Casella di testo: Santuario Diocesano dell’ Eucaristia
Monastero del Sacro Cuore - Via Trento 27 - Vigevano  (PV)

Casella di testo: Ordine Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento

 

 

 

 

 

 

 

Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento

 

 Le Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento sono nate per una vocazione specifica di una Suora  francescana di Ischia di Castro, Suor Maria Maddalena dell’Incarnazione.

Nel 1788  Caterina Sordini entra nel monastero francescano di Ischia di Castro, nella Diocesi di Acquapendente, e a trentadue anni  diventa superiora. della Comunità. Ma nel suo cuore, pur accudendo diligentemente agli affari del monastero, ha un sogno grande: raccogliere “angeli eucaristici”, cioè sorelle che adorassero notte e giorno Gesù nell’Ostia. Questo sogno era suffragato da una visione che ella stessa raccontò: attraverso il muro, forato da un raggio di luce, stava l’Ostia sopra un trono splendente, circondata da dodici Angeli, vestiti di tunica bianca, con scapolare rosso fiammante, in adorazione. Una voce le aveva detto:” raccoglierai altrettanti  Angeli, che mi adoreranno al pari di questi!”.

Quanto aveva visto non le lasciava pace. Di notte pregava e stendeva, fino ai minimi particolari, la regola.

Gli inizi furono difficoltosi, dovette vincere sospetti, calunnie, incomprensioni e ridicolo, ma con altre undici Suore Francescane ( i dodici Angeli della visione) che scelsero di seguirla nel nuovo ordine. Infine, il 28 maggio 1807, poté insediarsi con le sue suore nel Monastero di sant’Anna  al Quirinale. Ma, dopo due anni, Napoleone, che annetteva lo Stato Pontificio all’Impero Francese, abolì i monasteri

Ritornò a Porto S. Stefano, ma era una presenza scomoda per il governo francese. Decise allora di trasferirsi a Firenze. Lì, contrariamente ai progetti degli uomini, poté raccogliere attorno a sé un gruppo di ragazze che volevano diventare Adoratrici. Appena Pio VII rientrò il 24 maggio 1814, il monastero riprese vita. Da quel momento iniziava la Solenne Esposizione che si protrae ininterrottamente da un secolo e mezzo.

Nel 1824 moriva Madre Maria Maddalena, ma l’ordine incominciò a fiorire.

 

 

E fiorì anche a Vigevano…

 

Fu il Vescovo Mons. De Gaudenzi  a volere, in un borgo che si stava trasformando in città, ricca di palazzi, ma assetata di spirito, un monastero di clausura.

Egli lo chiamava” il parafulmine celeste” della Diocesi.

Scelse le Adoratrici Perpetue ed insistette quanto fu necessario finché la Superiora di Torino lo autorizzò a costruire il Monastero. Egli dovette soffrire, spendersi per la sua realizzazione, ma tenacemente lottò perché potesse pulsare nel cuore della città e diventare punto di riferimento e ricarica per tutti. La primitiva sede del monastero fu in vicolo Deomini, in un quartiere pressato di abitazioni umide e soffocanti.

All’inizio, infatti, esso ebbe una vita difficile, perché sorse tra le ambiguità di un equivoco.

Quando la Superiora di Torino ricevette l’offerta del Vescovo De Gaudenzi accettò volentieri, perché pensava ad un sicuro rifugio in Lombardia se il governo piemontese le avesse sfrattate. Ma quando la santa Sede richiese in garanzia la firma dei due Ordinari di Torino e di Vigevano, per approvare ed autenticare l’esistenza del Monastero, come filiale di quello di Torino,  il Vescovo di Vigevano, mons. De Gaudenzi, rifiutò decisamente. Lavorò con perspicacia, in silenzio, ma assiduamente finché la casa fosse riconosciuta nell’autonomia.

Il 23 giugno 1875 venne consacrata la nuova Chiesa e il Monastero accanto iniziò la propria attività.

La posizione del Monastero, circondato da casupole, non era molto felice. Inoltre si aggiungevano le molestie dei vicini, di uno in particolare, il quale dicono le Cronache del Monastero:” essendo bisognoso di danari angariava le Suore con ogni sopruso. Madre Maria di gesùmetteva così al corrente dei fatti il Can. De Gaudenti:” Tanto per tenerci un po’ in croce, abbiamo ora a subire le molestie di un vicino che aprì sul tetto tre abbaini dal quale domina tutte le celle delle Religiose, prospicienti nel cortile interno del Monastero. E’ uno sconcio non lieve poiché il cortile è stretto così che se dall’abbaino si parla a voce anche non alta, di qui si capisce ogni sillaba. E oltre a ciò le figlie sono bloccate in cella, poiché l’abbaino è una specola per gli indiscreti, come forma una speculazione pel proprietario.” (lett. Del 9-4-1895).

In un’altra, del

 

La prima Superiora

 

Reggeva  il Monastero di Vigevano una Superiora di grande capacità; Madre Maria Serafina, nipote di S. Giuseppe Cafasso. L’Autore Anonimo dei “ Cenni  biografici della Ven. Madre Maria di Gesù e di san Giuseppe” così ne traccia il profilo:”  La madre Suor Maria Serafina era una creatura eccezionale: anima forte e virile e cuore delicatissimo e sensibile, aveva saputo durante la rapida carriera religiosa domare completamente la natura e lasciar trionfare la grazia divina in tutti i suoi movimenti più nobili ed elevati: si trovava ora in quel periodo di perfetto equilibrio spirituale in cui un moto naturale turba l’armonia del lavoro soprannaturale di Dio allorché la creatura è imprigionata, come morta crisalide nel bozzolo dorato, attendendo l’opera rigeneratrice dell’Onnipotente, che deve trasfonderle vita sovrumana ed eterna e darle ali da volare alla Patria.

Il suo intuito era, com’è naturale, finissimo e limpido, perché attingeva visione dalla Luce eterna; i suoi tratti erano precisi e piuttosto austeri, derivando carattere ed impulso dall’immolazione perfetta del Verbo Crocifisso; ma l’animo conservava una dolcezza materna ed occulta che, non rivelandosi mai a parole, pure scendeva come balsamo refrigerante su tutti i cuori feriti e profumava intorno un alito di Cielo.”

Madre Serafina condivideva il pensiero del Vescovo per quanto riguardava il Monastero  e lo sostenne nonostante la momentanea disapprovazione delle Superiore del Monastero di Torino.

Il gruppo di suore giunse a Vigevano il 6 giugno 1876. Lo componevano, oltre a Madre Serafina, le sorelle Oldani, due novizie professe vigevanesi, un’anziana, una novizia dal velo bianco ed una conversa.

Portavano con loro le parole di benedizione di Don Bosco, grande amico di Mons. De Gaudenzi:” Suore Vigevanesi baciate la vostra Regola e sulla prima pagina scrivete: “Leggere, praticare e non riformare!”.

Madre Maria Serafina portò intatta la vita austera del  primo convento e il suo insegnamento alla Superiora che la dovette sostituire, perché richiamata a Torino, fu: “ Figlia mia, prima dare la vita che la S. Regola”.

Lasciò il monastero in mano ad una guida esperta, seppur giovane, che lo sapesse dirigere senza debolezze, nell’integrità perfetta di una vita monastica come voleva la Madre Fondatrice: a Suor Maria di Gesù.

Suor Maria di Gesù  fu , in realtà, la vera prima superiora del monastero di Vigevano, guidata fin da quando fu novizia da  madre Serafina Costei, infatti chiamò accanto a sé la novizia, elevandola al grado di Camerlengo, cioè Segretaria di tutti gli affari del monastero.

Aveva compreso che nessun altra, all’infuori di  Suor Maria di Gesù, poteva essere adatta, per doti di mente e saldezza di formazione spirituale, a sostenere con lei il peso per il buon governo del neonato monastero, che già si dibatteva in molte difficoltà.

Narrano le cronache: “ La casa versava in condizioni molto disagiate, perché emancipandosi dalla dipendenza spirituale del monastero di Torino, le veniva man mano scemando il primitivo sussidio. Vigevano era una cittadina generosa ma non ricca ed il contributo esterno era miserissimo; le preoccupazioni perciò crescevano in proporzione della scarsità dei proventi”.

L’ordine della partenza di Madre Maria Serafina per Torino , nonostante tutti gli indugi che si cercarono di frapporre, giunse perentorio e definitivo nel dicembre 1897.

Rimaneva da  eleggere la Superiora. Madre Maria Serafina fece lungamente pregare le Suore e poi indisse le elezioni segrete. Il venerdì 19 dicembre 1897, dopo una novena alla ven. Madre Fondatrice, Suor Maria di Gesù veniva eletta dalla Comunità, radunata in Capitolo, a Superiora del Monastero.

Gli ultimi giorni di permanenza di Madre Maria Serafina furono totalmente dedicati ad istruire la nuova Madre sui compiti gravi della direzione.

Il 6 febbraio 1880 Madre Maria Serafina dava l’ultimo abbraccio a Suor Maria di Gesù e le donava una piccola croce (preziosa reliquia della Madre Maria Ancilla, fondatrice del monastero di Monza); uscì per sempre da quella casa santificata dai suoi sacrifici, serena, però, per aver lasciato il monastero ad una suora saggia e santa.

Le prime preoccupazioni concrete di Madre Maria di Gesù vennero dalla sistemazione economica del monastero.Esso non aveva nessun provento, dato che il monastero di Torino sospendeva l’assegno e anche la carità esterna, a causa di calunnie ed equivoci, era quasi del tutto inaridita.

Le povere Suore, dopo ore spossanti di adorazione e la recita dell’ufficio, non trovavano in refettorio che un po’ di pane e una lunga minestra.

Talvolta, però, nei momenti difficili, interveniva la Provvidenza. E piano piano la chiesetta diventava accogliente. Ella dedicava alla chiesina attenzioni delicatissime.

Dal libro di Don Piero Gilardi, “Fiamma d’amor vivo”, possiamo ricavare queste notizie: “ Ebbe la prerogativa specialissima per il decoro delle S. Funzioni, che volle fossero sempre accompagnate da suoni e canti liturgici, nella più schietta conformità ai Decreti Pontifici sulla Musica Sacra, tanto da essere citato ad esempio il suo Monastero, non solo in Diocesi, ma in Italia e, dicono le Cronache, anche all’Estero, da cui giungevano richieste di informazioni e di progetti. “[1]

Madre Maria di Gesù incoraggiò il Vescovo Mons. De Gaudenti nell’approvazione dei lavori di restauro.Nella Festa di Ognissanti del 1891 inaugurò il nuovo tempietto.

Intanto stava maturando il piano di erezione del nuovo monastero.

In una lettera al can. De Gaudenzi, nipote del defunto Vescovo, Madre Maria di Gesù confida:” Sembrami che Gesù, per sua infinita misericordia, vada disponendo le cose per lo sviluppo della Casa, in modo visibile.

Ieri morì la piissima Signora Negrone, che tanto ci era benevole e da noi amata quasi una Mamma. Il suo cuore amante del SS. Sacramento, non ha dimenticato il Monastero, nelle sue disposizioni testamentarie, da quando mi risulta, legando al mio nome una vasta porzione di terreno (circa 60 pertiche) per futuro Monastero, di cui Ella sa.