Casella di testo: Santuario Diocesano dell’ Eucaristia
Monastero del Sacro Cuore - Via Trento 27 - Vigevano  (PV)

Casella di testo: Ordine Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento

 

 

 

 

 

 

beata Maria maddalena dell' incarnazione

la b. v. addolorata

 

 

La B. V. Maria Addolorata

Patrona Principale 

dell’Ordine delle Adoratrici Perpetue

del SS.mo Sacramento

fondato da

Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione

 

13

 

 

«Preparandosi giorno per giorno al Calvario,

Maria vive una sorta di “Eucaristia

anticipata” si direbbe una “comunione

spirituale” di desiderio e di offerta,

che avrà il suo compimento nell’unione

col Figlio nella passione, e si esprimerà

poi, nel periodo post-pasquale,

nella sua partecipazione alla Celebrazione

Eucaristica, presieduta dagli Apostoli,

quale “memoriale” della Passione».

(Ecclesia de Eucharistia, 56)

 

 

 

   B V Addolorata.PDF

 

 

 

© Federazione delle Adoratrici Perpetue

del SS.mo Sacramento

Anno dell’Eucaristia 2004-2005

 


 

BREVI CENNI STORICI

 

Il servo di Maria, di venerata memoria, padre Giuseppe Maria Besutti, curatore della Bibliografia mariana, rilevava: La storia della pietà cristiana verso la Vergine Maria, che ai piedi della croce del Figlio patisce con Lui, non è stata ancora redatta in maniera completa in modo da comprendervi non solo l’Oriente, ma tutte le regioni dell’Occidente. La nascita di quella corrente di pietà ispirata alla meditazione-compassione di Maria ai piedi della croce nasce già prima del XII secolo. Nello svolgersi del XIII secolo si elabora la devozione all’Addolorata e si preciserà agli inizi del sec. XIV come devozione ai sette dolori. Il primo documento certo lo si incontra in Germania dove il 22 aprile 1423 nel sinodo provinciale di Colonia un decreto fissa la festa dell’Addolorata al venerdì della terza settimana dopo Pasqua. La Festa aveva per titolo la «commemorazione delle angustie e dei dolori della Beata Vergine Maria» e aveva come scopo fondamentale la riparazione dei sacrileghi oltraggi fatti dagli ussiti alle immagini del Crocifisso e della Vergine. Nel decreto si faceva implicito riferimento a testi liturgici precedenti, risalenti forse al messale dei Servi di Maria, stabilitisi a Colonia nel XIII secolo. L’Ordine dei Servi di Maria, infatti, fondato a Firenze nel 1240, diffuse assai il culto dell’Addolorata e ottenne da Innocenzo XI (1676-1689) una propria festa nella terza domenica di settembre. Benedetto XIII, nel 1721, l’estese a tutta la Chiesa col titolo: «Festa dei sette dolori della B.V. Maria» ponendola al venerdì dopo la domenica di Passione. In seguito Pio VII rese generale il culto all’Addolorata fissandone definitivamente la solennità per tutta la Chiesa, la terza domenica di settembre. Fu comunque nel XVII secolo che, ispirandosi all’uso della recita del Rosario, si diffuse il pio esercizio della «Corona dell’Addolorata», che ripercorre con pietosa memoria tutti i dolori della Vergine sofferti alla sequela del Figlio. Se ne fissano tradizionalmente sette dando così origine alla rappresentazione, nell’iconografia sacra popolare, di Maria SS. trafitta nel cuore da sette spade.

Il mistero della partecipazione della Vergine madre addolorata, alla passione del Figlio è probabilmente l’evento evangelico che ha trovato più intensa e vasta risonanza nella religiosità popolare, soprattutto in determinati esercizi di pietà (via Crucis, via Matris, ecc.). Testimone di tale religiosità è la celebre sequenza medioevale dello Stabat Mater dolorosa, attribuita a Jacopone da Todi, entrata eccezionalmente a far parte del formulario della Messa. Lo Stabat pur cantando con ingenuo sentimento di pietà i dolori sofferti dalla Vergine nella Passione e Morte di Gesù riflette comunque l’essenziale del mistero evangelico e cioè che: «il centro della cristiana religione non è nel cordoglio di Maria come tale, ma in quel “portare Christi mortem” che la “mater dolorosa” aiuta a vivere come esperienza (fac ut portem Christi mortem)». [E. De. Martino] La sequenza si incontra nei Messali francescani già nella prima metà del sec. XIV.

Pio X assegnò stabilmente la festa al 15 settembre. Nell’esortazione apostolica Marialis cultus, Paolo VI così presenta la memoria del 15 settembre: «la memoria della Vergine Addolorata è occasione propizia per rivivere un momento decisivo della storia della salvezza e per venerare la Madre associata alla Passione del Figlio e vicina a Lui innalzato sulla Croce» (n 7). Contemplando Maria associata alla Passione del Figlio la Chiesa medita sul suo stesso mistero e sulla sua stessa partecipazione mistica ai dolori del Redentore per giungere feconda di figli alla gloria finale: «Fa’ che la tua Santa 6Chiesa, associata alla Passione del Cristo, partecipi alla gloria della Risurrezione».

Questa partecipazione alla Passione ha due prospettive: personale e comunitaria. È ansia per la continua liberazione da ogni forma di peccato, di male, individuale e sociale. È il riprendere ogni giorno la propria croce (Lc 9, 39) e, compassionevolmente, alleviare la croce di ogni altro uomo che sia sulla nostra strada e quella dell’umanità di cui facciamo parte (Lc 10, 25-37; Gv 13, 34).

L’enciclica Redemptoris Mater di Giovanni Paolo II concorre magistralmente a mettere a fuoco la profonda relazione tra la peregrinatio fidei di Maria e quella della Chiesa soprattutto ai nn° 23 e 24: Si può dire che, se già in precedenza la maternità di Maria nei riguardi degli uomini era stata delineata, ora (sotto la Croce) viene chiaramente precisata e stabilita: essa emerge dalla definitiva maturazione del mistero pasquale del Redentore. La Madre di Cristo, trovandosi nel raggio diretto di questo mistero che comprende l’uomo - ciascuno e tutti -, viene data all’uomo - a ciascuno e a tutti - come madre. Quest’uomo ai piedi della Croce è Giovanni, «il discepolo che egli amava». Tuttavia, non è lui solo. Seguendo la Tradizione, il Concilio non esita a chiamare Maria «Madre di Cristo e madre degli uomini»: infatti, Ella è «congiunta nella stirpe di Adamo con tutti gli uomini..., anzi è veramente madre delle membra (di Cristo)..., perché cooperò con la carità alla nascita dei fedeli nella Chiesa ». Dunque, questa «nuova maternità di Maria», generata dalla fede, è frutto del«nuovo» amore, che maturò in lei definitivamente ai piedi della Croce, mediante la sua partecipazione all’amore redentivo del Figlio. (n23)

Le parole che Gesù pronuncia dall’alto della Croce significano che la maternità della sua genitrice trova una «nuova» continuazione nella Chiesa e mediante la Chiesa, simboleggiata e rappresentata da Giovanni. In questo modo, colei che, come «la piena di grazia», è stata introdotta nel mistero di Cristo per essere sua madre, cioè la Santa Genitrice di Dio, per il tramite della Chiesa permane in quel mistero come la «donna» indicata dal libro della Genesi (Gn 3, 15) all’inizio e dall’Apocalisse (Ap 12, 1) al termine della storia della salvezza. Secondo l’eterno disegno della Provvidenza la maternità divina di Maria deve effondersi sulla Chiesa, come indicano affermazioni della Tradizione, per le quali la maternità di Maria verso la Chiesa è il riflesso e il prolungamento della sua maternità verso il Figlio di Dio. (n24)

Uno sguardo penetrante sulla Vergine, quale modello di contemplazione, Gio8 vanni Paolo II ce lo offre nella sua Rosarium Virginis Mariae, laddove appunto, richiamando le tappe fondamentali della Madre di Cristo, evidenzia lo sguardo che Ella seppe rivolgere al Mistero del Figlio diventando perciò stesso modello alla contemplazione adorante del credente: «La contemplazione di Cristo ha in Maria il suo modello insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene a titolo speciale. È nel suo grembo che si è plasmato, prendendo da Lei anche un’umana somiglianza che evoca un’intimità spirituale certo ancora più grande. Alla contemplazione del volto di Cristo nessuno si è dedicato con altrettanta assiduità di Maria. Gli occhi del suo cuore si concentrano in qualche modo su di Lui già nell’Annunciazione, quando Lo concepisce per opera dello Spirito Santo; nei mesi successivi comincia a sentirne la presenza e a presagirne i lineamenti. Quando finalmente Lo dà alla luce a Betlemme, anche i suoi occhi di carne si portano teneramente sul volto del Figlio, mentre Lo avvolge in fasce e Lo depone nella mangiatoia (cfr Lc 2, 7). «Da allora il suo sguardo, sempre ricco di adorante stupore, non si staccherà più da Lui. Sarà talora uno sguardo interrogativo, come nell’episodio dello smarrimento nel tempio: “Figlio, perché ci hai fatto così?” (Lc 2, 48); sarà in ogni caso uno sguardo penetrante, capace di leggere nell’intimo di Gesù, fino a percepirne i sentimenti nascosti e a indovinarne le scelte, come a Cana (cfr Gv 2, 5); altre volte sarà uno sguardo addolorato, soprattutto sotto la Croce, dove sarà ancora, in certo senso, lo sguardo della “partoriente”, giacché Maria non si limiterà a condividere la Passione e la Morte dell’Unigenito, ma accoglierà il nuovo figlio a Lei consegnato nel discepolo prediletto (cfr Gv 19, 26-27); nel mattino di Pasqua sarà uno sguardo radioso per la gioia della Risurrezione e, infine, uno sguardo ardenteper l’effusione dello Spirito nel giorno di Pentecoste (cfr At 1, 14)». RVM 10

Al numero 22 della medesima Lettera il Santo Padre illustrando i misteri del dolore scrive:

«In questa abiezione (ndr. della morte in Croce) è rivelato non soltanto l’amore di Dio, ma il senso stesso dell’uomo. Ecce homo: chi vuol conoscere l’uomo, deve saperne riconoscere il senso, la radice e il compimento in Cristo, Dio che si abbassa per amore “fino alla morte, e alla morte di croce” (Fil 2, 8). I misteri del dolore portano il credente a rivivere la morte di Gesù ponendosi sotto la croce accanto a Maria, per penetrare con Lei nell’abisso dell’amore di Dio per l’uomo e sentirne tutta la forza rigeneratrice.

«Maria è dunque, veramente, modello di chi contemplando il mistero dell’Uomo- Dio penetra più efficacemente il mistero dell’uomo e il Mistero pasquale, radice della sua salvezza».

 

 

LA DEVOZIONE NELLA VITA DELLA MADRE FONDATRICE

 

SAN PAOLO DELLA CROCE

 

Accanto ai Serviti, grandi diffusori della devozione ai dolori di Maria furono i Passionisti, fondati da San Paolo della Croce nel 1720, il quale stabilì la sede del nuovo Istituto proprio sul Monte Argentario. San Paolo morì a Roma nel 1775.

L’allora Caterina Sordini contava solo cinque anni, ma sappiamo quanto viva rimase la memoria del Santo fra gli abitanti della costa d’Argento. Abbiamo inoltre certezza, attraverso le fonti dell’Istituto, che il Santuario Passionista del Monte Argentario era meta frequente della famiglia Sordini, mentre possiamo supporre con fondate ragioni che il padre di Caterina, Lorenzo Sordini, ebbe modo di conoscere personalmente l’insigne Fondatore ed apprezzarne la santità.

«Il dolore di Maria - scriveva il Santo - è come il mare Mediterraneo, essendo scritto: Magna est velut mare contritio tua: da questo mare si passa all’al12 tro sterminato della Passione di Gesù, in  persona del quale dice David: Veni in altitudinemMaris e quivi l’anima si arricchisce e pesca perle preziosissime delle virtù di Maria e di Gesù».

Soprattutto - al Santo - stavano impressi nel cuore i dolori di Maria SS.. Portava sempre al collo l’abitino dell’Addolorata e nelle missioni diffondeva con grande fervore la devozione ai suoi dolori. Sebbene non fosse solito fare processioni, pure, alle volte per maggiormente infervorare il popolo nella devozione ai dolori di Maria SS., lo conduceva con processione divota a qualche chiesa ove si venerava la Vergine Addolorata. Così fece in Ischia la prima volta che vi fece la santa missione. Volle fare una visita alla chiesa dei Servi di Maria e giunto alla porta della Chiesa fece un discorso così fervoroso che pianse dirottamente e si flagellò a sangue. La compunzione del popolo fu indicibile: per lunghi anni se ne conservò memoria con rinnovato spirito di devozione alla Regina dei Martiri.

Poco prima della morte San Paolo confidò a una figlia spirituale di aver avuto un visione. Ed ella così tramandò:

«Mi confidò un giorno che, mentre era giovane secolare, trovandosi in viaggio, andava seco stesso pensando di entrare in qualche religione, quand’ecco - mi disse - “Mi si fa avanti la Vergine Santissima. Oh quanto bella! Anzi bellissima. Io non ardivo di rimirarla. La vidi vestita di nero con il segno in petto, che è quello appunto che ho usato io e fatto usare ai miei religiosi e con amorevolezza più che di Madre, mi disse: - Figlio, vedi come sono vestita a lutto ciò è per la Passione dolorosissima del mio diletto figlio Gesù: così hai da vestir tu e hai da fondar una Congregazione nella quale si veste in questa guisa, dove si faccia un continuo lutto per la passione e morte del mio caro Figliuolo-”».

PIO VII

Fu anche per l’influsso di Pio VII che, Madre Maria Maddalena scelse quale Protettrice del novello Istituto la Vergine Addolorata. Il Pontefice infatti, in ricordo delle sofferenze inflitte da Napoleone alla Chiesa nel suo capo, introdusse nella liturgia la celebrazione dei dolori di Maria. A giudicare dagli episodi sopra narrati riguardanti San Paolo della Croce, la devozione alla Vergine dei dolori doveva essere cara alla Madre già prima dell’incontro con papa Pio VII. È certo che, comunque, ella la fece propria e la diffuse presso le sue figlie e quanti si rivolgevano a lei per consigli spirituali.

Questo attestano le numerose testimonianze che ci sono pervenute attraverso i processi per la beatificazione della Serva di Dio.

Ne volgiamo qui riportare alcuni a titolo esemplificativo.

 

 

TESTIMONIANZE

 

Il dottor PIETRO SCIARRA, Primario dell’Ospedale Santo Spirito e Medico Pontificio, che conobbe la Madre nel 1816 – dopo l’esilio - attestò che ella «fu devotissima di Maria Santissima Addolorata e ne celebrava la festa pubblicamente in Chiesa» (Positio § 304 pag. 139).

Mentre ISABELLA BALDESCHI, nipote del confessore della Madre che fu per qualche tempo novizia nell’Istituto delle Adoratrici, precisa: «quando poi erano le solennità del Corpus Domini e le solennità di Maria SS. si mostrava assai giuliva. Nell’Assunta otto giorni prima incominciava a farci recitare, e di tanto in tanto si presentava a noi per farci ripetere, queste giaculatorie: - Si rallegra il cuor mio teco, Maria, più che se la tua gloria fosse la mia, Signora mia dammi per buona sorte, che io ti goda nel ciel dopo la morte -. Ma tali parole in bocca della Serva di Dio erano proferite con tale e tanta enfasi che pareva di essere la Serva di Dio in Para15 diso, e parlare in presenza della Vergine SS.ma. Chiamava questa ed altre solennità la festa della nostra mamma». (Positio § 122-123 pag. 61-62)

SR. M. ARCANGELA DELLA VOLONTÀ DI DIO che fu al fianco della Madre dal 1809 al 1824 testimonia che: «Indizio della sua fede fu la devozione che mostrava verso la Madonna e con l’essersi consacrata totalmente come schiava ad Essa Madre di Dio, offrendole tutte le sue opere ed orazioni, il che fu nell’ultimo periodo della sua vita, nella quale epoca non solo esortò tutte le sue figlie ad imitarla in questa consacrazione, ma altresì introdusse che ciascuna portasse al collo, sotto lo scapolare, una catenella di trenta maglie col cuore di Maria in una lamina di ottone dove sono impressi i Nomi di Gesù e di Maria, in segno della loro schiavitù donata a Maria Santissima». (Positio §225 pag. 107)

I particolari di questa consacrazione fatta dalla Madre negli ultimi giorni della sua vita terrena ci vengono riportati con cura dalla nipote SUOR CHERUBINA DELLA PASSIONE:

«Nella medesima malattia una mattina, quando la comunità attendeva all’orazione mentale, e la Serva di Dio secondo il suo desiderio, essendo sola in letto nella sua camera, e io e la Sr. M. Serafina stavamo fuori della camera della medesima facendo pure l’Orazione, e ci tenevamo sempre pronte ad accorrere alla medesima qualora ne avessimo inteso il segno del campanello, in quella mattina, dico, apparve alla Serva di Dio la SS.ma Vergine Maria e le disse: “guarda, Sr. M. Maddalena, come io amo e proteggo questo Istituto, le tue monache”; ed in quel ciò dicendo la SS.ma Vergine allargò il suo manto e sotto del medesimo essa Serva di Dio vide tutte le sue monache, ed una delle più giovani fare molte feste alla gran Madre di Dio e quindi poggiare il suo capo sul di Lei seno; ed in questo la Serva di Dio conobbe che quella giovane religiosa aveva un gran retto fine nel suo operare. Questa apparizione venne dalla Serva di Dio comunicata al suo confessore P. Baldeschi, il quale la eccitò a riferirlo alla comunità, per renderla sempre più devota a Maria SS.ma ed affezionarla all’Istituto Quindi fu che la Serva di Dio, avendoci tutte radunate in sua presenza, ci raccontò l’apparizione sovra da me esposta ». (Positio § 860, pag. 418-19)

Secondo DON GIOVAN ANTONIO BALDESCHI, prima che i medici rilevassero la gravità dei suoi mali, la Madre «fece chiamare la Comunità Adoratrice, alla quale disse di voler dare la catena di schiavitù di Maria Purissima, e che questo era l’ultimo atto che Essa compieva con loro; che avessero perciò pregato la Divina Signora, affinché l’assistesse nel grande passaggio che faceva da qui all’eternità. E questo lo disse “mentre sentitasi un gran male per cui fu subito riposta in letto”». (Dalla Vita del Baldeschi, citata dalle Notizie storiche al Cap. XXIX pag. 339)

Secondo la testimonianza di SR. MARIA CONCETTA, una delle testi più equilibrate ai processi diocesani, «Maria Santissima è sempre stata riconosciuta per la protettrice particolarissima del Santo Istituto, come pure San Giuseppe e San Giovanni Evangelista, ma l’offrirle tutti i nostri beni spirituali l’ho trovato già introdotto nella Regola del milleottocentootto in uno dei Capitoli composti dalla Serva di Dio» (Positio § 490 pag. 247).

La Madre inoltre dispose che «nella solennità dell’Addolorata in settembre volle, che la comunità rinnovasse ogni anno i voti». (SR. MARIA GIACINTA DELLA VOLONTÀ DI DIO  Roma § 373 pag. 176-177)

L’amore per la Vergine dei dolori si manifestava nella Madre, tanto nelle pratiche tradizionali di pietà che in un genuino spirito di fede.

SR. MARIA TERESA DEL S. CUORE DI GESÙ, che conobbe la Madre durante l’esilio di Firenze e la seguì poi a Roma, attesta: «Oltre a recitare con molto raccoglimento ed esattezza l’ufficio divino, e le altre  preghiere vocali prescritte dalla Regola, ne aggiungeva molte altre di sua elezione, talchè da mattina a sera quasi in continua orazione. Al Rosario di cinque imposte portate dalla Regola, ne aggiungeva un altro di quindici imposte ogni giorno.

[…]

«Oppure ho sentito dire dalla stessa sua nipote che ogni giorno recitava un’orazione che ella aveva chiamata l’Infiorata a Maria Santissima, e che la inculcava alla stessa Sr. M. Cherubina, perché per mezzo di questa si ottengono tante grazie da Maria SS.ma. […] Quanto all’orazione mentale questa inculcava a noi di farne molta e ci diceva che invece di occuparci nella lettura di tanti libri è meglio meditare il Crocifisso, dove in quello si trova tutto. «La Serva di Dio cercava di mortificare il suo corpo con l’esercizio del digiuno. Questo praticava mentre era ancora in casa paterna prima di entrare nel Monastero d’Ischia ogni sabato e nelle vigilie delle feste di Maria Santissima». (Positivo § 947 pag. 463-64)

Anche SUOR M. CONCETTA testimonia che la Madre chiamava «col nome di Mam19 ma Maria Santissima, a lei ricorreva con confidenza di figlia» pare certo - poi – che «recitasse il Rosario di quindici poste e forse di più, l’Infiorata che sentiva io nominare ma non sapeva in che consistesse ». Suor Maria Concetta che conobbe Madre Maria Maddalena negli ultimi anni, quando cioè a causa di molti incomodi non poteva partecipare agli atti comuni, afferma che: «quando andava io nella sua cella, e la trovava sola per lo più la vedeva con la corona in mano a dire qualche devozione alla Madonna e con il libro delle sue orazioni…». (Positio § 488 pag. 245)

Un altro bell’esempio di fede nella Vergine Maria ce lo riporta SR. M. LILIA DEL COSTATO D I GESÙ che, essendo entrata nel Monastero di Ischia di Castro nel 1790, condivise quasi tutto il cammino religioso della Madre in quella comunità: «[Una volta nella] ricorrenza della festività della Concezione la Serva di Dio trovatasi a letto per reumatismo generale da cui era assai dolorata. Nell’atto che si dava il cenno del Vespro, nell’andare io al Coro entrai un momento in sua camera per aver le sue nuove. - Ma, rispose, Sr. Lilia mia, sono addolorata. Si pose un istante in silenzio, e di poi rivolta alle giovani addette a servirla domandò loro gli abiti per vestirsi ed andare in coro. Noi cercammo di dissuaderla, ma essa rispose piena di fiducia nella Madre di Dio: - Oh! Maria SS.ma ci penserà - e volle vestirsi, e venne in coro e intonò il Vespro, sebbene non le toccasse in questa solennità. In seguito non soffrì più di questo male». (Positio § 27 pag. 17)

 

 

LA PAROLA DELLA MADRE

 

La sua devozione alla Vergine traspare anche dalle lettere indirizzate al fratello, Giovanni Sordini: «Sento che state afflitto per i negozi. Ma vi consiglio, prima di fargli, di raccomandarvi molto a Dio e poi metter tutto in mani di Maria SS.ma, consegnate tutto a questa Signora e poi prendete l’affare tutto buttato in Lei, esponendo i vostri bisogni. Se voi farete così, sono sicura che tutto andrà bene. Mio caro, vi raccomando il santo timor di Dio e la frequenza ai SS. Sacramenti e la devozione al S. Rosario. Oh! Se voi sapeste quante grazie si ricevono da Dio per la devozione del S. Rosario, voi restereste stordito ». (citazione dal Cap. XXVII pag. 327-8)

Dalle testimonianze qui riportate, come dagli altri scritti della Madre non si trova menzionato il desiderio di unirsi - sull’esempio di Maria - alla Passione di Cristo per contribuire con la propria offerta alla salvezza dei fratelli. Un tale atteggiamento però, doveva a quel tempo informare tutta la vita cristiana e particolarmente quella spesa dentro le mura dei chiostri. Dunque la Madre guarda all’Addolorata soprattutto per ricevere quell’aiuto necessario a vivere in pienezza la propria vocazione di adoratrice: «Siccome la nostra S. Religione è ancora appoggiata alla protezione di Maria SS. Addolorata; perciò ancora ad essa professerete particolar devozione; pregandola specialmente per l’accrescimento del fervore, onde più piacere a Gesù Sacramentato ». (AVV. c. VII)

Tutto pertanto deve passare per le mani e il cuore di questa Madre perché vada a beneficio di quelle anime - vive e defunte - bisognose di salvezza: «…tutto si compia nelle mani della Regina dei Martiri Maria SS., o sia di comunioni, suffragi, ed altro, acciò che Essa, come loro amorosissima madre e protettrice, si degni di aggiungervi la sua valevole mediazione presso il suo Divinissimo Figlio, perché ne disponga a suo beneplacito a pro dei viventi e dei trapassati colla fiducia, che sarà per disporne a vantaggio di quelli, per i quali avranno esse pregato ». (Costituzioni del 1818 XXXII-9)

Questo affidamento a Maria è personale ma anche comunitario poiché Maria stessa è la vera Fondatrice dell’Istituto secondo la Madre: «Dovete voi nutrire sempre questo riflesso, che non avete altro Padre che Dio, né altra madre che la Madre di Gesù Cristo, Maria Santissima; che perciò il vostro fondatore è Iddio medesimo, e la sua Divina Madre è la vostra fondatrice, riguardando e amando sempre questa augusta regina anche come vostra cara ed amorosissima madre e particolare vostra Protettrice. Ricorrete dunque al potente suo patrocinio in tutt’i vostri bisogni senza timore, ma con una vera e filiale fiducia. Soprattutto dovete pregarla che vi ottenga la grazia finale e la perfezione che vuole Iddio da voi tutte, come anche la propagazione del vostro Istituto». (Direttorio 1814, pag. 9)

In questo bel passo delle Costituzioni del 1818 la Madre mentre contempla ilcordoglio di Maria invita l’adoratrice ad unirsi ad esso, facendolo in qualche modo proprio. Questa devota partecipazione ai dolori di Maria aveva tuttavia come scopo quello di penetrare più profondamente nel Mistero di un Dio che ha patito la croce per il nostro riscatto ed è rimasto qui in terra nel Pane eucaristico per nostro amore. «Sia profonda in esse (le Adoratrici) e costante la devozione verso i dolori della gran Vergine Maria, madre dell’adorabile Salvatore Gesù Sacramentato, che dopo di Lui è quella che venerar debbono con tenerezza d’affetti, supplicandola a tener tutte sempre ben custodite sotto il prezioso manto del suo potentissimo patrocinio e difenderle dai loro nemici visibili e invisibili, con ottener loro più maggiori grazie dal diletto suo Figliolo Gesù Sacramentato, a poterlo fedelmente servire, amare, lodare e ringraziare in tutto il tempo di lor vita. Per dare ad Essa un più vivo ed umile attestato del loro rispetto e confidenza… dal Venerdì  Santo al Sabato veniente, (faranno) a Lei compagnia nella grave desolazione in cui trovatasi, essendo rimasta priva della presenza di Gesù, unico oggetto del suo amore… per lo spazio di un’ora per ciascuna, una dopo l’altra… Per contestare sempre più la particolare loro devozione al purissimo trafitto cuore della Vergine Maria non lasceranno ancora di praticarlo in tutti i venerdì dell’anno per un’ora. Si presenteranno pertanto a ciò (le Adoratrici) con tale impegno del loro spirito che la compagnia che esse le fanno sia di gradimento all’Addolorata loro Signora nelle angustie e nei tristi pensieri che specialmente in quella notte avrà Ella riandato in tutti i tormenti, strazi e dolori, amarissima agonia e penosissima morte dell’amato suo Figlio Gesù, che le era spirato sotto agli occhi. Compassionino con tutta tenerezza e vivezza del loro cuore gli immensi spasimi e le atroci pene di una madre, che è madre di un Figlio-Dio, morto svenato sull’ara del25 la Croce, per la comune Redenzione; e mentre adorano questo Divin Redentore nella Sacra Ostia rendano al suo Divin Cuore tante grazie per il grande amore che a tutti ha dimostrato col aver voluto rimanere qui in terra sotto le specie sacramentali, ringraziando ancora la Divina Sua Madre per essere Ella concorsa in mezzo ad un mar di dolori al gran sacrificio dell’umana Redenzione coll’offrire per tutti all’Eterno Padre l’Unigenito suo Figliolo. Grata questa amorosissima Madre a tale atto di conforto, di filial compassione e riconoscenza, otterrà loro il perdono delle loro colpe e le guarderà sempre benignamente sì in vita che in morte, come le perpetue Adoratrici dello stesso suo Divin Figliolo Gesù Sacramentato come le sue vere ed umili serve e figlie, e come le devote del purissimo suo Sposo S. Giuseppe». (Costituzioni 1818, cap. XXXII)

La Madre poi, invoca Maria con il bel titolo di Avvocata della Chiesa, inserendone l’invocazione nelle litanie da recitare al termine del Rosario. Ella confidava nel potente aiuto di questa augusta Regina, soprattutto nel momento supremo della morte: «O Addolorata Maria, poiché siete voi l’Avvocata della S. Chiesa, e mia particolarissima, come tale tante volte invocata per l’ora della morte vogliate sì o cara Madre mostrarvi tale con me, ottenendomi dal vostro Divin Figlio Gesù S. quegli aiuti efficaci che richiedonsi a ben morire». (Ritiro 1814, pag. 30)

 

 

CONCLUSIONE

 

Tentando una sintesi di quanto fin qui illustrato possiamo dire che la devozione all’Addolorata conduce l’Adoratrice nel cuore del Mistero Pasquale che è, da un lato, l’offerta amorosa di un Dio che dà all’uomo tutto se stesso e, dall’altro, la libera risposta umana (che Maria incarna perfettamente) ad accogliere il dono accettandone pienamente le conseguenze. Da questo «cuore» è possibile maturare un nuovo discernimento sulla storia vedendo nei suoi dolori una misteriosa partecipazione dell’umanità ai dolori di Cristo e un nuovo rapporto con la sofferenza vista - specie per la Monaca - come la chiamata - sul modello sempre di Maria - a una nuova maternità. Quella di partecipare con la Madre Chiesa alla generazione di nuovi figli alla grazia divina. Tutto questo entra in modo sintetico ma chiaro nelle attuali Costituzioni delle Adoratrici, come anche nei libri di preghiera dell’Ordine: «Nell’offerta le Monache Adoratrici si propongano - come modello ideale di vita interiore - dopo Cristo - la Madonna, madre di Dio e della Chiesa. «Rivestite interiormente di questi sentimenti, si accostino al Mistero della fede, leggano gli avvenimenti alla luce della storia della salvezza e partecipino alla Redenzione del mondo unendosi alla Passione di Cristo e della Chiesa. «Con filiale pietà si affidino alla mediazione della vergine Addolorata, Patrona principale del S. Ordine, onde ottenere le grazie necessarie per corrispondere alla propria vocazione, abbandonandosi fiduciosamente nelle sue mani con un atto di consacrazione di tutta la vita. Tale solenne consacrazione viene fatta davanti alla Comunità riunita, nel giorno della prima professione». (Costituzioni art. 63) La celebrazione della solennità dell’Addolorata offre a tutte le Adoratrici del Santissimo Sacramento l’opportunità di approfondire la compartecipazione dolorosa della Madre del Salvatore alla sua opera di salvezza; - Madre che accolse nel suo materno amore «tutti gli uomini, riuniti in virtù del sangue di Cristo» (Prefazio, cfr. Gv. 11, 52); - modello della Chiesa che, contemplando la Vergine intrepida, «conserva intatta la fede data allo Sposo » (Prefazio, LG 64).

Esse nella preghiera del giovedì che commemora il quinto dolore della Vergine: Maria sotto la croce del Figlio, così pregano: «Mamma nostra l’annunzio di questa maternità universale dilatò il tuo cuore ed in uno slancio di amore oblativo l’accettasti. Per questo tuo amore ottienici dallo Spirito Santo il dono della Scienza. «Il dono cioè di quella scienza della croce - che fu di Maria - unica capace di fecondare la vita di autentica carità».

 

 

 

 

 

FINITO DI STAMPARE I L 26 GIUGNO 2005

- GIORNO ANNIVERSARIO DELLA PROMULGAZIONE

DEL DECRETO D I ALLARGAMENTO DELLA FEDERAZIONE

A I MONASTERI SPAGNOLI (1985) -

COI T I P I DELLA TIPOLITOGRAFIA

NAZIONALE SAI DI VIGEVANO