Maddalena scrive: «Non è vero discepolo quello che non segue il Maestro. Gesù è stato obbediente fino alla morte». (Cost. 1808 - VII) Infatti la Madre accosta il voto di obbedienza al discepolato: «non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me». Il motivo dell’obbedienza dell’Adoratrice è quindi l’obbedienza di Gesù al Padre, è comunque un’obbedienza che fonda le sue radici sull’interiorità della nostra anima. In un testo successivo, gli Avvertimenti del 1812, rileviamo il medesimo concetto avvalorato da una citazione tratta dal Vangelo di Giovanni: «Terrete sempre presente quel detto di Gesù Cristo in cui si dichiarava che non era venuto nel mondo per fare la sua volontà, ma quella del suo eterno Padre. Riflettendo su ciò, ognuna di voi deve persuadere se stessa di non essere venuta in Monastero per fare ciò che le suggerisce la propria volontà, ma quella della Superiora». (Avv. 1812 - cap. I) Madre Maria Maddalena ci mette come modello da seguire Gesù, venuto nel mondo «non per fare la sua volontà, ma quella del Padre che lo ha mandato ». Ci raccomanda di non contrastare i comandi ricevuti, quando ci viene comandato qualche cosa che non è di nostro gradimento, pensando che le superiore tengono il posto di Dio; dobbiamo dire a noi stesse: «È Gesù che comanda ». Poi aggiunge: «Animate da questa fede eseguirete le cose, anche le più difficili, con somma ilarità e prontezza». (Avv. - cap. I) Fare presenti le difficoltà che incontriamo, con un dialogo umile e privato. Dobbiamo però sempre aderire subito, interamente a quello che viene disposto: come se Dio ci parlasse. Altro punto toccato da Madre Maria Maddalena, è questo: occorre essere pronte, quando è dato l’avviso per gli atti comuni o per il turno di adorazione, a non differire il compito del proprio dovere in quel momento. Il suono di un campanello o di una campana deve essere considerato come la voce di Dio che chiama a fare quello che Lui attende da noi in quel momento secondo l’orario stabilito, dalla levata del mattino fino all’ultimo atto comune della sera, alla chiamata per l’adorazione di notte. Per indicarci quale deve essere sempre la nostra prontezza ai richiami di Dio, la Madre ci fa presente, come esempio: il campanello della prima levata «con tanta prontezza balzerete dal letto, come se ardesse in vive fiamme...». È il richiamo dell’amore, il desiderio ardente di iniziare nel nuovo giorno l’adorazione piena alla S. Volontà di Dio, che deve animare il nostro cuore.

 

 

CONSIGLI EVANGELICI NEL MONDO DI OGGI

 

Nell’Esortazione Apostolica del Santo Padre Giovanni Paolo II «Vita Consacrata », viene detto che i consigli evangelici sono un dono della Santissima Trinità, dove la vita delle persone consacrate è segno e testimonianza di un’esistenza trasfigurata, un anticipo della vita eterna capace di affascinare gli uomini del nostro tempo e così far avvertire loro la «nostalgia» della bellezza divina. I voti sono le tre sfide di fronte al mondo odierno per mezzo dei quali si esprime la maniera stabile e impegnata di vivere i consigli evangelici di verginità, povertà e obbedienza; l’uomo si dona totalmente a Dio, realizzando un vero trasferimento di proprietà. Non solo gli offre i frutti dell’albero della sua vita, ma l’albero stesso, con le sue radici e con la terra in cui è piantato, con tutta la sua capacità di fruttificare; non a tappe quando arriva la stagione del raccolto, ma in una volta sola e per sempre. Sant’Agostino ha una frase suggestiva e profonda «Facere locum Domino». Si tratta di fare strada, di fare posto al Signore in noi. Il vuoto è condizione di pienezza. La rinuncia è pedagogia per il possesso. I consigli evangelici introducono in una situazione cristiana tipica, in cui la ricerca di Dio e la perfezione trovano tutto il loro splendore L’adozione dei consigli rappresenta il centro del fatto cristiano, una via che conduce verso le vette. La via dei consigli permette alla gratuità dell’amore a Cristo di svilupparsi, manifestando in tal modo la potenza dell’attività del Vangelo. Castità volontaria, povertà volontaria e obbedienza, delineano infatti i tre grandi assi attorno a cui costruire un progetto di vita evangelica radicale. Su questo progetto è dato di vivere con maggiore gratuità e maggiore facilità l’attaccamento incondizionato a Cristo e al suo Vangelo. I tre consigli intendono creare nell’uomo uno spazio privilegiato in cui il discorso della montagna, carta della vita cristiana, troverà la possibilità di uno sviluppo ideale, che avrebbe potuto trovare anche senza di essi, ma con minore facilità, con minore libertà interiore, con minore gratuità e soprattutto con minore valore significativo dell’attrattiva esercitata dal Signore. La verginità-castità, la povertà e l’obbedienza, rettamente intese e con il contenuto e il significato che ebbero nella vita di Gesù, esprimono adeguatamente tutto ciò che la persona è: * Capacità di amare e di essere amata nell’ambito della castità. * Capacità di programmare in libertà la  propria vita nell’ambito dell’obbedienza.* Capacità e desiderio di possedere e di usare i beni di questo mondo con la vera, anche se relativa, autonomia che ho per il solo fatto di essere libera e responsabile, viene a costruire l’ambito principale della povertà. Sono le tre dimensioni essenziali della persona. I voti sono una risposta al dono di Dio che precede sempre. In quanto dono d’amore non può essere razionalizzato. È un qualcosa che Dio stesso opera nella persona che ha scelto. In quanto risposta a un dono di Dio, i voti sono la triplice espressione di un singolo «sì» a un singolare rapporto di totale consacrazione. Sono l’atto con cui il religioso si dona totalmente a Dio.(L.G. 44)

 

 

 

 

 

 

CASTITÀ PER IL REGNO DEI CIELI

 

Il consiglio evangelico della castità assunto per il Regno dei Cieli, che è segno della vita futura e fonte di una più ricca fecondità nel cuore indiviso, comporta l’obbligo della perfetta continenza nel celibato. (Codice di Diritto Canonico, can. 599) Con queste semplici e profonde parole il Codice di Diritto Canonico espone la grandezza, profondità e ricchezza del voto di castità, il quale è una consacrazione a Dio di tutto se stesso, mettendo a disposizione del Regno di Dio gli affetti e le inclinazioni del cuore umano. La castità annunzia in mezzo al mondo il primato dell’amore di Cristo; è una grazia che non possono comprendere tutti ma, «solo coloro ai quali è concesso» (Mt 19,11). Dio invita alcuni a vivere la castità per il regno dei cieli per convertirli in testimoni dei valori essenziali dell’amore che sono: la verità, la sincerità, la sobrietà, il rispetto e soprattutto la carità. La persona consacrata che vive con fedeltà questi valori darà testimonianza di amore autentico e vero! Questa capacità di amare gratuitamente genera una maggiore fecondità spirituale, perché il cuore libero del consacrato, unito intimamen15 te a Cristo, scopre e ingrandisce questi valori essenziali dell’amore, che sono quelli di cui il mondo ha più bisogno. Tutto questo si raggiunge non da un punto di vista puramente umano, ma appoggiandosi alla forza di Dio, il quale, insieme alla chiamata a questo nuovo genere di vita, effonde su ognuno dei suoi figli lo Spirito Santo; amore nuovo che apre il cuore facendo scoprire, attraverso la pratica della castità, non solo la rinuncia alla fecondità umana, ma anche la libertà interiore necessaria per poter amare tutti con amore vero come quello di Cristo, che trascende ogni cosa e abbraccia tutto. Questa è la grandezza e la fecondità spirituale della castità consacrata! La quale oggi più che mai deve essere compresa e vissuta con rettitudine e generosità. (E.T. n. 13)

 

 

MEZZI PER CUSTODIRE LA CASTITÀ

 

È fondamentale, soprattutto nelle prime tappe della formazione, assicurare un processo di maturità affettiva e spirituale che renda capace la novizia di vivere con allegria e generosità la castità consacrata, avendo ben chiaro i compromessi che la stessa comporta. È compito dei formatori tenere conto della dimensione affettiva, spirituale e fisica di ogni candidata. La vita spirituale, nelle sue molteplici pratiche di pietà, la meditazione assidua della Parola di Dio, la recita dell’ufficio divino, la partecipazione della Santa Messa, la Comunione Eucaristica e l’adorazione, vissute con vero spirito di fede e amore, contribuiscono alla perseveranza non solo della castità consacrata, ma anche di tutti i santi propositi. É consigliabile anche la pratica di una ascesi equilibrata, l’osservanza del silenzio esteriore e interiore, la mortificazione dei sensi ed evitare qualunque vana curiosità. Però, quello che favorisce di più la custodia della castità consacrata, è la vita fraterna in comunità; infatti troviamo anche nelle nostre Costituzioni (1985) all’articolo 37: «La castità si potrà custodire più sicuramente se in comunità sarà praticato un vero amore fraterno, le monache si sentano impegnate a portare il proprio contributo per una serena vita comunitaria e per un’accoglienza reciproca». La fraternità è un luogo privilegiato per praticare i valori affettivi, per vivere la carità di Cristo e la donazione generosa e disinteressata agli altri, per fomentare la creatività di ogni membro della comunità, evitando ogni isolamento e separazione egoistica, vivendo con naturale apertura le esigenze e la meravigliosa bellezza della vita fraterna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

POVERTÀ PER IL REGNO DEI CIELI

 

Il consiglio evangelico della povertà è un dono di Dio per mezzo del quale la persona consacrata riceve l’invito ad imitare Cristo, che negli anni della sua vita mortale elesse liberamente di nascere, vivere e morire povero, per questo la povertà evangelica è una risposta di amore a Cristo che: «da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». (2 Cor 8, 9) «La povertà evangelica è un valore in se stessa, in quanto richiama la prima delle Beatitudini nell’imitazione di Cristo povero. Il suo primo senso, infatti, è testimoniare Dio come vera ricchezza del cuore umano». (Vita Consecrata n. 90) Dalla scoperta di questa ricchezza, che è Dio, nasce nel cuore del consacrato il desiderio e l’impulso di rinunciare a tutti i beni materiali e a tutto ciò che può essere di ostacolo nel servizio del Regno di Dio, questo è il tesoro nascosto in un campo che un uomo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo. (Mt 13, 44)

 

 

POVERTÀ DI VOLONTÀ

 

La Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione, con la sua vita esemplare e i suoi scritti, insegna alle sue figlie Adoratrici  che la povertà è stare in una continua e attenta ricerca della libertà interiore,indispensabile per servire il Signore con cuore intero e vero spirito di adorazione:«La povertà, Figlie mie dilettissime, che dovranno professare le religiose nostre, è povertà di volontà e di affetto, perciò dovete persuadervi che il merito di essa non consiste solo in lasciare la roba, le ricchezze e le comodità del mondo, ma è necessaria una generosa e volontaria rinuncia di tutte le cose terrene e così sciolto il cuore di tutto, si rende libero per seguire Gesù Cristo». (Avv. 1812 cap. II)  Questi insegnamenti della Madre Fondatrice contengono tutti gli elementi necessari per scoprire il senso più profondo del voto di povertà: povertà di volontà, rinuncia di se stesse, ricerca della libertà interiore, mettendo l’amore di Gesù Eucaristia al di sopra di qualunque ricchezza o meglio ancora «come la ricchezza del cuore». La povertà prepara al servizio del Signore con una libertà speciale, relazionando l’essere umano con Gesù in modo particolare, facendolo suo discepolo. Le Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento sono chiamate a contemplare e a vivere il mistero Eucaristico in tutta la sua totalità e unità. (cfr. Costituzioni 1985 cap. 1, art. 2) E perché questo si realizzi è necessario che ognuna delle monache si sforzi continuamente di seguire le orme di Gesù povero, da Betlemme, dove vuole nascere bimbo e povero, indifeso e bisognoso, fino al Calvario dove, per amore dell’umanità, muore spogliato non soltanto delle cose materiali ma anche dell’onore, del rispetto e della dignità dovutaGli. Solo attraverso questa esperienza le Adoratrici Perpetue diventeranno una presenza profetica davanti al mondo e ad una società materialistica, che ha tanto bisogno di testimoni autentici dell’Amore Trinitario. L’ideale di povertà evangelica suggerito dalla regola di S. Agostino, adottata dall’Istituto, comprende anche la messa in comune dei beni secondo l’ideale della prima comunità cristiana: «E non dite “vostra” alcuna cosa, ma tutto sia comune. E la vostra Superiora dia a ciascuna cibi e vesti; non tuttavia con uniformità materiale, non possedendo tutte la stessa costituzione fisica, ma a ciascuna secondo le necessità personali. Così infatti si legge negli Atti degli Apostoli: Tutto era comune fra loro... a ciascuno si distribuiva secondo il bisogno personale». (Regola di S. Agostino cap. I n. 4) Alle persone consacrate è chiesta dunque, una rinnovata e vigorosa testimonianza evangelica di abnegazione e di sobrietà, in uno stile di vita fraterna ispirata a criteri di semplicità ed ospitalità, (Vita Consecrata n. 90) evitando tutto il materialismo avido di possesso. La coerenza della vocazione alla vita consacrata esige una continua conversione del cuore, spogliando se stessi di tutto ciò che non è necessario per vivere e servire Dio e i fratelli. Il Padre dei poveri propone ai suoi figli una povertà radicale ad imitazione di Colui che non ebbe dove reclinare il capo. (Mt 8, 20) «Le Adoratrici Perpetue si sentano soggette alla legge del lavoro, con il quale, mentre procurano i mezzi necessari al sostentamento della comunità, imitano il Cristo le cui mani si esercitarono nel lavoro. Pur valorizzando il tempo che Dio mette loro a disposizione, allontanino da sé ogni eccessiva preoccupazione e si affidino alla Provvidenza del Padre Celeste». (Costituzioni 1985 art. 46) È necessario vivere la povertà in spirito e verità!  Nei Monasteri si deve respirare un ambiente semplice, con la maggiore rinuncia possibile alle cose superflue e devono essere sempre presenti e occupare un posto di rilievo i valori umani ed evangelici che sono: l’ospitalità, la comprensione, la donazione generosa e gioiosa e soprattutto la carità fraterna. Ogni sorella, vivendo in povertà, si preoccuperà di arricchire la vita comunitaria, mettendo al servizio di quest’ultima i doni con i quali è stata arricchita da Dio.

 

 

OBBEDIENZA PER IL REGNO DEI CIELI

 

Il consiglio evangelico dell’Obbedienza affonda le sue radici nell’obbedienza di Gesù che non cercò la sua volontà, ma quella di Colui che lo ha mandato (Gv 5, 30), il cui cibo era: fare la volontà del Padre. (Gv 4, 34) È in quest’obbedienza di Gesù che trova veramente senso l’obbedienza evangelica, attraverso la quale la religiosa fa donazione a Dio di tutto il suo essere, della sua volontà, dei suoi progetti, della sua mente, della sua intelligenza e delle sue iniziative proprie per sottomettersi, per sua libera scelta, alla divina volontà che, si manifesta per mezzo della Parola di Dio ascoltata e meditata con quotidianità e perseveranza, attraverso il magistero della Chiesa e dei legittimi Superiori; è in questi ultimi dove una religiosa ascolta più direttamente la voce di Dio che le va indicando giorno per giorno e momento per momento il cammino che deve seguire. Obbedire significa svuotarsi di se stessi, realizzare una «Kenosis» ad imitazione di Cristo il quale «spogliò Se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agliuomini; apparso in forma umana, umiliò Se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce». (Fil 2, 7-8) Il Signore si è fatto servo perché tutti quelli che, radicalmente e totalmente vogliono seguire le sue orme, sappiano che non c’è altro cammino che quello dell’obbedienza.

 

 

SPIRITO DI FEDE

 

È necessario obbedire con grande spirito di fede cercando e scoprendo attraverso i Superiori e la comunità la volontà di Dio, dimenticando generosamente la propria volontà e rinunciando ai gusti e inclinazioni personali, cercando sempre di compiere con responsabilità e maturità la missione che viene affidata. È questo il miglior modo d’essere liberi, nella completa sottomissione, per amore, non ad una volontà umana ma alla volontà del Padre, ad imitazione di Cristo Nostro Signore.

 

 

OBBEDIENZA E LIBERTÀ

 

Il consiglio evangelico dell’obbedienza non è in contraddizione con la libertà, ma fa scoprire alla persona consacrata in che consiste la vera libertà. Dio manifesta la sua volontà attraverso l’orazione, le Sacre Scritture, nella persona del Santo Padre, nel magistero della Chiesa e nei Superiori legittimi; la persona consacrata che con docilità, prontezza e amore obbedisce a questa santa volontà trova in essa la completa libertà di spirito e la ragione ultima per la quale Dio creò l’uomo cioè, la felicità!

 

 

AUTORITÀ E DIALOGO

 

Importantissimo è il ruolo della Madre Superiora nel compimento perfetto dell’obbedienza da parte delle monache. La Superiora deve contribuire a facilitare il dialogo e l’apertura da parte di ognuna delle religiose, deve essere prima madre e dopo superiora, deve avere uno spirito aperto e la capacità di ascoltare con pazienza e carità ognuna di coloro che Dio le ha dato come figlie, perché attraverso quest’ascolto possa conoscere le inquietudini, i desideri, i difetti e le necessità di ognuna in particolare e, allo stesso tempo, ognuna delle sorelle deve aprire il suo cuore alla Madre Superiora, esponendo con sincerità e fiducia tutto quello che potrebbe crearle conflitti e difficoltà nella pratica dell’obbedienza. Le Adoratrici Perpetue, vivendo il carisma della continua adorazione, si uniscono a Gesù obbediente, che intercede davanti al Padre, con la forza dello Spirito Santo che anima la vita comunitaria dei monasteri: «La vita fraterna è il luogo privilegiato per discernere e accogliere il volere di Dio e camminare insieme in unione di mente e di cuore. L’obbedienza, vivificata dalla carità, unifica i membri di un Istituto nella medesima missione». (Vita Consecrata n. 92) Vivendo la carità fraterna le Adoratrici Perpetue trovano qui la fonte dell’obbedienza evangelica e salvifica, essendo le comunità religiose, famiglie unite, che riconoscono in chi presiede la paternità di Dio; esse sono immagine della Trinità Santissima nella quale non esiste divisione e regna solo l’amore.

 

 

 

FINITO DI STAMPARE I L 26 GIUGNO 2005

- GIORNO ANNIVERSARIO DELLA PROMULGAZIONE

DEL DECRETO D I ALLARGAMENTO DELLA FEDERAZIONE

A I MONASTERI SPAGNOLI (1985) -

COI T I P I DELLA TIPOLITOGRAFIA

NAZIONALE SAI DI VIGEVANO